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Generali più forte in Brasile, nuova intesa col Banco Bmg

Ripensata la partnership, che diventerà operativa da gennaio e durerà 15 anni. Intanto la compagnia riorganizza l’agrifood: Leone Alato al posto di Genagricola

Luigi Dell'Olio
2 minuti di lettura
Giuliano Koren 

Fine d’anno di grande lavoro per il gruppo Generali, che ha da poco rafforzato la partnership in Brasile e completato la riorganizzazione delle attività di agrifood, mandando in soffitta la società Genagricola. Websim ha confermato la raccomandazione “neutrale”, con prezzo obiettivo fissato a 17,50 euro (poco sopra i livelli attuali) dopo che il gruppo assicurativo ha rafforzato l’alleanza con lo storico partner, il Banco Bmg.

L’operazione

La nuova intesa, che diverrà operativa con l’inizio del 2023 e durerà 15 anni, prevede che Seguros Vita e Previdenza, controllata dal Banco Bmg, opererà in coassicurazione con il gruppo triestino. Presente nel gigante sudamericano da quasi un secolo, Generali rimarrà anche distributore esclusivo nei canali Bmg per le assicurazioni alla persona e nel ramo danni. A questo proposito va ricordato che nel 2019 il Leone aveva deciso di rilevare il 30% di Bmg Seguros, la controllata assicurativa dell’istituto bancario specializzata nel settore delle aziende, dopo che in precedenza aveva firmato un accordo per distribuire le sue polizze negli sportelli.

Ora la relazione si è fatta ancora più stringente, coinvolgendo anche il ramo vita, a conferma del potenziale di quel mercato per il gruppo italiano. A guidare Generali in Brasile dal 2016 è Andrea Crisanaz, manager nato a Trieste, dove si è anche laureato in Scienze Statistiche e Attuariali, per poi crescere professionalmente nel gruppo di casa prima come attuario nel capoluogo giuliano, quindi con ruoli di responsabilità crescente a livello internazionale. A lui è affidato il compito di accelerare la profittabilità del business, sapendo di poter contare su oltre 8 milioni di clienti.

I numeri

Nel 2021 Generali Brasil ha chiuso con una perdita di 56,9 milioni di real (circa 10,3 milioni di euro) soprattutto a causa di «una maggiore prudenza nelle proprie passività, svalutazione delle attività immateriali relative alle società di persone operazioni commerciali il cui andamento è stato inferiore alle attese, perdite per sinistri legati al Covid-19», secondo quanto riportato nella documentazione di bilancio.

Restando al gruppo del Leone, si è da poco conclusa la riorganizzazione del polo dell’agrifood, del quale fanno parte 25 realtà che si estendono su 15mila ettari di terreno, di cui 780 coltivati a vigneto e situati in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Emilia Romagna, Lazio e Romania per una produzione di 4 milioni di bottiglie l'anno. Si tratta della più grande azienda agricola italiana, con oltre 360 dipendenti.

L’ultimo passaggio è stato l’addio a Genagricola, con il contemporaneo aumento del capitale sociale. La riorganizzazione era iniziata a gennaio dello scorso anno per efficientare i diversi business agricoli - agricoltura, viticoltura e produzione d’energia - della controllata del Leone da 60 milioni di euro di fatturato. Ora al vertice della vecchia galassia Genagricola c’è la Leone Alato spa, che opera sia come holding con funzioni centrali erogate alle controllate, sia direttamente nella commercializzazione del vino e nella gestione del patrimonio immobiliare non strumentale.

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