Sparkasse centra l’Opa su Civibank, Semolič (minoranza slovena): «Determinanti i soci istituzionali»

Livio Semolič, rappresentante della minoranza slovena nel Cda di Civibank

Il presidente dell’Unione culturale economica slovena attribuisce alla massiccia adesione degli istituzionali il successo dell’Opa. «Resta per contro da rilevare la bassissima percentuale di adesioni da parte dei piccoli azionisti storici»

CIVIDALE. Il risultato dell’Opa è frutto della grande adesione dei soci istituzionali, che ha agevolato di molto il percorso intrapreso da Sparkasse, resta per contro da rilevare la bassissima percentuale di adesioni da parte dei piccoli azionisti storici, che sono lo zoccolo duro di Civibank, e tra i quali si contano anche diversi membri della comunità slovena».

C’è amarezza ma non sorpresa nella voce di Livio Semolič, membro del Cda di Civibank all’interno del quale rappresenta la minoranza slovena, per il raggiungimento della soglia minima delle adesioni che certifica il buon esito dell’Opa.

La grande adesione dei soci istituzionali ha garantito all’offerta «una strada tutta in discesa» dichiara Semolič. «Ciò non toglie - continua il segretario regionale dell’Unione culturale economica slovena – che non vi sia stata la stessa accoglienza da parte dei piccoli azionisti di Civibank», compresi i soci della comunità slovena che sono circa il 5% sui 14 mila complessivi. «Soci storici – sottolinea –, fidelizzati, che hanno mantenuto per lunghi anni la presenza nella banca».

A loro dice di non aderire all’Offerta pubblica sulle azioni. Perché?

«Non mi permetto di dare consigli agli azionisti, ma cerco di presentare i fatti in modo asettico, partendo da un dato di fatto. Sia il Cda che i promotori dell’Opa hanno a più riprese ribadito che la banca di Cividale è sana e che ha prospettive di sviluppo. Ritengo che alla luce di questa convinzione, il valore dell’azione e anche i dividendi dovrebbero crescere nei prossimi anni e dunque non vi dovrebbe essere ragione oggi di vendere le azioni».

Cos’altro?

«Oltre a ciò ritengo che i soci che avessero voluto liquidare le azioni avrebbero potuto farlo, benché a un prezzo leggermente inferiore, all’atto della trasformazione della banca in Spa. A chi non ha inteso cogliere quell’occasione, oggi si offre una piccola differenza in più, che però va misurata con le rosee prospettive di sviluppo della banca. E qui parlo da azionista: almeno per me, non vedo alcun vantaggio a vendere in questo momento».

Come sta vivendo questa “partita” la comunità slovena?

«Con preoccupazione, al pari di quella friulana. La comunità slovena di Gorizia, Trieste e delle Valli del Natisone ha in questa banca un punto di riferimento e mi riferisco alla clientela, agli azionisti e non ultimo ai dipendenti. La nostra comunità è storicamente legata alla banca, prova ne sia che da quasi trent’anni esprime un membro del Cda».

Lei la rappresenta nel consiglio uscente e nella lista di candidati al prossimo Cda presentata dal board, mentre nella lista Sparkasse il suo “alter ego”è Lidia Glavina...

«Non posso esprimere alcunché in quanto non la conosco. E non ho mai avuto modo di conoscerla nell’ambito delle organizzazioni della minoranza slovena o in altro contesto legato alla nostra comunità».

L’avvento di Sparkasse in qualità di socio di riferimento cosa le fa temere?

«Un significativo allontanamento della postazione di comando da Cividale e dalla regione Fvg. A questo proposito abbiamo chiesto a Sparkasse di chiarire la sua proposta sull’autonomia di Civibank e del suo Cda, ma senza ottenere risposta . Alla luce di questo silenzio, la preoccupazione è più che legittima». 

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