Sparkasse vicina a centrare l’Opa su Civibank. Illy ai soci scettici: «Non vendete»

Gli altoatesini sono al 44% del capitale dell’istituto di Cividale L’imprenditore: «Meglio aspettare la banca si apprezzerà»

UDINE. L’Opa Sparkasse su Civibank macina consensi. Nel fine settimana le adesioni dei soci dell’ex banca popolare friulana hanno raggiunto quota 44,2%. Alla soglia minima, fissata al 45%, manca dunque meno di un punto percentuale.

Ne ha dato comunicazione l’istituto altoatesino ieri sera, sottolineando la curva crescente delle adesioni registrata negli ultimi giorni.

«Nella sola giornata di lunedì – ha dichiarato l’amministratore delegato di CariBolzano, Nicola Calabrò – hanno aderito 339 soci, un numero crescente rispetto ai 220 del giorno precedente e nettamente superiore ai 60 azionisti medi dei primi giorni dell’Opa».

Non si sbilancia l’Ad sull’obiettivo, che però, ormai, sembra davvero a portata di mano.

Tiene però a precisare come il numero degli azionisti storici sia via via più significativo, smentendo così le dichiarazioni rilasciate, lo scorso fine settimana, dai vertici di Civibank secondo i quali il piccolo azionariato sarebbe rimasto tiepido rispetto all’Opa fermandosi tra i 3 e il 4% delle adesioni. I numeri – sempre secondo Calabrò – dicono altro.

«Le adesioni totali (a ieri) ammontano a 1.434. Tolti gli istituzionali, parliamo di oltre il 10% dei 14.000 azionisti totali. Se vogliamo fare i conti da un’altra angolazione, con le preadesioni l’Opa era arrivata a circa il 35% del capitale, ora siamo al 44% quindi a 9 punti percentuali in più che equivalgono alle azioni in mano ai soci storici».

Sull’Opa interviene ancora una volta l’ex presidente della Regione, Riccardo Illy, oggi membro del Cda guidato da Del Piero, che vaticina, alla luce della congiuntura economico-finanziaria una possibile ripresa del valore dell’azione e invita quindi i soci di Civibank a considerare attentamente l’ipotesi di adesione o meno all’Offerta pubblica di acquisto lanciata da Sparkasse.

«Se oggi la capitalizzazione di Civibank è sensibilmente inferiore al patrimonio netto contabile, come per la maggior parte delle banche, è perché ci siamo trovati per un lungo periodo in una situazione anomala, con i tassi della Bce a zero o addirittura negativi per i depositi e questo è durato anni, a causa delle diverse crisi che si sono susseguite. Ora – continua Illy –, con l’inflazione di oggi e con quella prevista nel futuro prossimo, la Bce dovrà metter mano ai tassi, lo ha annunciato la presidente Lagarde, come già ha fatto la Fed, e renderli positivi. Ebbene, quando questo accadrà è molto probabile che il valore dell’azione aumenti, tornando ai livelli pre crisi: una buona ragione per non vendere».

Ne aggiunge una seconda l’imprenditore triestino. «Se l’Opa avrà successo, ma si fermerà alla soglia minima del 45%, Sparkasse certamente vorrà garantirsi la maggioranza e quindi – considera Illy - se qualcuno vorrà vendere lo potrà fare anche dopo il 6 maggio».

Al termine dell’Opa mancano dunque dieci giorni, ma un pezzetto della partita si gioca già questa settimana, in sede assembleare. I soci di Civibank sono infatti chiamati alla modifica del regolamento sui warrant, per rendere gli strumenti finanziari cedibili (cosa che a oggi non sono) così da poterli effettivamente vendere a Sparkasse.

La scadenza per votare all’assemblea virtuale, convocata per il 29 aprile, è fissata per le 11 di domani, data ultima perché i soci si rechino in filiale, garantiscano il quorum minimo del 20% essenziale perché l’assise sia regolarmente convocata ed esprimano il proprio voto sulla modifica del regolamento.