In Fvg è emergenza liquidità per un imprenditore su due

É sempre più crisi di liquidità per le aziende nordestine

A causa della crisi di domanda che si è innescata con la pandemia Covid-19. Richieste record per il fondo di garanzia Pmi: superato il milione di domande

TRIESTE Più di un’impresa su due in Friuli Venezia Giulia avrà problemi di liquidità nel post Covid. È quanto emerge da un approfondimento del Sistema informativo Excelsior su un universo nazionale di 1 milione 380mila imprese con almeno un dipendente, condotto tra il 22 giugno e il 6 luglio da Unioncamere in accordo con Anpal, organismo di diritto pubblico vigilato dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Obiettivo dell’indagine era di valutare le prospettive occupazionali a seguito dell’emergenza coronavirus, questione evidentemente connessa al nodo risorse.

Il dato regionale si inserisce in un contesto nordestino in cui i problemi di liquidità sono attesi dal 53,2% del campione, un dato inferiore alla media nazionale del 58,4%, ma anche il meno pesante rispetto a Nord Ovest (53,8%), Centro (60,3%) e Isole (65,2%). La crisi di domanda che si è innescata con la pandemia Covid-19 e il clima di incertezza sui tempi del recupero, legato anche alle diffuse criticità sui mercati globali, fanno temere a molte imprese di non poter generare i flussi di cassa necessari a garantire l’ordinaria operatività aziendale.


Intanto il fondo di garanzia per le Pmi supera il milione di domande. Soddisfatti per il funzionamento della macchina l'Abi, il Mcc e i rappresentantI del Governo. Plaude anche Confindustria che però avverte gli imprenditori: occhi a nuovi debiti che potrebbero ostacolare la ripartenza. A livello Paese le aziende che prevedono un contraccolpo alla ripresa della pausa estiva sono complessivamente 780mila, mentre si fermano a 565mila quelle alle quali si prospetta un futuro meno difficoltoso sul versante finanziario. Entrando nel dettaglio, Excelsior informa che chi ha reagito allo shock generato dall’emergenza operando stabilmente sui mercati internazionali e chi poggia su strategie avanzate e integrate di digitalizzazione mostra una solidità finanziaria relativamente maggiore.

Non a caso, queste due categorie mostrano percentuali migliori della media del campione tra i 3 e i 6 punti. Al contrario, soffrono maggiormente le micro imprese (1-9 dipendenti) per le quali raggiunge il 60,4% la quota di quante segnalano un insufficiente livello di liquidità, una situazione che migliora sensibilmente al crescere della dimensione di impresa, arrivando al 44% nelle imprese over 250, peraltro poche in Fvg. La ristorazione e i servizi legati alla filiera del turismo rappresentano il settore più colpito dagli effetti della carenza di liquidità, segnalata da poco meno di tre quarti delle imprese (73,8%), dal momento che segmenti importanti del comparto, come quello legato alle presenze straniere nelle città d’arte hanno ripreso solo molto marginalmente. Problemi di liquidità superiori alla media del comparto terziario anche per gli altri servizi alle persone (che comprendono le attività ricreative, culturali e sportive) e per l’istruzione e la formazione privata.

Tra i settori industriali è invece la filiera della moda, anche in regione, ad avere risentito più sensibilmente delle conseguenze del lockdown, tanto che problemi di liquidità sono indicati dal 68% delle imprese del comparto, ma quote superiori al 60% si osservano anche nel legno-arredo e nell’industria della carta. Situazione di sostanziale equilibrio tra le imprese con e senza problemi di liquidità nella meccanica e nelle industrie elettriche ed elettroniche. L’approfondimento si aggiunge a un altro focus di inizio agosto in cui solo un’impresa nordestina su cinque prevede di ritornare alla situazione pre-Covid in tempi brevi.—
© RIPRODUZIONE RISERVATA