Alberto Zanatta, di Tecnica Group: «Ancora tre mesi di bufera, poi la ripresa, ma sarebbe gravissimo chiudere le piste»

Dal profilo Instagram di Tecnica

Parla il nuovo vice presidente di Assindustria Venetocentro con delega al territorio di Treviso: "Mi preoccupo di più per l’indotto che per noi. Per Tecnica l’Italia pesa solo per l’8 per cento del fatturato totale, lavoriamo molto bene all’estero e al momento si scia in America, e spero - dita incrociate - che si scierà anche in Francia e Svizzera, o in Austria"

TREVISO. È il vice presidente vicario con delega al territorio di Treviso: significa che nella squadra di Leopoldo Destro è lui il referente per la Marca, l’uomo a cui dovranno rivolgersi le imprese locali associate ad Assindustria. Alberto Zanatta è presidente del Gruppo Tecnica Spa. di Giavera del Montello, leader internazionale per le calzature e le attrezzature da montagna, produttore e inventore dei celeberrimi Moon Boot.

È la prima volta che Assindustria assegna un vice presidente con la delega per Treviso. Perché questa scelta?

«Lo prevede la nuova struttura di governance: i presidenti tendenzialmente si alterneranno, tra quattro anni - anche se non c’è scritto - dovrebbe esserci un trevigiano alla guida di Assindustria, secondo il buon senso. Se oggi c’è un presidente di rappresentanza padovana, per evitare di perdere il contatto con il territorio serve un vice che possa fare da raccolta e supervisione delle istanze del territorio».

È una delle richieste della base? Dettata dal timore che con un presidente padovano l’anima trevigiana di Assindustria finisse in secondo piano?

«Sì, era una richiesta arrivata dai colloqui con gli attori del territorio: bella, interessante la fusione, ci dicevano, ma non perdiamo la presa con la nostra realtà locale».

In cosa il tessuto trevigiano è diverso dal padovano? «A Padova ci sono aziende storiche di medio-grande dimensione con una guida di seconda o terza generazione, il nostro tessuto è un po’ più giovane, ed è diversa la predisposizione a partecipare alle attività dell’associazione». Il suo primo atto concreto nel nuovo ruolo?

«Abbiamo il consiglio di presidenza tra qualche giorno, ci conosceremo con gli altri vice in maniera ufficiale per condividere il programma di lavoro di Leopoldo Destro, che ci darà l’indirizzo e le priorità».

Progetto di fusione con Venezia: da dove si riparte?

«È presto per parlarne, questa è una delle cose che vanno discusse con il presidente Destro. Ci sono delle progettualità, c’era un percorso già ben avviato ma con questa emergenza è stato tutto messo in stand-by. Dobbiamo incontrarci e capire dov’eravamo arrivati».

La priorità, oggi, qual è? Che arrivino i ristori dallo Stato, o che si lavori per riaprire il più possibile tutte le attività e si torni alla normalità in tempi rapidi?

«Iniziamo col dire che l’emergenza è totale, per cui ci vuole un buon mix di ingredienti per la ripartenza e di ristori. Alcuni settori sono totalmente devastati. Pensiamo agli aeroporti, o alle navi da crociera, e tutto l’indotto, dal facchinaggio alle agenzie, fino al catering per i voli. In questo momento, quindi, per alcuni settori è priorità assoluta ottenere i ristori. Solo la liquidità permetterebbe loro di arrivare fino alla fase successiva, in sui potrà parlare di ripartenza».

Veniamo alla cronaca: si discute se cancellare la stagione sciistica. Quanto sarebbe grave per l’indotto trevigiano dello sport system, e per la sua azienda?

«Mi preoccupo di più per l’indotto che per noi. Per il Gruppo Tecnica l’Italia pesa solo per l’8 per cento del fatturato totale, lavoriamo molto bene all’estero e al momento si scia in America, e spero - dita incrociate - che si scierà anche in Francia e Svizzera, o in Austria. Ma è assurdo: sembra che si vada a prendere il virus in montagna. Temo che invece si prenda a scuola o sugli autobus. Spiegatemi cosa succede di pericoloso in montagna. Peraltro la montagna non è solo sci, e le Alpi non sono tutta Cortina, con le persone in coda agli impianti. Mi sento più protetto in coda lì, con occhiali, il bavero, i guanti, che in coda allo sportello delle Poste. E pensiamo all’indotto: ne risentono albergatori, operatori, negozi, ristoranti, tutti i servizi che gestiscono le seconde case».

Il 2021 sarà un anno di ripartenza?

«Agli imprenditori dico di tenere duro adesso, pensando che fra tre mesi la tempesta sia finita. Chi ha mercati internazionali e vari prodotti ha un rischio diversificato, ma mi rendo conto che per altre realtà anche tre mesi sono un orizzonte lontanissimo, perché manca la cassa».

Ma che manchino solo tre mesi di “bufera” è una sua speranza, o una proiezione concreta sulla base di qualche dato?

«Guardi, l’imprenditore dev’essere ottimista per natura. Mi passi la battuta, ma non posso fare come i virologi in televisione che dicono durerà ancora per anni. Io, invece, dico che dopo la tempesta esce sempre il sole, siano tre mesi, o due, o quattro». —