Illycaffé apre a Rhone Capitale: "Sarà un compagno di viaggio strategico non finanziario"

Accelerare il processo di internazionalizzazione dell'azienda negli Stati Uniti e garantire il passaggio generazionale. Così Andrea Illy, spiega perché per cui per la prima volta nella storia della società l'azienda apre ad un socio non familiare. Anche Il Polo del Gusto cerca partner ed è pronto a nuove acquisizioni

TRIESTE. Il fondo di private equity Rhone Capital vicinissimo all’ingresso in Illycaffè. Lo scrive Il Sole 24 ore ripotando delle indiscrezioni secondo le quali i fratelli Illy avrebbero scelto l’investitore dopo un lungo processo di selezione gestito dall’advisor Goldman Sachs. Rhone Capital dovrebbe entrerà nell’azionariato, con circa un 20 per cento di Illy Caffè.

A vendere sarà il gruppo Illy, dove soci sono appunto i fratelli omonimi. La valutazione complessiva dell’azienda del caffè sarebbe invece di poco superiore al miliardo di euro, dice ancora il quotidiano di Confindustria e quindi la quota di Rhone Capital sarebbe stata valutata attorno ai 200 milioni di euro. Resterebbero da definire alcuni aspetti legali e contrattuali della transazione, come ad esempio il «lock up» (cioè il periodo in cui c’è il vincolo a restare investiti nella società ndr) e la possibilità eventuale per la famiglia Illy di ricomprare la quota in futuro.

Rhone Capital, conosciuto in Italia per la partecipazione nella catena Unieuro da cui ha disinvestito a gennaio 2020, avrebbe superato la concorrenza di altri fondi sul dossier, come Blackstone, Advent, Oaktree, TowerBrook e Bain Capital afferma ancora Il Sole. Accelerare il processo di internazionalizzazione dell'azienda - e farlo negli Stati Uniti - e garantire il passaggio generazionale.

Così Andrea Illy, spiega perché per cui per la prima volta nella storia della società (tranne un breve episodio 40 anni fa) la illycaffè apre a un socio non familiare. Il presidente della società definisce dunque Rhone Capital «futuro compagno di viaggio», scelto dopo una selezione cominciata oltre un anno fa e affidata a Goldman Sachs. Un ingresso deciso per motivi «strategici e non finanziari».

«La illycaffè è la marca di caffè più globale al mondo, siamo in oltre 140 paesi e due terzi del fatturato è sviluppato fuori dall'Italia, ma siamo ancora 'tascabilì, per diventare marca globale dobbiamo ancora fare un grande sviluppo, e vogliamo farlo negli Stati Uniti», spiega Illy. Da questo punto di vista, «le elezioni sono per noi motivo di conforto, e concentrare gli sforzi su un mercato unico come gli Stati Uniti è una scelta strategica importante».

La seconda finalità è il passaggio generazionale: «Ho guidato la illycaffè per 26 anni, ora va dato spazio alla quarta generazione, che è preparata ma riteniamo che, per la dimensione del mercato e per la sua complessità, vadano create le condizioni perché questo passaggio sia verso un capitale e una governance aperti», sintetizza Andrea Illy. Insomma, una «family business atipica: controllo familiare ma gestione manageriale».Scopo dell’ingresso del nuovo socio è lo sviluppo del mercato retail statunitense.

Riccardo Illy

Le ricerche da parte dell’advisor Goldman Sachs, iniziate a inizio 2020 avevano subito uno stop a causa del coronavirus. ma poi avevano subito uno stop per colpa del coronavirus. Illycaffé spa ha chiuso il 2019 con ricavi pari a 520,5 milioni di euro, in aumento del 7,7% rispetto all’anno precedente, in continua crescita in tutte le principali aree geografiche, canali distributivi e categorie di prodotti.

L'azienda ha oltre 100.000 punti vendita in 140 Paesi, la maggior parte dei quali sono stati in lockdown o severamente compromessi nei consumi. Nonostante questo, Illycaffè ha spiegato il presidente Andrea Illy in una recente intervista «è stata capace di recuperare notevolmente, ancorché non del tutto, consumi nel canale alimentare e della casa, attraverso il canale retail e quello digitale. Ci aspettiamo che quando i consumi del mondo fuori casa riprenderanno la quasi normalità, si aggiungeranno alla crescita che nel frattempo abbiamo ottenuto nel canale alimentare. Il mix sarà leggermente più spostato sulla casa», visto che nel «new normal» ci si sposterà probabilmente un po’ meno.

La partita con Rhone Capital è, in parte, correlata al riassetto della holding a monte del gruppo: nel gennaio scorso il fondo Peninsula Capital ha trovato un’intesa per acquisire il 23% della holding da Francesco Illy, uno dei fratelli che punta a uscire dal capitale. Ma l’ingresso del fondo Peninsula è soggetto al gradimento degli altri fratelli Andrea, Riccardo e Anna, insieme alla madre Anna Rossi. Va ricordato che nell’altra società operativa, Il Polo del gusto, che raggruppa i the Dammann Frères, il cioccolato Domori, la pasticceria Prestat, confetture (Agrimontana), vini (Mastrojanni) ed è guidata da Riccardo Illy, punta a trovare un partner di minoranza (tra il 20% e il 40%) per accelerare la crescita, sulla base di una valutazione complessiva attorno ai 250 milioni. Il partner dovrebbe essere individuato nel 2021.

«Abbiamo ripreso il dialogo, nonostante la pandemia, con i potenziali investitori. Con alcuni è proseguito, altri con la crisi non faranno investimenti, entro fine anno completeremo la selezione dell'advisor e poi la ricerca del partner, che forse avverrà nel 2021» ha spiegato Riccardo Illy consigliere unico del Polo del Gusto. L'ingresso di un socio consentirà di rafforzare patrimonialmente le società già partecipate, aumentare la partecipazione in quelle aziende come la Agrimontana, e poi investire nel settore vitivinicolo: «La trattativa con Barolo è in corso anche se è rallentata ma entro l'anno si deciderà».

Ci sono anche altre due «potenzialità: concluderemo con qualcuna di queste». Contatti sono in corso anche con i francesi di Taittinger, produttori di champagne. «Domori distribuisce champagne Taittinger da due anni e mezzo. È una azienda familiare che ha anche partner finanziari. Io ho indicato loro il nostro interesse, se qualcuno dei partner dovesse uscire, ad acquistare una piccola partecipazione. Non c'è ancora una trattativa ma un pour parler; i soci sanno che a noi farebbe piacere entrare nel capitale».

Il Polo mira anche a società produttrici di biscotti e caramelle, guardando anche in questo caso a Italia, Francia, Gran Bretagna, Paesi che «nei biscotti hanno una bella tradizione, interessanti trend anche di aziende piccoline, suscettibili di grande crescita, che è quello che vogliamo far crescere», ha concluso Riccardo Illy.