Thelios vede positivo dopo un anno difficile: «Già 220 assunzioni per il “gioiello” Dior»

Giovanni Zoppas è il ceo di Thelios, il colosso longaronese nel campo dell’occhialeria

L’amministratore delegato Giovanni Zoppas «orgoglioso per l’accordo raggiunto e per i risultati che si prospettano di fronte a noi»

BELLUNO. «Abbiamo inserito 155 persone nel 2020 e altre 65 dal 1° gennaio 2021 per far fronte all’arrivo della Maison Dior e siamo davvero orgogliosi dei risultati che si prospettano di fronte a noi».
È davvero profondo il sospiro di sollievo di Giovanni Zoppas, amministratore delegato di Thèlios. Siamo nel pieno della pandemia, ma la sua fiducia sconfigge anche la preoccupazione. «Dal 1° gennaio abbiamo messo in moto definitivamente la macchina iniziando anche a distribuire al mercato mondiale la prima collezione di Thélios per Dior». fa sapere. «Un traguardo importante che segna il vero salto dimensionale per Thélios, anche dal punto di vista economico. Ci siamo preparati a lungo per dare vita a questa nuova partnership, che è per noi il riconoscimento da parte del Gruppo LVMH delle nostre competenze e della nostra affidabilità, considerando che Dior è il gioiello della corona».

A quando l’inaugurazione dei nuovi stabilimenti a Longarone?

«L’ampiamento dello stabilimento, che ha più che raddoppiato la produzione della nostra Manifattura a Longarone, è entrato regolarmente in funzione di fatto già a giugno, con i primi prodotti della linea Dior e ci siamo ripromessi in ogni caso di riprogrammare l’inaugurazione non appena il contesto lo permetterà».
Avete ottenuto la validazione UL– Underwriters Laboratories per la collezione primavera/estate 2021 di Stella McCartney che utilizza materie prime alternative con un minore impatto sull’ambiente. Quali le prospettive?
«La sostenibilità è centrale nella strategia di Thélios, che segue in questo una via decisamente intrapresa da tutto il gruppo Lvmh. La recente partnership con la Maison Stella McCartney ci ha portati a realizzare la prima collezione di occhiali eco-friendly».

Come sono le bio-lenti?

«Sono composte per il 40% da olio di ricino e le montature utilizzano una versione di bio-acetato rispettosa dell’ambiente che deriva per il 68% da fibre di legno e cotone e plastificanti di origine naturale. Anche gli astucci sono di origine vegetale e sostenibili. “UL”, l’accreditato laboratorio internazionale indipendente di certificazione per la sicurezza e la sostenibilità, ne ha attestato il limitato impatto ambientale assegnando alla collezione la Environmental Claim Validation (ECV) che conferma la bontà delle dichiarazioni di Thélios in merito alla composizione del prodotto».

E adesso?

«Il nostro obiettivo di medio termine è arrivare all’economia circolare per Thélios, lavorando su materiali, accessori e imballaggi: tutte cose già in cantiere».

Come si apre il 2021 per l’occhialeria?

«Ci auguriamo che il 2021 sia l’anno della ripresa, grazie ai vaccini e a una rinnovata fiducia. Purtroppo, però, l’inevitabile calo della domanda e il cambio di abitudini dei consumatori ha avuto ricadute negative sia sulle realtà dimensionalmente più importanti che, in particolare, su quelle di minori dimensioni».

La terza ondata della pandemia quali ripercussioni potrebbe avere?

«La stagione che si apre è importante senza dubbio, ma tutti dobbiamo imparare a convivere, per un lungo periodo, con un mercato “isterico” e questo vale non solo per il nostro settore. Ce la farà chi è in grado di essere flessibile e veloce. Peraltro la ripresa di alcuni mercati, come ad esempio quello asiatico, ci fa ben sperare».

A proposito, vaccino obbligatorio in fabbrica, come qualcuno ha suggerito?

«L’impresa ha anche un ruolo sociale e come Thélios riteniamo fondamentale fare la nostra parte nella sensibilizzazione del nostro personale».

E lei?

«Quando sarà il mio turno io sicuramente mi vaccinerò».

Anfao ha rinnovato di recente il contratto dell’occhialeria. Tra l’altro senza un’ora di sciopero.

«L’accordo denota la volontà delle parti di procedere unite nell’obiettivo comune di dare nuovo respiro al settore intero. Ritengo comunque che, per il futuro, le aziende nel loro complesso dovranno trovare strumenti, anche contrattuali, per gestire un mercato che, anche per il solo impatto dell’e-commerce, non è più lo stesso».

Che cosa c’è da aspettarsi dal Mido di giugno?

«Ci auguriamo che il posticipo della manifestazione permetta lo svolgimento fisico dell’evento perché, nonostante il supporto della tecnologia, la relazione interpersonale e il contatto sono a mio avviso fondamentali».

Quali sorprese possiamo aspettarci, nel settore e in provincia, dallo sblocco dei licenziamenti il 1° aprile?

«Tutti ci auguriamo che le ricadute della crisi non siano troppo forti, ma siamo consapevoli che lo sblocco dei licenziamenti porterà a un calo dell’occupazione. Ritengo che sia arrivato il tempo per ripensare agli strumenti da utilizzare in tempi di crisi, gli “ammortizzatori sociali”, in modo da trasformarli in “propulsori sociali”: dalla difesa dell’esistente, che pure serve, alla creazione di nuove opportunità dando centralità all’impresa».

Il bonus occhiali 2021 a quali condizioni risulterà una grande opportunità?

«È una iniziativa che permette di superare un problema contingente. Peraltro il settore deve recepire cambiamenti strutturali per mantenere la sua centralità: penso in particolare alla difesa vera e non di facciata del Made in Italy. L’alternativa è commercializzare prodotti Made in China, un’alternativa di corto respiro».

Il Reshoring, ovvero il rimpatrio delle produzioni, è una necessità, o solo un’opportunità?

«In un mondo libero è una opportunità. Il principale gruppo del lusso ha scelto l’Italia per le sue produzioni di occhialeria, è un chiaro segnale della strategicità e del valore del Made in Italy nel mondo. Le condizioni per il rimpatrio delle imprese ci sarebbero. Devono però inquadrarsi in una chiara politica industriale/fiscale». —
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