Generali, prove tecniche di pace. Nagel: porre fine agli antagonismi

L’ipotesi di un riassetto nel risparmio gestito fa volare Banca Generali (+6%). Mediobanca: nessun addio al Leone

TRIESTE. Prove tecniche di pace fra i grandi soci di Generali. L'ipotesi di un calo di tensione tra Mediobanca e il suo principale antagonista nella sfida su Generali, cioè Francesco Gaetano Caltagirone, ieri ha ha smosso tutto il settore bancario a Piazza Affari.

In una giornata clou per i titoli italiani legati al mondo del risparmio gestito, infatti, a beneficiarne è stata in primis Banca Generali (ha piazzato in Borsa una fiammata del 6,3%) che secondo ipotesi di riassetto - riportate dal Sole 24 Ore - potrebbe finire sotto l'ombrello di Piazzetta Cuccia, raffreddando la tensione nella governance del gruppo triestino al centro di un duro scontro culminato nell’assemblea triestina di fine aprile, dove è uscita vittoriosa la lista del cda che ha sostenuto il Ceo Philippe Donnet, supportata da Mediobanca, contro quella di Caltagirone, votata invece da Del Vecchio e Fondazione Crt. In alternativa nel mirino di Mediobanca potrebbero finire Banca Mediolanum (+4,5%) o Azimut (+3,4%), visto che il possibile obiettivo di Piazzetta Cuccia sarebbe rafforzarsi nel wealth management, allentando invece la presa sul Leone di Trieste.

In questo scenario l'uscita di Mediobanca da Generali in cambio di una grande operazione industriale nel risparmio gestito trasformerebbe una partecipazione finanziaria in una industriale, mentre Caltagirone e Del Vecchio, soci rispettivamente col 9,95% e 9,82% di Generali, diventerebbero più rilevanti nel gruppo assicurativo.

I possibili protagonisti per ora restano a carte coperte. Secondo questa ricostruzione, nel quartier generale del gruppo Caltagirone l'attenzione sul dossier del Leone resta alta ma senza spinte bellicose. No comment da Generali.

Sotto i riflettori ancora una volta Banca Generali (è controllata al 50,7% dal Leone), la banca guidata da Gian Maria Mossa, nonostante l'incertezza sui mercati per il fattore guerra in Ucraina, ha confermato i target del piano industriale.

Mediobanca si tiene per ora stretto Generali, importante fonte di ricavi e redditività, in mancanza di un'alternativa concreta per una grande acquisizione nel settore del risparmio gestito.

É questo il senso delle considerazioni del Ceo Alberto Nagel dopo la diffusione dei conti trimestrali. La banca milanese, nel cui capitale si è rafforzato di recente Francesco Gaetano Caltagirone diventandone il secondo socio (con quasi il 5,5%) dietro a Leonardo del Vecchio, ha segnato nei nove mesi ricavi per 2.147,1 milioni (+9,3%).

«Le Generali -ha precisato Nagel- svolgono un compito importante per Mediobanca perchè è un rischio decorrelato a quello bancario. Siamo molto soddisfatti di questo tipo di esposizione anche nello scenario a venire», ha spiegato.

Gli scenari però restano aperti per Piazzetta Cuccia: «Ma per cambiare lo status quo dobbiamo avere opzioni concrete e altrettanto valide per prendere una decisione diversa», ha sottolineato Nagel. Cedere la quota di Generali per Mediobanca, ricordano diversi analisti, non è mai stato un tabù: il primo azionista del Leone con il 12,79% del capitale aveva annunciato qualche anno fa l’intenzione di dismettere una quota del 3% non per fare «cassa» ma solo se servisse più capitale per grandi prede.

Ieri il Ceo di Piazzetta Cuccia, pur escludendo al momento dossier di acquisizioni aperti, ha rimarcato anche la necessità di porre fine agli «antagonismi» su Generali, tornando a collaborare come avvenuto peraltro in passato.

Riguardo agli equilibri in Piazzetta Cuccia, dove ormai Caltagirone e Del Vecchio hanno quasi il 25%, Nagel ha osservato che il suo compito e quello del cda di Mediobanca è di attuare il piano e dare soddisfazione a tutti i soci: «Per noi tutti gli azionisti vanno bene e lavoriamo per tutti».

Intanto è fissato per oggi il consiglio di amministrazione di Generali che dovràò decidere sulla composizione dei sei comitati della compagnia triestina. Un tema rinviato dal cda che la scorsa settimana ha confermato il ceo Philippe Donnet e chiamato Andrea Sironi alla presidenza.

Proprio il neo presidente è fortemente impegnato per ricucire lo strappo e il clima che si respira è quello di un ritorno al dialogo degli azionisti. Anche per questa ragione ci si attende ampio spazio ai rappresentanti delle lista di minoranza presentata da Francesco Gaetano Caltagirone, con l'ingresso in board dell'ingegnere, di Flavio Cattaneo e di Marina Brogi.

In ballo c'è pure la nomina di un vice presidente.