Debellini: «Turismo invernale al buio, le aperture imprevedibili e incerte»

Il presidente di Th Resort, primo operatore della ricettività alberghiera nelle località sciistiche. «Estrema preoccupazione a causa di restrizioni, allarme contagio e assenza degli stranieri»

PADOVA. «In questi giorni è sceso il buio sulla stagione sciistica invernale ed il futuro delle aperture è assolutamente imprevedibile e incerto». A dirlo Graziano Debellini, presidente di Th Resort, il primo operatore del turismo alberghiero dell'arco alpino in Italia. Un gruppo moderno, partecipato anche da Cassa Depositi e Prestiti, che conta solo sulle Alpi su dodici hotel di prestigio, tutti nei più noti centri turistici montani, e che dà lavoro a oltre 1.500 addetti.

Si respira un'aria di incertezza a proposito della stagione invernale 2020-21: Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia e Alto Adige sono zona rossa. Non certo un buon viatico per una stagione che dovrebbe partire a breve, qual è la vostra sensazione?

«Siamo estremamente preoccupati: tutto l'arco alpino centrale e occidentale è attualmente in condizione di allarme contagio e le restrizioni sono tantissime: nelle zone rosse non si può circolare liberamente, tanto meno per turismo. Proprio per questo motivo molti gestori di impianti sciistici non hanno ancora deciso se aprire o meno. Nel contempo la congestione delle strutture sanitarie causa Covid riduce posti letto anche nei reparti ortopedici, reparti che devono essere garantire piena funzionalità durante la stagione sciistica. Il turismo internazionale, che pesa circa per il 40% sul valore della stagione, è assente. Nel frattempo Valeria Ghezzi, presidente dell'Anef (l'associazione di categoria degli impianti sciistici, ndr), fa sapere di non avere trovato ancora un accordo con il Governo sui protocolli per la gestione dell'emergenza. Condizioni come queste non sono certo un buon viatico per affrontare le aperture invernali».

Quanto rischia di costare al territorio e alle imprese del settore la perdita della stagione invernale 2020-21?

«C'è chi parla di circa 50 miliardi di euro, una stima di massima condivisa da molti colleghi ed esperti del settore. Il turismo invernale è costoso, perché ai pernottamenti si devono aggiungere le attrezzature, i pass per gli impianti e altro. A questo si deve aggiungere la consapevolezza che quando di parla di stagione invernale non si parla solo di alberghi ma di un indotto complesso fatto anche di bar, ristoranti, commercio al dettaglio, servizi aggiuntivi e così via. Il Covid fino ad ora ha inciso sui ricavi del settore tagliandoli di circa il 60%, ma la stagione invernale per i territori montani è strategica. Circa l'80% o addirittura il 90% delle economie di queste aree si basa sul turismo e una stagione che venisse meno sarebbe un colpo durissimo per queste comunità».

Graziano Debellini

Un colpo pesante anche all'occupazione del settore, voi come state pensando di regolarvi?

«Vede, i circa 1.500 collaboratori che ogni anno fanno la stagione invernale con noi sono ragazzi e ragazze spesso del Sud Italia che lavorano anche nelle nostre strutture estive. Uomini e donne che hanno scelto un'occupazione nel turismo e che si impegnano a fondo nel loro mestiere. Credo che riusciremo ad attivare per loro i necessari ammortizzatori sociali. Detto questo penso anche che il Covid possa essere un'opportunità». In che modo? «Siamo consapevoli che il turismo in Italia debba fare molti passi in avanti sia in termini di competenze digitali che di sostenibilità. Per questo stiamo offrendo ai nostri manager un nuovo master che ci permetta di superare un gap tecnologico e culturale di vecchia data. Ma nella formazione professionale vogliamo coinvolgere tutti i nostri collaboratori, così da fornire loro strumenti di crescita necessari per affrontare il futuro di un settore in rapido cambiamento».

Il Covid modificherà il turismo come lo conosciamo?

«A Davos i grandi del pianeta parlavano già a luglio di Great Reset. Il turismo del post pandemia non tornerà quello di prima: si dovrà affrontate il tema dei valori immobiliari aprendo un confronto serio tra proprietari e gestori. È possibile poi che tema della sostenibilità imponga una revisione delle modalità di offerta turistica ad un pubblico sempre più sensibile alle questioni ambientali. Probabile anche una regionalizzazione del turismo. Ma ciascuna rivoluzione ha le sue transizioni ed ora siamo nel pieno di una situazione drammatica. La crisi di liquidità che ci troviamo di fronte è drastica e il rischio di infiltrazioni criminali all'ordine del giorno. Anche per questo ad aprire le lezioni del nostro master è stato il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho. Il suo è stato un intervento straordinario che ci ha ricordato che la libertà del lavoro è un valore imprescindibile e che le mafie agiscono per sottrarre questa libertà».