Retroscena, lo strappo di Caltagirone in Generali e il tentativo del Leone di stoppare Cirinà

Il sostituto del costruttore romano che si è dimesso dal cda dovrebbe essere un uomo. E quindi scorrendo la lista si tratterebbe Costamagna, anche se sulla sua disponibilità a fare il consigliere alcuni nutrono dubbi. Quello subito dopo è invece uno degli uomini che meglio conosce la compagnia, ovvero Cirinà. E questo è un nome che potrebbe non superare il voto del consiglio

TRIESTE. Sale la tensione in Generali. Ancora. Francesco Gaetano Caltagirone si è dimesso dal cda e ora la suo posto potrebbe salire l’ex manager Luciano Cirinà. Una ipotesi che dalle parti di Piazza Duca degli Abruzzi non è particolarmente gradita. E infatti si sta cercando di bloccare questa eventualità. 

Facciamo qualche passo indietro.

La prima domanda che tutti si fanno è cosa succederà ora. La seconda è perché. Ed in effetti è quest’ultima la questione per leggere i movimenti nella governance del Leone, dopo che lo scontro in assemblea aveva decretato la vittoria della lista del cda uscente (e del suo sostenitore Mediobanca). Per quale ragione l’ingegner Francesco Gaetano Caltagirone ha deciso di dimettersi? Il motivo potrebbe essere in realtà molto semplice, Caltagirone aveva concorso per vincere, avendo perso ha poco senso per lui restare in consiglio, gli spettano comunque tre posti nel board.

Questa è la seconda volta in meno di sei mesi che il costruttore romano lascia il board. Era avvenuto anche a gennaio di quest’anno in aperta polemica con la governance e la strategia di Philippe Donnet. Ma allora la decisione era motivata dalla scelta di consolidare la sua posizione come azionista nella compagnia, di cui oggi è secondo socio con il 9,95%, per poi presentare una propria lista concorrente. Mentre in questa occasione l’intendimento non è noto.

Fin dai giorni successivi alla sua nomina, avvenuta nell'assemblea Generali del 29 aprile, Caltagirone aveva continuato a mostrarsi critico sul funzionamento della governance, e il 12 maggio aveva rifiutato, insieme agli altri due consiglieri Marina Brogi e Flavio Cattaneo tratti dalla sua lista di entrare a far parte dei comitati interni al cda. Una scelta scaturita in reazione alla proposta del presidente Andrea Sironi di eliminare il comitato strategico interno al consiglio, con possibile e conseguente rafforzamento dei poteri dell'Ad, Donnet.

Secondo fonti vicine alla vicenda pare che l’imprenditore romano sia intenzionato a fare l’azionista lasciando a dar battaglia uno dei candidati della lista a lui considerati più vicini. E sul sostituto ieri si è aperto e presto chiuso un piccolo giallo.

Perché i nomi circolati per prendere il suo posto nel board sarebbero o Claudio Costamagna (che era candidato presidente) o Luciano Cirinà (ex top manager del Leone, candidato come ad sempre nella lista rivale). Non avrebbe chance, secondo il regolamento interno e l’interpretazione fatta trapelare ieri in serata, la candidata numero 4 della lista, cioè Roberta Neri, ex ad di Enav e in precedenza direttore finanziario di Acea.

Il regolamento dice sì che il subentrante di un consigliere dimissionario vada scelto tra il primo dei non eletti garantendo la parità di genere. Se la dicitura intendesse che vada rispettata la giusta distribuzione tra uomini e donne, ora sono 7 a 6, Neri verrebbe chiaramente garantita. Ma l’interpretazione considerata più accreditata, ieri dopo qualche ora di incertezza, è che la parità di genere significhi che ad un uomo debba succedere un uomo. Ed in effetti l’articolo 28 del Regolamento proprio questo dice: “il primo dei candidati non eletti della lista alla quale apparteneva l'amministratore cessato, purché sia ancora eleggibile e disponibile ad accettare la carica ed appartenente al medesimo genere”. Quindi è proprio così, ad un uomo deve succedere un uomo.

Il nome successivo sarebbe allora quello di Costamagna, anche se sulla sua disponibilità a fare il consigliere alcuni nutrono dubbi. Quello subito dopo è invece uno degli uomini che meglio conosce la compagnia, ovvero Cirinà. E questo è un nome che potrebbe non superare il voto del consiglio. 

La tematica però è all'attenzione dei legali e la riserva in proposito dovrebbe essere sciolta lunedì 30 maggio in occasione del comitato nomine, già convocato per risolvere il delicato tema dei comitati senza minoranze e della definizione o meno di un organo endoconsiliare per le operazioni strategiche.—

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