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La desertificazione bancaria, a Nordest oltre 100 comuni e 250 mila persone senza sportelli

Sono più di 4 milioni (in Friuli Venezia Giulia 60 mila, sparsi in 36 Comuni, in Veneto 194 mila in 95 comuni) gli italiani senza banca, cioè gli abitanti dei 3.062 paesi nei quali non sono più presenti filiali. Su un totale di 58,9 milioni di cittadini, il 7% vive così senza lo sportello bancario sotto casa o completamente assente

Piercarlo Fiumanò
3 minuti di lettura

PADOVA. Sono più di 4 milioni (in Friuli Venezia Giulia 60 mila, sparsi in 36 Comuni, in Veneto 194 mila in 95 comuni) gli italiani senza banca, cioè gli abitanti dei 3.062 paesi nei quali non sono più presenti filiali. Su un totale di 58,9 milioni di cittadini, il 7% vive così senza lo sportello bancario sotto casa o completamente assente. Effetto della desertificazione bancaria che spinge sempre di più la clientela a usare l’internet banking.

In dieci anni le banche hanno chiuso oltre 11 mila sportelli. I dati sono contenuti nell’ultimo rapporto Fabi, la Federazione autonoma dei bancari italiani. Nello stesso periodo i bancari si sono ridotti di 45 mila unità e 250 banche sono sparite.

Effetto anche della moral suasion dell’autorità di vigilanza che ha spinto negli anni per un processo di graduale aggregazione degli istituti. Processo che oggi ha subito una accelerazione nell’era delle filiali che si trasformano sempre più in sportelli di consulenza finanziaria.

Che cosa è successo? Una questione di sostenibilità, si sottolinea dal fronte bancario che deve far quadrare la redditività mentre la pandemia ha fatto capire a tutti che l’uso della moneta digitale sarà sempre più diffuso. Restano alcuni problemi: una popolazione sempre più anziana poco abituata alla banca che funziona solo “da remoto” e che non può essere abbandonata e un’Italia ancora arretrata nell’uso del digitale.

La percentuale degli italiani senza banca presenta vistose differenze su base geografica: se al Nord la desertificazione bancaria interessa il 6% della popolazione, al Centro il fenomeno risulta più circoscritto (3,2%), mentre al Sud e nelle isole, dove la questione è decisamente più marcata, i cittadini che non hanno più un’agenzia bancaria sotto casa né a distanza contenuta rappresentano il 10,7% dei residenti.

Nel complesso anche il Nordest è avviato verso una progressiva riduzione degli sportelli: in Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Trentino Alto Adige, Veneto gli italiani senza banca sono 1,6 milioni pari al 6% del totale. In Friuli Venezia Giulia sono 36 i Paesi senza neppure uno sportello bancario (60.811 abitanti, il 5% della popolazione).

(ansa)

In provincia di Trieste e Gorizia il fenomeno comincia gradualmente ad avvertirsi: oggi sono già otto i Comuni abbandonati dal bancario divenuto sempre più consulente a distanza: Dolegna, Sgonico, Moraro, Monrupino, San Floriano, Mossa, Mariano Del Friuli, San Lorenzo Isontino. Guardando alla mappa degli altri 28 Comuni al primo posto per numero di abitanti c’è Magnano in Riviera (2.366), Arta Terme (2.243), Torreano (2.213), e quindi Sgonico (2.077).

La ricerca della Fabi evidenzia come la scomparsa dello sportello deriva dalla progressiva chiusura delle agenzie che si trasformano in bancomat e postazioni di internet banking. Le ragioni? Sull’accesso alla banca attraverso canali digitali l’Italia ha fatto passi in avanti, raddoppiando la percentuale di popolazione che utilizza l’e-banking, ma resta ancora a livelli di paesi come Grecia e Turchia. Lo usa il 45% della popolazione con un balzo soprattutto negli ultimi due anni. In termini assoluti, la regione con il maggior numero di comuni senza banche è il Piemonte (713 enti locali, 587 mila abitanti), seguita da Lombardia (483 enti locali, 575 mila abitanti) e, più staccate, Calabria (280 enti locali, 531 mila abitanti) e Campania (280 enti locali, 699 mila abitanti).

Dalla ricerca, realizzata incrociando i dati statistici della Banca d’Italia e dell’Istat aggiornati a fine 2021, emerge la mappa dell’estinzione graduale delle agenzie: erano 32.881 a fine 2012, per poi calare a 23.480 nel 2020 e ancora a 21.650 a fine 2021. Dal 2012 la riduzione è stata pari al 34,16%, mentre tra il 2020 e il 2021 la contrazione è stata del 7,79%: in un solo anno 1.830 chiusure.

La contrazione ha interessato anche il personale bancario: le lavoratrici e i lavoratori bancari erano 315.238 a fine 2012, 275.433 a fine 2020 e 269.625 a fine 2021. Uscite gestite senza esuberi con pensionamenti e prepensionamenti volontari. Ma la Fabi è preoccupata. «La riduzione delle filiali sta creando e creerà non pochi danni al Paese e alla clientela delle banche, che potranno svolgere sempre meno il ruolo sociale a servizio di famiglie e imprese. Ma la classe politica non se ne preoccupa abbastanza» sostiene il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni.

Così, mentre quasi tutte le banche si affrettano a chiudere le agenzie («fondando questa strategia sull’aumento della clientela che preferisce accedere ai servizi bancari coi canali digitali», si sottolinea nel rapporto Fabi) c’è una fetta rilevante della popolazione italiana che di fatto è dimenticata: «Una situazione che inevitabilmente creerà disagi anche di tipo pratico sia per le famiglie sia per le imprese, specie quelle più piccole. Gli strumenti digitali, infatti, non sono ancora così accessibili e diffusi a tappeto, sia per ragioni anagrafiche sia per una scarsa copertura della rete internet nel territorio nazionale, secondo gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr)», sottolinea Sileoni. —

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