E-commerce e nuovi portali, Il Covid mette il turbo a imprese e start up digitali

Da sinistra, Sebastiano Favaro, Nicola Possagnolo e Nunzio Martinello, i soci di Noonic

Settore che cresce a differenza di molti altri penalizzati dalla pandemiaPossagnolo (Noonic): «Esigenza di trovare diversi canali di vendita»

PADOVA. Il Covid non rallenta l'economia digitale delle imprese e delle start up che offrono prodotti e servizi ad alto tasso d'innovazione tecnologia e nel mondo del marketing e dell'e-commerce. Mentre a giugno gli arrivi turistici crollavano di oltre il 91%, la produzione e i fatturati dell'industria manifatturiera registravano flessioni intorno al 20% e il commercio e i servizi cercavano di sopravvivere a un sostanziale dimezzamento dei volumi d'affari, il mondo delle web agency e del digital marketing, dell'e-commerce e delle tecnologie 4. 0, viveva una stagione di pieno fermento.

Proprio a causa della pandemia e dei lockdown in tutta Europa le interazioni digitali hanno registrato un boom del +55% dopo un 2019 in crescita del 32% e un 2018 a + 19% mentre, per fare solo alcuni esempi, le presenze fisiche nei cinema si azzeravano, gli abbonamenti alle palestre crollavano del 70% e addirittura l'uso di dispositivi mobili scendeva del 10% a fronte di una ripresa del traffico da pc.

«Tra marzo e maggio è successa una cosa assolutamente inedita» spiega Nicola Possagnolo, fondatore di Noonic, società digitale cresciuta del 50% proprio nel 2020 e pronta a chiudere il 2020 a 3, 3 milioni di euro di fatturato.

«Una parte importante della vendita al dettaglio ha visto completamente bloccati i propri canali commerciali. È nata così l'urgenza di guardare all'e-commerce e della promozione digitale, un tempo considerati secondari. Noi siamo stati presi letteralmente d'assalto e ci siamo mossi di conseguenza accelerando le vendite online dei nostri clienti. Una situazione neppure difficilissima se è vero che soprattutto durante la prima ondata quasi tutte le modalità di consumo a cui eravamo abituati abbiamo cercato di riprodurle dentro casa: chi amava il cinema si è abbonato a Netflix o Disney Channel, chi andava in palestra si è fatto recapitare in casa strumenti per il fitness, e così via. Noi abbiamo acquisito relativamente pochi clienti nuovi, solo un 20% in più, ma abbiamo potuto spingere molto le vendite di chi già si affidava a noi».

Ma se alcune imprese hanno registrato crescite eccezionali, altre hanno segnato il passo, infatti secondo Confartigianato, a giugno 2020 la crescita complessiva delle aziende digitali italiane era "solo" dello 0, 5%. Un fenomeno che si spiega guardando alla composizione del sistema del digitale.

L'analisi settoriale di Confartigianato evidenzia come i tre quarti (74, 5%) delle imprese digitali si concentra in due comparti: 4 imprese su 10 si occupano di produzione di software, consulenza informatica e attività connesse (51. 901 imprese) e un ulteriore terzo elabora dati, fa attività di hosting e attività connesse o portali web (48. 002).Tra quelle che lavorano alla produzione di soluzioni digitali ad hoc c'è la padovana Uqido, 35 dipendenti, 2, 1 milioni di euro di fatturato nel 2019, stabile nel 2020, ma con prospettive positive per il 2021.

«Molte imprese, in piena emergenza Covid, si sono rivolte a noi cercando soluzioni pronte all'uso» spiega Pier Mattia Avesani, fondatore di Uqido.

«Di telefonate ne abbiamo ricevute un'infinità ma di ordini tra marzo e settembre molto pochi. Noi sviluppiamo soluzioni ad hoc e piani di sviluppo a medio termine che coinvolgono spesso tecnologie come quelle della realtà aumentata e virtuale. Strumenti strategici che necessitano di tempi di sviluppo medi. A marzo quasi tutte le imprese hanno congelato gli investimenti e noi abbiamo lavorato sulle commesse pregresse e per sviluppare prototipi per nuovi mercati. Da settembre abbiamo incrementato il portafoglio ordini. Il 2020 non è stato un anno di crescita ma per porre le basi dello sviluppo futuro». --r.s.