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De’ Longhi, il calo della domande frena i conti

I nove mesi beneficiano dell’effetto cambio, ma i volumi risultano in calo. Nel 2022 prevista una flessione ad una cifra

Roberta Paolini
2 minuti di lettura

Brad Pitt nella campagna De' Longhi

 

Il rallentamento della domanda di elettrodomestici mette un freno anche ai conti di De’ Longhi. Il terzo trimestre mostra un andamento in contrazione per il gruppo trevigiano, che lo porta a ritenere di chiudere il 2022, dopo i conti da record dell’anno scorso, con una flessione che potrebbe essere ad una cifra (inferiore cioè al 10 per cento).

Il contesto macroeconomico post pandemico, aggravatosi con lo scoppio del conflitto russo-ucraino,« ha minato la fiducia dei mercati e dei consumatori soprattutto in Europa e presenta ancora oggi elementi che sono destinati, con tutta probabilità, a perdurare nei prossimi mesi» si legge.

Il terzo trimestre è risultato in linea con le guide che si era dato il gruppo e con «le attese del mercato per l'anno» spiega Fabio De’ Longhi, ad della multinazionale. «In un contesto di grande incertezza del quadro macro, abbiamo visto un rallentamento della domanda e un conseguente eccesso di magazzino che ci stiamo impegnando, con successo, a riportare gradualmente a livelli di normalità, liberando così il prossimo esercizio dai relativi costi ed inefficienze» spiega.

Inoltre, aggiunge De’ Longhi, «abbiamo neutralizzato in buona parte l'inflazione dei costi di produzione con una campagna di aumenti prezzo resa possibile dalla forza dei nostri brand e dalla fiducia accordataci dai consumatori. Infine, in un'ottica di lungo termine, abbiamo dato continuità agli investimenti in comunicazione e marketing previsti dal piano triennale e che costituiscono una solida base per la crescita dei prossimi anni».

Le indicazioni relative ai segmenti core restano immutate: «da un lato il trend secolare del caffè, che si conferma di anno in anno, con potenzialità di crescita ancora in larga parte inespresse; dall'altro lato, una presenza radicata, in posizioni di leadership, nel mondo della nutrizione e della cucina, sostenuta dal crescente ruolo di un'alimentazione sostenibile e sana». Per l'anno in corso, conclude: «confermiamo la stima di ricavi in flessione ad un tasso “mid-single-digit” ed un Ebitda adjusted nell’intervallo di 320-340 milioni di Euro».

E veniamo al dettaglio dei dati.

Nei primi nove mesi il gruppo ha segnato ricavi per oltre 2,12 miliardi di euro in calo dell’1 per cento (-5,4% a cambi costanti). La marginalità, ebitda adjusted, è stato di 212 milioni, pari al 10% dei ricavi (in flessione dal 16,6%). L'utile netto è andato a 99,4 milioni, pari al 4,7% dei ricavi (in flessione dal 10,8%).

Il rallentamento si è palesato nel corso del terzo trimestre del 2022, da giugno a settembre i ricavi sono stati infatti in calo del 4,7% (-10,3% a cambi costanti) a 683,8 milioni. In discesa anche l'ebitda adjusted è di 62,9 milioni, pari al 9,2% dei ricavi (in flessione dal 14,7%). A settembre la posizione finanziaria netta è risultata positiva per 28,8 milioni, in contrazione rispetto ai 425,1 milioni di fine 2021, dopo investimenti per 126,5 milioni e dividendi distribuiti per 124,5 milioni.

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