La sciagurata storia di Mercatone Uno, un crac da 800 milioni: "Ci avete rubato il futuro"

I numeri li mette in fila William Beozzo, fondatore e guida dell’associazione AssoMUNO, che raggruppa i fornitori di Mercatone One: “600 milioni di debiti verso fornitori, 117 milioni di debiti verso l’Erario, 29 milioni di debiti verso lo Stato per contributi previdenziali non versati (attingendo a piene mani alla CIG)"

PADOVA. Marco Pantani a cavallo della sua bici nella biglia gigante, all’altezza di Imola, sulla A14. La vicenda di Mercatone Uno, il suo finale così drammatico, chiuso in quattro righe sullo striscione dei dipendenti srotolato sotto la grande insegna sbiadita: “Avete rubato il futuro a 1800 famiglie”. Lo sfregio finale, alla memoria e al dramma umano del Pirata, con la vendita dei suoi cimeli, tra cui due delle sue bici e alcune maglie, una gialla del Tour de France, due rosa del Giro d'Italia.

La morte di un’azienda che era un po’ il racconto di un’Italia di altri tempi, la classe media, le vacanze in riviera romagnola, l’ambizione della provincia industriale che si prende il suo posto nelle ribalte nazionali, il sogno dell’Ikea tricolore.

Dagli albori sono in tutto 45 anni di storia imprenditoriale finiti, dopo un’agonia lunga. Troppo lunga per un esito così. Il Mise ha deciso che era ora di staccare l'ossigeno, stop a 5 anni di amministrazione straordinaria dove si è visto tutto il brutto del fine vita di un’azienda. Il ricordo di quello che era: nel 2010 un gruppo da 800 milioni di euro, oltre 80 negozi e 4.500 dipendenti impiegati.

Ma quanto sia costata questa vicenda è un conto che finora hanno fatto, oltre ai dipendenti, i fornitori, che hanno tenuto duro credendo nel salvataggio e nel pagamento di fatture totali per 600 milioni. I numeri li mette in fila William Beozzo, fondatore e guida dell’associazione AssoMUNO, che raggruppa i fornitori di Mercatone One: “600 milioni di debiti verso fornitori, 117 milioni di debiti verso l’Erario, 29 milioni di debiti verso lo Stato per contributi previdenziali non versati (attingendo a piene mani alla CIG): una cifra intorno agli 800 milioni a cui vanno aggiunti i debiti derivanti dalla scellerata vendita a Shernon. Questi sono i numeri del crack di Mercatone Uno di fronte ai quali quasi 500 fornitori, di cui ben oltre 100 associati ad AssoMUNO, come confermato dagli  attuali Commissari Straordinari, non contano nulla. Questo è anche il senso che rimane guardando il comportamento dello Stato sulla vicenda, testimoniato dall’operato delle due Amministrazioni Straordinarie, (con un passaggio di vendita tra una e l’altra, oggetto di richiesta di annullamento ad opera del Tribunale di Milano) colpevoli di aver vanificato quanto rimasto dopo il crack della proprietà Cenni e Valentini. Amministrazioni Straordinarie, emanazione del MISE organismo controllante, che ha sempre preferito dialogare - nelle aule dei Tribunali e negli uffici ministeriali - con chi il crac lo ha causato”.

Una gestione commissariale durata 5 anni, il passaggio nel 2018 di 55 negozi più la famosa sede della biglia di Pantani alla Shernon con strascichi giudiziari dei quali ancora non c’è alba, gare andate deserte, le ipotesi di spezzatino. Una storia triste con procedimenti aperti in tre procure, Genova, Milano e Bologna.

Inizia tutto dalla crisi del 2015, 450 milioni di debiti, l’azienda chiede il concordato preventivo ad aprile l’azienda viene ammessa all’amministrazione straordinaria. Iniziano i bandi di vendita che però finiscono deserti, e in contemporanea cominciano i guai. Nel gennaio 2017 alcuni ex vertici aziendali tra i quali figura anche il fondatore Romano Cenni (morirà un paio di mesi dopo) finiscono sotto indagine da parte della Procura di Bologna, con le accuse di bancarotta fraudolenta per distrazione di denaro.

Intanto un anno e mezzo dopo, siamo nel giugno del 2018 viene chiuso l’accordo con Shernon Holding, creata sei mesi prima con azionisti società di diritto maltese Star Alliance Limited in mano a due soci italo-svizzeri, Valdero Rigoni e Michael Tahlman con l’impegno a versare 15 milioni di euro.  

Il 6 luglio 2018 viene siglato un secondo accordo: riguarda la cessione di 13 punti vendita al gruppo Teramano Cosmo Spa (insegna Globo) della famiglia Di Nicola che si impegnano a versare subito 20 milioni di euro.

Il resto è storia recente, dopo 8 mesi dall'acquisizione dei punti vendita la Shernon Holding passa sotto la proprietà della Maiora Invest, una srl di Padova controllata ancora dai due soci italo-svizzeri. I due nuovi vecchi soci presentano però al tribunale di Milano nell'aprile del 2019 domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo. Dopo un mese il Tribunale di Milano dichiara il fallimento della Shernon, con 90 milioni di euro di debiti materializzatisi in nove mesi, e la chiusura di tutti i 55 punti vendita.

Nel mese di febbraio arriva una piccola buona notizia con l’acquisizione di 11 punti vendita da parte di due imprenditori. Sempre agli inizi di febbraio il Tribunale di Bologna, in primo grado e con rito abbreviato, dichiara insussistenti le accuse di bancarotta fraudolenta a carico delle famiglie Cenni e Valentini (e relativi manager, sei gli indagati) che avrebbe portato al crac di Mercatone Uno nel 2015. Procedimento avviato durante la prima gestione commissariale e ricorda Il Sole 24 Ore da cui si puntava a recuperare 300 milioni di euro per soddisfare i creditori. Mentre a settembre sono state chiuse le indagini per Shernon Holding, e agli ex soci sono stati contestati 2,5 milioni di euro con le ipotesi di reato di bancarotta con distrazioni e dissipazioni di somme di denaro.

Il 19 novembre il Mise ha deciso di staccare la spina alla gestione commissariale, dando un respiro di 12 mesi di Cig ai 1300 dipendenti rimasti in Mercatone Uno.