Visentin: "Al Cuoa borse di studio per i neolaureati, saranno gli interpreti del nuovo umanesimo digitale"

Federico Visentin, presidente del Cuoa

L'offerta formativa avrà un un peso rilevante nella fatidica distribuzione dei fondi europei annunciati per il 2021, ha poi sottolineato spiegato il presidente della business school vicentina

La ripresa? Può spuntare da quelle borse di studio che, dopo un certo oblio, oggi ritornano a essere così utili.

"E' uno strumento da riattivare" conferma Federico Visentin, 57 anni, dal 2016 Presidente del Cuoa, Business School con sede nella settecentesca Villa Morosini di Altavilla Vicentina. Amministratore delegato di Mevis, impresa di famiglia che produce componentistica metallica di precisione a Rosà, Visentin è anche vicepresidente nazionale di Federmeccanica con delega a un''"Education" molto affine alla formazione dirigenziale di cui il Cuoa si occupa da oltre sessant'anni.

 Presidente Visentin, lei a chi pensa per queste borse di studio?

"A tanti giovani laureati in materie scientifiche, attualmente disoccupati o sottoccupati. In mezzo a loro c'è anche chi può mettere in campo una spiccata vocazione per i Big Data, per quell'analisi degli algoritmi che, in un presente così incerto e complesso, danno per lo meno delle indicazioni sul futuro che ci attende".

 Quanto bisogno ce n'è?

"Il covid lo ha reso ancora più impellente e diffuso, così come tutte le competenze in ambito digitale. Lo abbiamo rilevato anche al Cuoa, ascoltando le aziende e il territorio in genere. Avendo peraltro cura di precisare che qui formiamo persone, prima ancora che fornire numeri".

 In cosa si traduce questa priorità?

"Nella continua definizione di un umanesimo digitale dove le competenze tecnologiche siano sempre finalizzate a scelte responsabili e lungimiranti".

 Resta da capire quanta voglia ci sia oggi in giro di finanziare le ricerche di giovani laureati.

"Dipende dalla percezione dell'emergenza in corso. L'ha compreso la Camera di Commercio di Vicenza, erogando durante quest'anno 150mila euro fra borse di studio e contributi a imprese per l'innovazione tecnologica".

 All'atto pratico, cosa possono fare questi giovani, una volta inseriti?

"Ad esempio decifrare i big data per capire meglio come potranno trasformarsi ulteriormente i consumi, già cambiati in modo radicale nel pieno della pandemia".

 Certo che, oltre al prestigio e alla crescita della propria immagine, il privato deve pensare anche a un ritorno economico...

"Vero, ma proprio l'offerta formativa sembra destinata ad avere un peso rilevante in questa fatidica distribuzione dei fondi europei annunciati per il 2021. In effetti, ha senso ipotizzare che siano elargiti in presenza di progetti di innovazione concreti e sostenibili".

 Nel frattempo quale ruolo si ritaglia  il mondo accademico in questo contesto?

"Continua a trovare nel Cuoa un punto di riferimento, come dimostrano i quattro atenei appena entrati nel nostro network universitario: Politecnico di Torino, Sapienza di Roma, università di Bari e Palermo. Si aggiungono ai sette che c'erano già per alimentare nuove alleanze strategiche".

 In concreto, da dove deriva questa credibilità?

"Da un'attenzione alle giovani generazioni che è da sempre nelle corde di questa scuola. Quando il Gruppo Legno di Unindustria Treviso lanciò un allarme sulle prospettive di sviluppo di un settore fondamentale di quel distretto come l'arredamento, il Cuoa lo ha raccolto. Da lì, tre anni fa, è nato Brand Ambassador, percorso formativo in marketing management per neolaureati subito sostenuto da varie aziende trevigiane".

 L'apertura al nuovo si profila dunque come tema prioritario dopo le drastiche chiusure provocate dalla pandemia. Con quali riflessi nella formazione?

"Cruciali, dato che, come rilevato da una nostra indagine svolta durante il lockdown, oggi la domanda principale in arrivo dalle imprese è quella di un nuovo management".

 Per fare cosa?

"Governare virtuosamente i cambiamenti già in corso all'interno di mercati pesantemente condizionati dalla pandemia. Ma ciò significa aprire davvero tutto il possibile, compresi i capitali aziendali".

 Ovvero?

"Individuare le strategie grazie a cui trovare alleanze, ampliare le proprie basi azionarie, e magari farsi le spalle più forti anche all'estero. Ne abbiamo visti troppi di gioielli Made in Italy puntualmente assorbiti da gruppi stranieri armati più di capitali che di idee. Adesso è più che mai necessario invertire la rotta".

 Formando che tipo di manager?

"Professionisti in grado di trasferire nel nostro territorio modelli di sviluppo attecchiti con successo in altre parti d'Europa, dove tante imprese familiari come quelle venete hanno saputo mantenere la propria identità aprendosi verso l'esterno, tramite investimenti e sinergie calibrati nel modo giusto. Per fare un esempio,oggi una ricerca fatta secondo i crismi può dare le ali ad aziende del settore "automotive", così importanti nel nostro territorio. Ma per realizzarla occorrono basi robuste, prospettive oltre l'immediato".

 Tirando le somme di questo 2020, un anno di didattica a distanza cosa dice al Cuoa?

"Che docenti e studenti condividono la stessa, prepotente voglia di tornare a guardarsi in faccia. Nel piano triennale in corso era comunque previsto, già prima del covid, un 30% di elearning necessario in una scuola come la nostra per razionalizzare costi e attutire distanze. Ma adesso ci manca terribilmente il 70% di lezioni in presenza, preziose anche per quegli scambi di esperienze fra studenti che concorrono a rendere unica la frequentazione del Cuoa".

 Di nuovo l'importanza dei contatti personali.

"Senza i quali, non possiamo parlare di umanesimo digitale".