Fondi di private equity, grandi acquisti nella manifattura le “prede” preferite

Nel 2021 a Nordest 84 operazioni, negli anni precedenti al massimo 53. Muzio (Aifi): «Comprate tante piccole imprese»

PADOVA. L’ultima a passare di mano è stata Dainese, nota soprattutto per le iconiche tute da motociclismo, finita nelle mani del fondo Europe Partners V appartenente al colosso degli investimenti Carlyle con una valorizzazione di 630 milioni di euro.

Molto recente è anche il passaggio di un patrimonio immobiliare per 842 milioni di euro da Enpam ad Apollo. Tra i beni oggetto della transazione, anche cinque hotel termali veneti: Orologio e Magnolia ad Abano, Caesar, Montecarlo e Des Bains a Montegrotto.

«Il Triveneto da sempre rappresenta una parte importante del mercato del private capital, attraendo ogni anno il 10-15% delle operazioni di private equity e venture capital, grazie anche all’operatività di alcune finanziarie focalizzate sul territorio», racconta Alessia Muzio, responsabile ufficio studi di Aifi, l’associazione che rappresenta i private equity e i venture capital operanti nella Penisola. «A questo si aggiungono poi le operazioni di private debt, che guardano molto a questa parte del Paese, tanto che una operazioni su cinque realizzata negli ultimi anni ha riguardato proprio imprese basate in queste regioni».

Dal 2016 al 2020, le operazioni nell’area sono state comprese tra 44 e 53 ogni anno. La svolta è arrivata nel 2021, con un’impennata a quota 84, in linea con un vero e proprio boom che si sta registrando a livello nazionale.

Il numero delle operazioni condotte nella Penisola è cresciuto del 39% rispetto al 2020, arrivando a 654, trainato dall’attività dei fondi specializzati nelle startup. Nel 2021 l’ammontare investito dagli operatori di private equity e venture capital ha raggiunto il livello più alto mai registrato nel mercato italiano, attestandosi a 14,7 miliardi di euro.

Rispetto all’anno precedente, la crescita è stata nell’ordine del 123%, trainata dall’attività nel comparto delle infrastrutture, dove sono stati investiti 7,67 miliardi. «Il dato complessivo del mercato italiano nel 2021 è fortemente influenzato da alcune operazioni di grandi dimensioni», racconta Muzio. «Se si guarda al Triveneto, la maggior parte degli investimenti presenta caratteristiche in linea con le operazioni tipicamente realizzate dal private capital in Italia, vale a dire interventi in imprese di piccole e medie dimensioni, di cui è ricco il territorio: aziende con meno di 50 milioni di fatturato, che operano soprattutto nei comparti tradizionali dell’economia italiana, quali quello dei beni e servizi industriali e del manifatturiero».

A Nordest la maggior parte delle operazioni recenti ha riguardato startup o Pmi, con quale eccezione. Tra le realtà più importanti finite nel portafoglio dei fondi, l’esperta di Aifi segnala le venete «Conceria Pasubio, che produce pelli per il settore auto, Sicit, attiva nel comparto dei biostimolanti per l’agricoltura, e Casa Vinicola Botter, che produce e commercializza vino. Aziende che operano in settori eterogenei che hanno attratto l’attenzione di investitori sia domestici, che internazionali».

Detto del passato, anche l’anno in corso si annuncia importante per le operazioni dei fondi, a fronte di una raccolta che nel 2021 è arrivata a 5,72 miliardi di euro, in crescita del 119% rispetto ai 2.612 milioni dell’anno precedente. Denaro in cassa, pronto a essere investito.