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Bernardi (Banca Generali): «Troppa incertezza. Le pmi scelgono di aprire il capitale ma non in Borsa»

Marco Bernardi è vice dg reti commerciali di Banca Generali «Piazza Affari ha meno appeal, preferiti gli investitori privati»

Luigi dell’Olio
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lo scenario

«Oggi la preoccupazione principale dei risparmiatori è tutelare i patrimoni accumulati negli anni. Questo spinge spesso a scelte prudenti, che tuttavia non sempre proteggono il capitale, anzi comportano una perdita sicura».

Marco Bernardi è vice direttore generale reti commerciali di Banca Generali, tra le realtà più rappresentative nella gestione dei capitali nel Triveneto, con asset in gestione per 14,7 miliardi di euro, una raccolta netta (cioè nuove sottoscrizioni di soluzioni d’investimenti meno riscatti) di 3,3 miliardi dall’inizio del 2020 a fine luglio di quest’anno e 62 uffici nelle tre regioni, tra cui le ultime due aperte proprio in questo 2022 a Venezia-Mestre e a Conselve (Padova).

Le ultime rilevazioni dell’Abi segnalano che, di fronte alle numerose incertezze del quadro macro, gli italiani hanno aumentato la quota di risparmi.

A fine giugno tra conti correnti, certificati di deposito e pronti contro termine si è arrivati – tra famiglie e imprese - a quota 1.840,7 miliardi di euro, all’incirca la ricchezza prodotta ogni anno nella Penisola. La debolezza dei listini azionari e la prospettiva di rialzi di nuovi rialzi dei tassi ufficiali non invogliano a investire e il risultato è che in tanti si rifugiano preferiscono tenere il denaro fermo.

«La propensione al risparmio è una virtù degli italiani e quindi non va demonizzata. Tuttavia occorre essere consapevoli che, in uno scenario inflattivo e con i conti correnti a rendimento zero, la quota non investita comporta un impoverimento certo», segnala Bernardi. A luglio l’inflazione si è attestata al 7,9% e, se le cose non cambieranno, 50 mila euro mantenuti sul conto, tra dodici mesi varranno 46.050 in termini reali.

Come muoversi allora? Per il manager di Banca Generali occorre seguire due strade: «Da una parte diversificare per limitare il rischio complessivo di portafoglio, dall’altra evitare il fai da te affidandosi a gestori professionali, a meno di non avere competenze finanziarie avanzate».

Il clima di incertezza non riguarda solo le famiglie, ma anche le imprese. «Negli ultimi mesi assistiamo a un rallentamento delle operazioni straordinarie, ma siamo convinti che dall’autunno riprenderanno vigore, dato che occorre fare i conti con i cambiamenti in atto nell’economia globale», racconta Bernardi. Il riferimento è soprattutto «all’apertura del capitale a nuovi soci per diversificare le fonti di finanziamento rispetto al debito bancario», mentre sempre perdere appeal la quotazione in Borsa.

Negli ultimi tempi vi è stato un forte rallentamento delle nuove Ipo, se si esclude Egm, il listino di Piazza Affari riservato alle Pmi: l’ultima a quotarsi è stata la padovana Siav, che ha portato a 14 le imprese venete presenti su questo mercato, mentre sono quattro quelle del Friuli Venezia-Giulia. Di contro si assiste a numerosi delisting, da Nice al gruppo Carraro, fino ai casi più recenti di Cerved, nata nel 1974 come centro di elaborazione dati delle Camere di Commercio del Veneto, e Atlantia, la cui uscita si concretizzerà in autunno.

«Si tratta di storie diverse, ma è innegabile che oggi la Borsa abbia meno appeal del passato sia perché Piazza Affari ha perso peso a livello globale, sia perché – come detto – c’è una maggiore disponibilità di capitali privati interessati a investire nell’economia reale», conclude.

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