Pittini entra nel “patto” di Mediobanca

La sede di Mediobanca a Milano

Con Fin.Fer il Gruppo è già socio della banca di piazzetta Cuccia il cui Cda ha deciso per l’ingresso nell’accordo di consultazione

UDINE. Non è più il crocevia di tutte le grandi operazioni riguardanti l’imprenditoria italiana, ma Mediobanca resta tra le realtà finanziarie più importanti del Paese, soprattutto per quel che concerne l’investment banking.

Per questa ragione fa notizia l’ingresso nell’accordo di consultazione di Fin.Fer, holding che controlla il gruppo Pittini, specializzato nella produzione di acciai per edilizia e industria meccanica. Una realtà in evoluzione per assecondare la crescente domanda di sostenibilità, che nel 2020 ha registrato 1,3 miliardi di ricavi, 3 milioni di tonnellate di acciai lunghi prodotti in 18 strutture, tra produttive e di servizio logistico, da quasi 1.800 collaboratori, con 134 assunti nel corso dell’anno.

«Con i primi segnali della grave crisi, siamo intervenuti immediatamente nella gestione dei costi e della cassa e ci siamo assicurati ulteriore liquidità dal sistema bancario senza dover ricorrere ad alcuna moratoria», ha raccontato a questo giornale il presidente Federico Pittini, mostrando ottimismo anche per l’anno che si è da poco concluso.

Mentre per quello in corso la mancanza dell'acciaio ucraino sta impattando su tutte le aziende attive nel porto di Monfalcone.

Le Ferriere Nord a Osoppo, headquarter del Gruppo Pittini

Tornando alla novità, è frutto della decisione presa dall’ultimo cda dell’istituto milanese. I Pittini apportano 3,5 milioni di azioni Mediobanca, pari allo 0,41% del capitale sociale e al 4% del patto.

Così l’accordo accresce il proprio valore dal 10,24% al 10,65%, con Banca Mediolanum che ha la quota più importante (3,8% del capitale), davanti a FinPriv (1,7%), finanziaria costituita ad hoc per questa partecipazione, alla quale aderiscono la famiglia Zambon, UnipolSai, Assicurazioni Generali, Fca, Italmobiliare, Pirelli & C. e Tim. Il principale azionista di Mediobanca è invece Leonardo Del Vecchio (19,4%), che ha più volte manifestato la propria insoddisfazione verso il top management dell’istituto.

Una divergenza che è evidente anche nella principale partecipata di Mediobanca, Generali, che si appresta a una delicata assemblea il prossimo 29 aprile, nel quale verranno rinnovate le cariche.

Nell’occasione l’istituto di Piazzetta Cuccia sosterrà la lista per il nuovo cda presentata dal board uscente, mentre Del Vecchio dovrebbe supportare quella di Francesco Gaetano Caltagirone, a sua volta da poco entrato nel capitale di Mediobanca con il 3,1%.

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