La sfida di Barilla: Trieste produrrà 200 mila tonnellate di pasta all’anno

Lo stabilimento di Pasta Zara rilevato da Barilla a Muggia (Trieste). Foto di Andrea Lasorte

Dal 1° ottobre al via l’attività nella fabbrica ex Pasta Zara di Muggia: decisivo il ruolo strategico del porto giuliano verso i mercati asiatici

TRIESTE Dal primo ottobre, dopo l’intesa raggiunta con i sindacati, il colosso della pasta Barilla sbarca a Trieste mettendo il suo sigillo sullo stabilimento ex Pasta Zara: «Siamo soddisfatti perché, in un quadro generale di proficue relazioni sindacali, abbiamo sottoscritto un accordo che rappresenta un importante passo per la futura integrazione dello stabilimento di Muggia all’interno del Gruppo Barilla», sottolineano nel quartier generale di Parma. L’obiettivo -confermano alla Barilla- sarà di produrre a Muggia 200 mila tonnellate di pasta all’anno per aumentare la capacità produttiva in Italia. Trieste, dopo il caffè, si prepara a diventare così capitale della pasta e dei sughi pronti.

Pasta Zara, nell'ambito del piano di salvataggio (sono 153 i dipendenti attualmente in forza allo stabilimento), ha siglato con Barilla l'accordo per cedere la fabbrica di Noghere, incluso un contratto di imballaggio, confezionamento ed etichettatura dei prodotti Zara per un periodo di cinque anni.

Pochi giorni fa il via libera con l’accordo siglato con i sindacati. I 118 milioni serviti ad acquistare lo stabilimento di Pasta Zara fanno parte di una strategia di rilancio della capacità produttiva di Barilla nel nostro Paese anche come reazione anti-pandemia. Nel 2019 il fatturato del colosso emiliano, uno dei marchi più importanti del Made in Italy, è cresciuto del 3% (al netto dell’effetto cambio), a quota 3,62 miliardi. Muggia, terzo impianto del gruppo in Italia, potrebbe essere la base produttiva di prodotti anche innovativi per aumentare la forza industriale sul mercato domestico.

Alla base della scelta di investire a Trieste il gruppo Barilla “orgogliosamente italiano da 143 anni” fa sapere che ha giocato in modo importante la localizzazione del sito vicino al porto di Trieste che «permette al gruppo di servire i mercati di Nord Africa e Asia». Lo sbarco della Barilla a Trieste si innesta così nel futuro industriale di una città dove il porto agisce sempre più come catalizzatore industriale grazie anche ai suoi collegamenti intermodali. Lo sbarco del colosso emiliano a Trieste, con la creazione del terzo stabilimento per la produzione di pasta nel mondo, diventa un passaggio fondamentale nella strategia di espansione del gruppo dove l’estero oggi vale metà del fatturato.

L’acquisizione a Nordest si inserisce anche in un piano di rinnovamento degli asset industriali e aumento della capacità produttiva. Barilla, che possiede 28 siti produttivi (14 in Italia e 14 nel resto del mondo) ed esporta i propri prodotti in un centinaio di Paesi, ha rilanciato la presenza sui mercati esteri con investimenti significativi in Gran Bretagna, Francia, Russia e Stati Uniti dove il gruppo ha una quota di mercato superiore al 34%. Barilla, con i suoi 8.480 dipendenti nel mondo, ha reagito peraltro all’emergenza pandemia che ha colpito l’economia mondiale investendo 1 miliardo di euro in Italia nei prossimi cinque anni e altri 400 milioni in tutto il mondo, come hanno annunciato al Sole il presidente Guido Barilla e l’amministratore delegato Claudio Colzani: «In momenti storici come questo bisogna reagire con tempestività e coraggio».

Il gruppo fa sapere di aver affrontato la grave discontinuità causata dall’emergenza con «consapevolezza e determinazione, così da garantire massima sicurezza delle proprie persone e piena continuità operativa in tutte le geografie del Gruppo». Questa cifra di 1 miliardo rappresenta la maggioranza degli investimenti del gruppo e riguarderà tre filoni strategici: rinnovamento degli asset industriali, l’aumento della capacità produttiva, l’innovazione di prodotto e l’adozione di nuove tecnologie nell’industria 4.0.

Durante il lockdown c’è stato un picco con le vendite salite dal 2 al 10% anche come effetto di una tendenza all’accapparamento, ma ora lo scenario è di estrema cautela in vista di un autunno difficile per l’economia italiana che potrebbe abbattersi sui consumi. In Italia intanto è partito un piano di rilancio della pasta di grano duro italiano selezionato sviluppando la filiera e coinvolgendo oltre 8 mila aziende agricole in 13 regioni. Una delle decisioni più importanti, in linea con il piano di sostenibilità del gruppo, è stata la sostituzione dell’olio di palma nei rpodotti da forno con l’olio di girasole. —

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