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Il Venture capital sbarca in Fvg per individuare le aziende unicorno

I piani di Unicorn Trainers Club, associazione che nasce con l’obiettivo di sostenere l’innovazione e la crescita delle Start up, e che è in partnership con Iag, Italian Angels for Growth

Elena Del Giudice
2 minuti di lettura

I fondatori di Unicorn Trainers Club. Da sinistra Giuseppe Visentini, Giovanni Toffolutti, Carlo Asquini, Diego Di Tommaso, Massimo Baroni, Filippo Veronese

 

«Investire in innovazione per essere in grado di competere». Un imperativo per l’Italia e, ovviamente, anche per il Friuli Venezia Giulia. E l’innovazione viene veicolata dalle idee, spesso di giovani - ma non solo - che necessitano di capitali per venire trasformate in fatti, in start up prima e in imprese poi. A sostenere questa evoluzione, il venture capital, che altro non è che «una forma di investimento di medio-lungo termine in imprese ad alto potenziale di sviluppo e crescita che si trovano nella fase di start up», spiega Giuseppe Visentini, imprenditore (è alla guida di Thermokey) e anche Business angel, tra i fondatori di Unicorn Trainers Club, associazione che si propone di sostenere l’innovazione e le start up del Fvg favorendo e agevolando l'attività di venture capital e Angel investing, e che da pochi giorni ha stretto una partnership con Iag, Italian Angels for Growth, il più grande gruppo di investitori italiano.

Unicorn Trainers Club come nasce?

«Dalla condivisione di idee e obiettivi di un gruppo di persone, oltre me Giovanni Toffolutti, Carlo Asquini, Diego Di Tommaso, Massimo Baroni, Filippo Veronese, rispetto alla necessità di diffondere la cultura dell’innovazione in Friuli. Volevamo creare un luogo dove incontrarci per confrontarci sui trend tecnologici, sulle opportunità abilitate dalle innovazioni, dove poter ascoltare le testimonianze di imprenditori e le idee di startupper, tutto questo senza necessariamente dover andare a Milano. Pensavamo che, come noi, ci potessero essere altre persone a voler investire in loro stesse puntando sulla cultura dell’innovazione, e che comunque questa andasse favorita. Credevamo che avremmo potuto aiutare, con la nostra passione e le nostre competenze a generare energia e valore sul territorio».

Che cosa mettete a disposizione?

«Assieme ai nostri associati, oltre una settantina, portiamo a Udine le migliori idee di innovazione, intercettiamo e supportiamo startup ad alto potenziale, favoriamo e promuoviamo l’attività di Venture Capital, Angel Investing e Corporate VC in Italia e all’estero. Collaboriamo con Università, Centri di Ricerca, Parchi Scientifici, Incubatori ed Acceleratori del territorio. Facciamo mediamente un incontro al mese, di solito la sera, seguito quindi da un aperitivo di networking. Nell’arco di quasi sette anni abbiamo aiutato molti founder a mettere a fuoco il modello di business della loro start-up e fornito feedback su come presentarsi al meglio agli investitori. In alcuni casi li abbiamo presentati noi stessi gli investitori. Ora è per noi un orgoglio poter annunciare una collaborazione con Italian Angels for Growth (IAG), leader nel seed venture capital italiano, punto di riferimento in Italia per chi vuole investire in startup».

In cosa consiste questa nuova collaborazione con IAG?

Attraverso questa partnership, in esclusiva nella nostra regione, gli associati UTC avranno accesso alle iniziative organizzate da IAG e da Italian Tech Alliance, penso soprattutto ai corsi di formazione, ai seminari, agli eventi. Inoltre ai nostri associati sarà data la possibilità di investire nelle opportunità di investimento selezionate da IAG. Teniamo presente che IAG analizza oltre 450 startup all’anno e di queste ne presenta agli associati meno del 20%, per arrivare ad investire solo nelle migliori, diciamo una dozzina all’anno. E’ una opportunità unica».

Se parliamo di innovazione, come sta il Fvg?

«Le idee ci sono, la difficoltà è metterle a terra perché il contatto con le imprese strutturate non è facile. Nel nostro Paese quel che altrove viene realizzato attraverso il Corporate venture capital, ovvero imprese che investono in start up, non è presente e le exit sono molto poche, ma la situazione sta molto migliorando almeno dal lato dei capitali, e mi riferisco alle recenti novità di Cdp».

Che cosa serve?

«A nostro avviso serve cultura, una nuova cultura dell’innovazione che non sempre si sviluppa all’interno di aziende strutturate e consolidate e che spesso arriva da “fuori”. La contaminazione tra aziende e start up è forse la modalità vincente per essere davvero innovativi. Direi che, in fondo, questa è la nostra mission: diffondere la cultura dell’innovazione, del Venture capital e del Corporate venture capital che sono gli asset strategici per assicurare la crescita delle imprese e del tessuto produttivo della nostra regione».

e.delgiudice@gnn.it

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