In evidenza
Sezioni
Quotidiani GNN

I paperoni di Borsa, sul trono arrivano gli eredi di Del Vecchio

La recente scomparsa di Mr.Luxottica ha portato all’assegnazione di otto quote egualitarie della sua holding di partecipazioni Delfin: i sei figli (Claudio, Marisa, Paola, Leonardo Maria, Luca e Clemente), la vedova Nicoletta Zampillo e il figlio di quest’ultima Rocco Basilico hanno ottenuto il 12,5% a testa. Tutti assieme hanno un patrimonio finanziario di 28,4 miliardi di euro

Luigi Dell’Olio
2 minuti di lettura

BELLUNO. Gli eredi di Leonardo Del Vecchio, i Benetton, gli Stevanato, i De’Longhi, i Danieli/Benedetti e i Marcegaglia. C’è tanta imprenditoria del Nord-Est nella tradizionale classifica sui Paperoni di Borsa che Milano Finanza pubblica ogni Ferragosto.

La recente scomparsa di Mr.Luxottica ha portato all’assegnazione di otto quote egualitarie della sua holding di partecipazioni Delfin: i sei figli (Claudio, Marisa, Paola, Leonardo Maria, Luca e Clemente), la vedova Nicoletta Zampillo e il figlio di quest’ultima Rocco Basilico hanno ottenuto il 12,5% a testa. Tutti assieme hanno un patrimonio finanziario di 28,4 miliardi di euro, stando ai valori di Borsa del 2 agosto, tra le partecipazioni in EssilorLuxottica, Generali, Mediobanca, Avio, Unicredit e Covivio. Considerato che, con l’apertura del testamento, ciascuno è entrato in possesso della propria quota e che appartengono a differenti famiglie, è verosimile che dal prossimo anno non saranno più conteggiati tutti assieme.

Al quarto posto occupato – in progresso di una posizione sul 2021- ci sono i Benetton, per i quali non è stata conteggiata l’azienda omonima di maglieria (non quotata), bensì le partecipazioni in Generali, Autogrill e Atlantia.

Anche in questo caso si annunciano novità nell’edizione 2023, considerato che la famiglia di Ponzano Veneto ha lanciato un’Opa per delistare la società attiva nelle autostrade, negli scali aeroportuali e nei servizi accessori.

All’undicesimo posto si piazza Franco Stevanato, che insieme alla sua famiglia ha messo insieme un patrimonio quotato che sfiora i 4 miliardi di euro. Gli Stevanato sono protagonisti del più grande progresso da un anno all’altro, grazie al successo sul mercato – e quindi in termini di quotazione borsistica – della Stevanato Group, azienda di Piombino Dese (Padova), attiva dal 1949 e specializzata in prodotti, processi e servizi per l’industria farmaceutica. Il boom conosciuto con le fiale per i vaccini anti-Covid ha spinto l’azienda a quotarsi a Wall Street.

È romano, ma da tempo protagonista nel Triveneto Francesco Gaetano Caltagirone (3,34 miliardi di euro), grazie alla sua partecipazione in Generali, di cui è stato a lungo anche vice-presidente vicario.

Al 21esimo posto c’è la famiglia Doris, con un patrimonio di oltre 2 miliardi di euro, merito soprattutto di Mediolanum, che ha sede alle porte di Milano, ma è stata fondata da Ennio, da poco scomparso, nativo di Tombolo (Padova) e nei decenni legato al territorio nordestino.

Da segnalare, poi, il 26esimo posto dei De’Longhi (un miliardo e mezzo). I titoli dell’azienda del Pinquino hanno subito un impatto negativo dopo le dimissioni dell’ad Massima Garavaglia e al momento il timone è nelle mani di Fabio De’ Longhi.

Scorrendo ancora la classifica, al 31esimo posto ci sono i Rossi Luciani (oltre 900 milioni grazie a Carel) e al 39esimo i Marzotto (700 milioni in Zignagno Vetro, anche se il patrimonio reale della famiglia è ben più consistente).

Alla 47esima piazza si incontrano Giampietro e Camilla Benedetti, nonché Giacomo, Michele e Anna Danieli: i due gruppi familiari sono accreditati di ben 454 milioni di euro a testa grazie alle quote detenute nella Danieli, colosso industriale di Buttrio, in provincia di Udine.

Rispetto allo scorso anno crescono di otto posizioni. Più in basso si trova la famiglia Bonazzi di Acquafil (79esimo posto con 183 milioni di patrimonio), quindi alla 95esima piazza c’è Mario Moretti Polegato di Geox e alla posizione 110 Bruno, Mario e Sandro Boscaini di Masi Agricola (tra gli azionisti c’è anche Renzo Rosso, 291esimo), alla 171 i Veronesi di Calzedonia per la partecipazione in Banco Bpm, alla 221 i Pittini (quota in Mediobanca) e alla 239 i Marcegaglia per la loro quota in Gabetti (l’azienda industriale di famiglia non è quotata).

I commenti dei lettori