«Civibank è solida, può procedere in autonomia»

Il vicepresidente di Civibank, Andrea Stedile, e la sede centrale dell’istituto di credito friulano

Parla il vicepresidente dell’istituto friulano, Andrea Stedile, che replica a Sparkasse sull’Opa e sul futuro della banca. «CiviBank è già una banca solida e, oggi, anche redditizia. La banca è nelle condizioni di procedere da sola e dire che senza questa operazione la banca non ha futuro non corrisponde al vero. Se così non fosse, Sparkasse non si sarebbe avvicinata»

CIVIDALE. Ci sono dei precisi indicatori circa la solidità e le prospettive di sviluppo di CiviBank. E uno di questi è proprio l’Opa lanciata da Sparkasse: se CiviBank non fosse solida e non avesse futuro, non avrebbe sollevato l’interesse della Cassa di risparmio di Bolzano. Detto questo - rimarca Andrea Stedile, vicepresidente dell’istituto di Cividale - non si può venirci a dire che, una volta nell’orbita di Sparkasse, CiviBank sarà autonoma: è una contraddizione in termini». Senza polemiche, con pacatezza, con il solo preciso desiderio di affermare alcuni temi-chiave, il vicepresidente di CiviBank Andrea Stedile interviene sul futuro della banca.

Prima questione la solidità di CiviBank: senza un azionista forte di maggioranza non avrebbe futuro. Secondo lei?

«No, a mio parere non è così. CiviBank è già una banca solida e, oggi, anche redditizia. La banca è nelle condizioni di procedere da sola e dire che senza questa operazione la banca non ha futuro non corrisponde al vero. Se così non fosse, Sparkasse non si sarebbe avvicinata».

I vertici di CariBolzano hanno detto che con l’Opa si realizzerà un’autonomia sostenibile. Possibile?

«La mossa di Sparkasse, ovvero l’Opa, va nella direzione opposta. Se l’Opa dovesse passare non ci potrà essere autonomia perché ci sarà un unico azionista di maggioranza a cui spetteranno le decisioni. Come si fa ad avere autonomia se si disperde la compagine sociale? L’autonomia sostenibile è quella che noi stiamo portando avanti, dove la sostenibilità di tale autonomia è resa possibile grazie al lavoro portato fin qui avanti da tutto il nostro personale, e che continuerà a farlo. Non ricordarlo, significherebbe non riconoscere il loro merito».

Sparkasse ha superato il 40%, secondo lei l’Opa riuscirà?

«Non lo so, tutto lascia pensare di si. So per certo però una cosa: a oggi solo il 4% circa dell’azionariato diffuso, quindi parlo dei piccoli azionisti, ha aderito all’operazione. A vendere sono stati, fino ad ora, gli azionisti più grossi, ovvero gli istituzionali, che per lo più hanno sede fuori regione e che quindi sono meno attenti al significato che questa banca ha per la nostra comunità e viceversa più interessati al plusvalore che andranno a realizzare, giustamente nella loro ottica di business e di conto economico. Questi numeri rendono la partita impari, ma non per questo meno meritevole e non fa venir meno la volontà di mettere in fila altre priorità e altri valori».

Quindi secondo lei CiviBank potrebbe proseguire da sola, senza un unico socio maggioritario.

«Certamente, CiviBank è nelle condizioni di camminare da sola e non è vero che senza l’Opa non avrebbe futuro. Ricordo che abbiamo alle spalle una storia di 135 anni durante i quali ha superato difficoltà e avversità. Nell’ultimo decennio ha sostenuto le crisi che hanno colpito la nostra economia facendosi carico anche delle sofferenze sui crediti del sistema bancario. Ha iniziato e portato avanti un percorso virtuoso che ci ha condotti a chiudere i bilanci in utile e, quest’anno, di proporre un dividendo di 0,20 euro per azione. Questi sono i fatti. Dopodiché l’azionista è libero di fare la propria scelta e ognuno è libero di pensare e agire come crede».

Ma...

«Ma io vorrei proporre agli azionisti solo una riflessione. Ritengo che ciò che è determinante per un azionista è l’andamento e la redditività di una banca, se i risultati sono positivi ci sarà dividendo e appetibilità dell’azione. Se è vero allora che Sparkasse è intenzionata a dare vita ad un percorso che porterà ancora più valore a CiviBank, allora questo cammino tutelerà anche i singoli soci della banca che beneficeranno di questo incremento di valore della banca, dei risultati di bilancio, di remunerazione delle azioni e dei relativi titoli; legando così le loro sorti, di azionisti di minoranza, a quelle del azionista di maggioranza. Dunque perché vendere oggi tutte le azioni?».

Perché?

«Io le ho risposto perché non venderle e ho un’idea diversa rispetto a quella di Sparkasse, tutto qua. CiviBank ha posto le condizioni, da sola, per un futuro di crescita e di sviluppo che ha già prodotto risultati e continuerà a produrne in futuro. E di questi risultati ne beneficeranno i piccoli azionisti che hanno costruito la storia della nostra banca. Affermare e difendere l’indipendenza ed esprimere questo pensiero non vuol dire fare polemica, è credere nel lavoro fin qui fatto da tutta CiviBank. L’autonomia di questa banca è di per sé un valore e un contenuto. E per un cividalese e un risparmiatore di questa regione, lo è ancora di più». 

e.delgiudice@gnn.it