La griffe di Chiara Ferragni copia i Moon Boot: ritiro e risarcimento imposti dal giudice

Immagine della campagna Moon Boot dal sito ufficiale del brand

Serendipity, società della nota influencer, ha tentato di difendersi rivendicando l'originalità del proprio prodotto, ma le motivazioni dei giudici sono inequivocabili: non basta aggiungere qualche brillantino e il famoso logo dell'occhio con le ciglia per rivendicare una «pretesa autonomia creativa che si ridurrebbe di fatto all'estrosità conferita ai modelli dall'uso del glitter»

TREVISO. La griffe di Chiara Ferragni ha copiato i Moon Boot: via il prodotto dal mercato, risarcimento danni da pagare al gruppo Tecnica, titolare dello storico marchio di doposci. Lo ha stabilito il tribunale di Milano. Opera d'arteUna sentenza pesante.

Non è la prima, a tutela dei Moon Boot, prodotto di fama planetaria e copiatissimo. C'è un aspetto, sottolineato dai giudici milanesi, che a Giavera del Montello salutano come una grande vittoria: il celebre doposci inventato da Giancarlo Zanatta nel 1969 è un'opera di design industriale che, quindi, viene protetta dalle norme del diritto d'autore (art. 2 n. 10 comma 1 legge 22 aprile 1941 n. 633).

La causa legale

Tutto parte dagli "snow boots" griffati Chiara Ferragni. Nella partita entrano tre aziende che producono e commercializzano questi scarponcini/stivali per il marchio della notissima imprenditrice e influencer: Mofra Shoes di Barletta, Diana Srl e Serendipity Srl, società - quest'ultima - che gestisce il brand Chiara Ferragni Collection. L'ispirazione di quei boots è evidente. Troppo, secondo Tecnica, che fa partire un'azione legale per contraffazione.

Il modello di Chiara Ferragni che copia i Moon Boot

A settembre 2017 si raggiunge quello che in termine tecnico si chiama patto transattivo, ovvero le società della galassia Ferragni si impegnano - dietro accordo economico riservato - a non farlo più, ovvero a non utilizzare di nuovo in futuro «le forme proprie del modello di calzature doposci Moon Boot, in quanto tutelate dal diritto d'autore, e a cessare la produzione e la vendita di una serie di modelli di calzature snow boots recanti il marchio Chiara Ferragni», come scrivono i giudici.

Peccato che l'accordo venga disatteso, e calzature molto simili tornino poco dopo sul mercato sempre a marchio Ferragni. Da lì la nuova causa da parte di Tecnica e ora questa sentenza.

La sentenza

Serendipity ha tentato di difendersi rivendicando l'originalità del proprio prodotto, ma le motivazioni dei giudici sono inequivocabili: non basta aggiungere qualche brillantino e il famoso logo dell'occhio con le ciglia per rivendicare una «pretesa autonomia creativa che si ridurrebbe di fatto all'estrosità conferita ai modelli dall'uso del glitter».

E adesso? Quegli "snow boots" Ferragni sono stati tolti dal mercato, e il tribunale di Milano, sezione XIV specializzata in materia di impresa, ha stabilito che dovrà esserci un risarcimento. Verrà cercato un accordo in forma privata, come spiegano dall'ufficio legale Tecnica, come era già successo in passato per casi simili.

La somma risarcitoria dipenderà anche da quante paia di boots Ferragni "copiati" sono stati venduti: il giudice imporrà di presentare i numeri.

Le reazioni

La soddisfazione in Tecnica è evidente e facilmente comprensibile, sia allo studio legale (gestito da Elena Corrà, che in questa causa ha avuto il supporto dell'avvocato Carlo Sala), sia ai vertici aziendali. Tecnica, signorilmente, non ha fatto il nome delle controparti di questa causa - che compaiono però nella sentenza - come non svela i nomi delle altre «grosse aziende» con le quali in passato ha transato.

«Da anni ci occupiamo della protezione dei nostri marchi - dice Corrà - Moon Boot e Rollerblade sono i più copiati: il primo spesso con prodotti d'alta gamma e made in Italy, il secondo più in Cina». Tecnica ha un vero e proprio ufficio di "scouting" che scandaglia e annusa il mercato a caccia di plagi.

«Si crea un precedente impossibile da ignorare per chiunque pensi ancora di poter copiare il Moon Boot», dice Alberto Zanatta, presidente di Tecnica Group, «Una sentenza che ci consentirà di fare causa a chiunque produca o venda prodotti che abbiano tali forme o forme simili. Un'arma forte per difenderci contro i tanti falsi in circolazione, e non intendiamo certo smettere di perseguire i concorrenti sleali». --

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