Generali, conto alla rovescia Norges Bank sceglie Donnet

Il fondo sovrano norvegese (possiede l’1,5 per cento) sosterrà la lista del cda. Decisivo il voto degli istituzionali ma anche quello dei piccoli soci, che hanno il 22%

TRIESTE. A sei giorni dall’assemblea più incerta nella storia ultracentenaria di Generali, arrivano le prime dichiarazioni di voto da parte degli istituzionali, che potrebbero costituire l’ago della bilancia a fronte di due schieramenti – la lista del cda uscente appoggiata da Mediobanca e quella di Caltagirone, sostenuta anche da Del Vecchio e Fondazione Crt – che partono da posizioni non distanti tra loro. Tra fondi, casse ed enti vari hanno in mano il 35% del capitale, anche se a fronte di una grande frammentazione.

Norges Bank, che all’assemblea del 2021 aveva partecipato con una quota dell’1,5% e che in questo arco di tempo non dovrebbe aver modificato la partecipazione in maniera sostanziale, si è detta favorevole alla lista presentata dal cda uscente.

Il fondo sovrano norvegese ha annunciato il proprio sostegno a tutte le dodici proposte della lista capitanata da Andrea Sironi e Philippe Donnet (candidati rispettivamente alla carica di presidente e group ceo), dalla relazione finanziaria alla destinazione dell’utile, dal riacquisto di titoli al piano di incentivazione, fino alla proposta di fissare a tredici il numero dei membri del consiglio, annunciando voto contrario alla proposta di portarlo a 15, avanzata dalla lista 2, che fa capo a Caltagirone. Il Fondo annuncia poi voto contrario a una possibile azione legale nei confronti del Cda da parte di alcuni azionisti.

In favore della lista presentata dal cda uscente si sono espressi anche altri investitori istituzionali, come Fondazioni Casali, Union Investment, Florida SBA, British Columbia Investment Management e California Public Employees Retirement System (che nell'ultima assise aveva lo 0,55%). A questo proposito va ricordato che nei giorni scorsi anche alcuni grandi proxy advisor hanno invitato gli azionisti a sostenere la lista Donnet-Sironi.

All’appuntamento del 29 i due schieramenti dovrebbero presentare con quote simili. Mediobanca ha il 17,27% del capitale tra proprietà e prestito titoli e può contare sull’1,44% di De Agostini, che sta dismettendo a tappe la quota, ma tramite strumenti derivati conserva il diritto di voto fino all’appuntamento assembleare. In totale all’incirca il 18,7%, mentre gli sfidanti dovrebbero partire poco sopra il 20, tra il 9,62% del costruttore romano, l’8% circa di Del Vecchio e l’1,7% in mano alla Fondazione Crt. Non è escluso che i due imprenditori abbiano ulteriormente arrotondato le proprie quote negli ultimi giorni: l’unica certezza è che non sono saliti sopra il 10%, soglia oltre la quale sarebbero stati tenuti a fare una comunicazione ufficiale.

A questo punto risulterà decisivo il voto, oltre che degli istituzionali, anche della clientela retail, che complessivamente ha in mano il 22%, parcellizzata in una miriade di piccole e piccolissime partecipazioni.

Su questo fronte punta con decisione la lista 2, che candida come ad il triestino Luciano Cirinà, mentre per il ruolo di presidente ha scelto Claudio Costamagna per la sua rete di contatti presso le istituzioni e i centri di potere nazionali. Molto dipenderà anche dall’affluenza, dato che anche quest’anno si opterà per il voto elettronico a causa del persistere dell’emergenza pandemica.