Generali, la lista Donnet batte Caltagirone: è davvero una vittoria?

Alla lista Caltagirone vanno 3 consiglieri su 13. Il livello di conflittualità però potrebbe essere altissimo, anche se lo Statuto di Generali non prevede l’unanimità sulla deliberazioni di alcune operazioni, un blocco del 30 per cento del capitale, quale quello rappresentato dalla Lista Caltagirone, può per esempio convocare un’assemblea straordinaria. A questo punto, visto che il bene è prima di tutto quello della compagnia, c’è da sperare che si ricomponga un fronte

TRIESTE. E’ davvero una vittoria per la lista del cda? Dopo otto mesi di sfide a suon di azioni, prestito titoli, castelli finanziari la resa dei conti si risolve in dieci minuti a Pallazzo Berlam, cuore storica delle Generali. La lista del cda esce con il voto a favore del 39,2% del capitale di Generali staccando di quasi 10 punti percentuali i voti favorevoli alla lista del gruppo Caltagirone, pari al 29,4% del capitale. Un distacco forse più ampio di quello che ci si attendeva, anche se in realtà la Lista Caltagirone anche nei giorni della vigilia si attendeva come risultato massimo proprio il 30 per cento del capitale. Qualcuno aveva già fatto i conti giusti.

In assemblea era presente il 70,6% del capitale e quindi lo scarto è stato più ampio del previsto, l’attesa era per il 68/70 per cento del capitale. Ad ogni modo i giochi sono ora davvero chiusi? Difficile da credere.

Il nuovo cda è composto da Andrea Sironi, Clemente Rebecchini, Philippe Donnet, Diva Moriani, Luisa Torchia, Alessia Falsarone, Lorenzo Pellicioli, Clara Furse, Umberto Malesci, Antonella Mei-Pochtler, tratti dalla lista del cda; Francesco Gaetano Caltagirone, Marina Brogi e Flavio Cattaneo, tratti dalla lista Caltagirone. 

Il livello di conflittualità però potrebbe essere altissimo, anche se lo Statuto di Generali non prevede l’unanimità sulla deliberazioni di alcune operazioni, un blocco del 30 per cento del capitale quale quello rappresentato dalla Lista Caltagirone può per esempio convocare un’assemblea straordinaria. A questo punto, visto che il bene è prima di tutto quello della compagnia, c’è da sperare che si ricomponga un fronte. Analizzando il voto infatti la composizione presenta tre blocchi molto chiari.

Il gruppo di Leonardo Del Vecchio è arrivato al 9,82% di Generali mentre i Benetton detengono il 4,75% della compagnia e Caltagirone ha il 9,95% del Leone, con Fondazione Crt, Seragnoli, Minozzi, e alcune Fondazioni bancarie e la Cassa forense (1%) e gli altri azionisti tengono quasi il 30 per cento della compagnia. Mediobanca ha il 17,19% (di cui il 4% circa frutto di prestito titoli) De Agostini tini l’1,4 per cento dei diritti di voto. I fondi internazionali che hanno sostenuto la lista del cda il 20 per cento circa. Ma queste quote sono mutevoli per definizione, certo hanno riconosciuto il valore della gestione Donnet e questo è innegabile.