Il retroscena, perché i Benetton hanno scelto la lista Caltagirone per Generali

Giuliano Koren

La dynasty di Ponzano ha reputato di portare supporto per ridurre il gap in sede di voto, pensando che una vittoria sul filo potrebbe indurre i due schieramenti a scegliere una via conciliatoria anziché proseguire sul terreno dello scontro. In questi mesi, da quel che risulta, il tentativo di mediare da parte della famiglia veneta non ha ottenuto riscontri apprezzabili

TREVISO. L’intento non è spaccare ma provare ad unire. La scelta di campo della famiglia Benetton per la sfida nel rinnovo al vertice di Generali sarebbe per la Lista Caltagirone, già supportata dalla Delfin di Leonardo Del Vecchio e da Fondazione CrTorino. Una decisione collegiale, votata infatti all’unanimità in un cda di Edizione della settimana scorsa.

Per la famiglia veneta schierarsi con il proprio 3,79 per cento al fianco dell’imprenditore romano, del patron di EssiLux e dalla fondazione piemontese (che vale la pena ricordare è accanto alla famiglia veneta nella mega partita di Atlantia) significa cercare di assumere un ruolo di pacificazione. Secondo fonti vicine, i Benetton ritengono che la Lista Caltagirone sia in svantaggio rispetto alla Lista del cda capitanata da Philippe Donnet e sostenuta da Mediobanca (il 17,2% del capitale compreso il 4,1% di titoli a prestito) e De Agostini ( l'1,4% venduto a termine, ma con diritto di voto).

E quindi hanno reputato di portare supporto per ridurre il gap in sede di voto, pensando che una vittoria sul filo dei voti potrebbe indurre i due schieramenti a scegliere una via conciliatoria anziché proseguire sul terreno dello scontro. In questi mesi, da quel che risulta, il tentativo di mediare da parte della famiglia veneta non ha ottenuto riscontri apprezzabili, come ha dimostrato la dialettica anche aspra cui abbiamo assistito nell’ultimo periodo.

A portare a questa scelta sarebbe stata la visione di un cda ultimamente forse troppo concentrato sulla propria autodeterminazione. Per la famiglia infatti il consiglio deve rappresentare tutti i soci che compongono il capitale. Poi c’è la vicinanza con alcuni soggetti che compongono la lista Caltagirone, a cominciare da Claudio Costamagna considerato uno dei banchieri più prossimi alla dynasty di Ponzano Veneto. E dulcis in fundo la visione imprenditoriale che muove il costruttore romano e il re di lenti e occhiali.

Se questi sono gli elementi che compongono il retroscena va da sé che il quasi 4 per cento che Edizione tiene in Generali è considerato una partecipazione finanziaria e non strategica. La holding presieduta da Alessandro Benetton è un’azionista storico del Leone, ma non esamina questa disfida sulla governance come una partita propria. Gli asset strategici sono Atlantia, Autogrill e United Colors, su questi si è pronti a battersi sul resto si tratta di investimenti su cui si cerca il massimo ritorno.

Così, afferma una fonte vicina, va letto anche il voto, come una scelta a sé state e non come un segnale all’indirizzo di Mediobanca, che sostiene la lista del cda. Piazzetta Cuccia, di cui i Benetton sono azionisti tramite Edizione con il 2 per cento, per di più è advisor dei due dossier principali che interessano Ponzano Veneto: nell’ordine l’opa con Blackstone su Atlantia e l’operazione allo studio, una ops, tra Autogrill e Dufry. Oggi entro le 12 vanno espressi i voti dei soci, domani in assemblea si svelerà l’esito di questa partita, che potrebbe andare ai supplementari. Il fronte guidato dall'imprenditore romano sarebbe accreditato di una quota superiore al 25%, con i Benetton alcune fonti dicono si potrebbe arrivare al 30%. Secondo stime le azioni depositate sarebbero a ridosso del 70% del capitale.

Ciò significa che lo scarto tra le due liste potrebbe essere davvero una manciata di punti, evenienza che porterebbe a far scattare eventuali impugnazioni. Fonti vicine a Trieste affermano che il tema dello scarto non ha fondamento: chi esce dall’assemblea da primo prevale. Non manca molto per scoprirlo.