Nuova svolta alle Generali: Caltagirone fuori dal patto

Il costruttore: «Superata la sua funzione». Presenterà una lista «lunga o corta». Nessuna rottura con Delfin e Crt, in assemblea potrebbero votare gli stessi nomi

TRIESTE. Proseguono i colpi di scena in vista dell’assemblea di Generali. Nella serata di ieri, il gruppo Caltagirone ha fatto sapere di aver comunicato a Delfin (Del Vecchio) e Fondazione Crt il proprio recesso dal patto che aveva raccolto il 16% del capitale, arrivando a un passo dal contendente Mediobanca. Caltagirone spiega che «ritiene oramai superata la funzione cui il patto era preordinato».

Vista così sembrerebbe una clamorosa rottura, destinata a spianare la strada al successo di Piazzetta Cuccia nell’assiste del 29 aprile. Anche perché nella missiva l’imprenditore romano fa sapere che presenterà una propria lista, «sebbene non sia stata ancora assunta univoca determinazione circa la promozione di una lista lunga oppure corta». Da quello che è stato possibile ricostruire, però, non vi sarebbe stata alcuna rottura tra Caltagirone e Del Vecchio, con fonti vicine alle due parti che confermano la stima reciproca e la vicinanza di visioni sul futuro della compagnia.

A questo punto è probabile che Delfin e Fondazione Crt convergano sulla lista del costruttore. Quest’ultimo nella missiva di ieri conferma di considerare come proprio avversario, al pari di Piazzetta Cuccia, anche la maggioranza del board del Leone. Lamenta che non è mai emersa da parte della compagnia alcuna effettiva disponibilità al confronto rispetto alle finalità condivise dai pattisti. Tra gli esempi citati, la volontà di confermare il ceo Philippe Donnet, che «è stata resa nota prima e a prescindere da alcuna adeguata interlocuzione».

Intanto, secondo rumors circolati ieri, anche Assogestioni sarebbe al lavoro per presentare una propria lista di consiglieri, anche se la valutazione non sarà breve. A un certo punto si era addirittura parlato di una sua possibile assenza all’assemblea e invece ora prende corpo l’idea di una presenza motivata dal desiderio di contare nel prossimo board. Tanto che sarebbe stata assoldata Heidrick & Struggles, una delle più note società di head hunting, per individuare i profili più adeguati non solo per le competenze mostrate in passato, ma anche per la capacità di attrarre voti. Gli investitori istituzionali hanno in mano complessivamente il 34,75%, una quota distribuita tra decine di operatori.

Il peso effettivo di ciascuno lo si conoscerà al momento in cui sarà aperta l’assemblea, per cui non resta che fare riferimento alla presenza all’assise 2021. Nell’occasione spiccò il peso di Vanguard, che tramite i suoi fondi arrivava al 2,12% di Generali. L’1,55% valeva invece la quota del Governo della Norvegia, con lo 0,76% in mano a Inv. A.G. Investimenti Assicurazioni Generali, veicolo promosso nel 2006 da Mediobanca proprio per investire nella compagnia triestina e partecipato dalle famiglie Lavazza, Gavio e Valsabbia. Si tratta di investitori non guidati da mire di controllo, ma solo di rivalutazione finanziaria della partecipazione. Il fatto che Assogestioni sia al lavoro per una lista dei fondi indica comunque che questi ultimi vogliono essere dentro alla stanza dei bottoni.