Banco Bpm e le mire del Credit Agricole: i soci italiani marginali, in assemblea sono sotto il 10 per cento

A difendere la prenda più ambita un nocciolino che non arriva al 10% del capitale della banca, conferma il verbale dell'assemblea dello scorso 7 aprile, alla quale è intervenuto il 44% del capitale, in stragrande maggioranza costituiti da fondi d'investimento stranieri

VERONA. Sono i 'pesi piuma' dell'azionariato di Banco Bpm, la più desiderate tra le banche italiane dopo che un lungo lavoro di pulizia dai crediti deteriorati ne ha sprigionato le potenzialità reddituali. Si tratta dei soci italiani, un nocciolino che non arriva al 10% del capitale della banca, conferma il verbale dell'assemblea dello scorso 7 aprile, alla quale è intervenuto il 44% del capitale, in stragrande maggioranza costituiti da fondi d'investimento stranieri.

Uscito dai radar dell'azionariato l'imprenditore Giorgio Girondi, che si era inerpicato fino al 5%, il primo azionista tricolore ora è l'Enpam, la cassa previdenziale dei medici, titolare dell'1,95%, capofila di un mini patto di consultazione che raggruppa il 6,17% e a cui aderiscono la Fondazione Crt (in assemblea con l'1,8%), CariLucca (1,24%), Inarcassa (0,54%), CariAlessandria (0,5%), CariCarpi (0,1%), CariTrento (0,028%) e la Fondazione Manodori (0,029%).

La frammentata galassia dei soci italiani include la Calzedonia di Sandro Veronesi (1,13%) e la famiglia Tommasi (0,45%), per qualche tempo uniti in un patto con Girondi, Cariverona (0,25%), la Franco Gnutti Holding ( 0,16%) e l'Opera diocesana San Narno per la preservazione della fede (0,16%).

Per riuscire a scavallare l'8,5% del capitale occorre considerare anche i 3,5 milioni di azioni del presidente Massimo Tononi (0,23%). Difficile che una compagine tanto dispersa e leggera possa incidere nei destini della banca, su cui gli appetiti di Unicredit sono stati 'congelati' dallo scoppio della guerra in Ucraina, mentre quelli dell'Agricole sono emersi proprio il giorno dell'assemblea, con l'annuncio del rastrellamento del 9,2% del capitale.

Decisiva, in caso di un'offerta ostile o di una fusione concordata, sarà la valutazione del mercato: alla fine del 2021 gli investitori istituzionali pesavano per il 45,8% del capitale. Si tratta di fondi, in gran parte esteri, come Capital Research (4,99%., assente in assemblea), Adar Macro Fund (4,95%), Davide Leone & Partners (4,7%), Vanguard (3,3%), il Governo della Norvegia (2,83%), Dfa International (1,7%) o i cinesi di Icbc Standard (1,2%). (ANSA). ALG