Generali batte le attese, utile netto a 727 milioni nonostante la Russia

Si tratta della prima trimestrale dopo che il Ceo Philippe Donnet si è assicurato in aprile un nuovo mandato triennale al termine di una lunga e sfiancante battaglia tra azionisti sulla governance

TRIESTE. Generali batte le attese degli analisti con i conti del primo trimestre nonostante sia stata costretta a fare svalutazioni su asset russi. L'utile netto si è attestato a 727 milioni di euro, in calo del 9,3% su anno, ma ben superiore alle attese degli analisti raccolte dalla compagnia che convergevano in media su 651 milioni.

Si tratta della prima trimestrale dopo che il Ceo Philippe Donnet si è assicurato in aprile un nuovo mandato triennale al termine di una lunga e sfiancante battaglia tra azionisti sulla governance.

“Con ricavi, margini, utili e patrimonio tutti ben al di sopra del consensus, e la conferma dei target del piano, Generali sta performando eccezionalmente bene e sembra non risentire delle dispute nel board", si legge in un report di Jefferies.

Nel trimestre Generali ha effettuato svalutazioni su investimenti in Russia per 136 milioni, di cui 96 milioni su titoli a reddito fisso e 40 milioni sulla quota Ingosstrakh. L'utile operativo, dato più attentamente monitorato dal mercato, è cresciuto dell'1,1% a 1,63 miliardi di euro, contro un consensus di 1,55 miliardi di euro.

La raccolta premi complessiva è cresciuta del 6,1% a 22,3 miliardi di euro con aumenti omogenei sia nei rami Danni (+6,4%) sia nel Vita (+6%). Il combined ratio dei Danni è al 90,4%, in crescita di 2,4 punti percentuale come conseguenza di una maggiore sinistralità, ma è migliore delle attese che indicavano 91%.

Nel Vita la nuova produzione è stabile a 12,9 miliardi con la crescita del business unit-linked dovuta al balzo dei prodotti ibridi che ha compensato il calo delle linee puro rischio e risparmio. Il gruppo, ha precisato il Cfo Cristiano Borean, “conferma il proprio impegno a perseguire una crescita sostenibile" e i target del piano 2022-24 di un tasso annuo composto di crescita dell'utile per azione del 6-8%, di flussi di cassa netti disponibili superiori a 8,5 miliardi e distribuzione di dividendi cumulati tra 5,2 e 5,6 miliardi.