La corsa verso Confindustria Vicenza, intervista a Dalla Vecchia: "L'impresa abbia un legame più solido con la scuola"

La mancanza di personale specializzato di ogni tipo è la prima necessità delle aziende, dice. "Ma per risolvere questo problema non si può banalizzarlo con la classica formula abbiamo bisogno di tecnici. Perché le competenze nelle procedure non devono essere fini a se stesse, ma valorizzate all'interno di progetti alimentati da passione e creatività"

Il 15 febbraio, con la presentazione ufficiale all'assemblea dei circa 1.600 soci, riunitisi online, è iniziata la campagna elettorale che, entro primavera, porterà alla designazione del Presidente di Confindustria Vicenza chiamato a succedere a Luciano Vescovi, giunto a fine mandato. Quattro i candidati: gli imprenditori Laura Dalla Vecchia, Mauro Frigo, Alberto Luca, Remo Pedon.

Rispettando l'ordine alfabetico, iniziamo a conoscerli da Laura Dalla Vecchia, 51 anni, presidente della Polidoro bruciatori a gas, azienda di Schio da oltre 400 dipendenti con fatturato 2020 pari a 57 milioni di euro. 51 anni, sposata, madre di due figli, è una dei vicepresidenti della giunta uscente degli Industriali vicentini. 

- Cosa spinge l'imprenditrice Laura Dalla Vecchia a candidarsi presidente di Assindustria Vicenza nell'anno 2021?

"Un lungo percorso compiuto all'interno dell'associazione, dove tutte le cariche che ho assunto mi hanno aiutato a comprendere problemi e a individuare soluzioni tramite scambi e confronti con altri imprenditori. Ciò comporta il fatto che ora sento di avere le competenze e la sensibilità necessarie per affrontare le più diverse situazioni all'interno di una realtà associativa così importante e diversificata".

- Una delle prime cose che si propone di fare, se fosse eletta?

"Mi sta molto a cuore la condivisione di obbiettivi comuni per tutte le categorie rappresentate, a cominciare dalla sostenibilità e dalla digitalizzazione. La prima è un impegno irrinunciabile per garantire un futuro vivibile alle prossime generazioni. La seconda è una dimensione diventata, se possibile, ancora più necessaria da quando ci troviamo in quest'emergenza sanitaria".

- Come si realizza la condivisione durante una pandemia?

"Occorre ingegnarsi per trovare le soluzioni consentite di volta in volta dalle limitazioni imposte. A questo proposito, ho in mente l'ultima nostra assemblea in presenza, tenutasi lo scorso autunno dentro un grande stabilimento di Schio. Nonostante fossimo tutti distanziati, è stato importante, ma anche emozionante, vedersi di persona, perché niente come il fattore umano caratterizza la vita di un'associazione".

- Dovesse presentare a un interlocutore straniero l'economia del Vicentino, quali parole e immagini utilizzerebbe?

"La nostra provincia è un mosaico di eccellenze. Non ci sono poche e grandi filiere, ma tante categorie merceologiche sviluppatesi nei secoli lungo un'infinità di corsi d'acqua. Nella mia Schio l'acqua ha generato tanto l'indotto tessile che quello metalmeccanico. In altre zone è stato così per la concia o il settore agro-alimentare. La coesistenza di tanti talenti ha prodotto sintesi meravigliose come la nostra tradizione orafa, che nasce da intrecci fra meccanica di precisione, design e moda".

- Quali sono i principali bisogni delle aziende in questo momento di emergenza, economica e sanitaria?

"La mancanza di personale specializzato di ogni tipo, compresi i camionisti e i muratori. Ma per risolvere questo problema non si può banalizzarlo con la classica formula abbiamo bisogno di tecnici. Perché le competenze nelle procedure non devono essere fini a se stesse, ma valorizzate all'interno di progetti alimentati da passione e creatività. Un designer orafo è un artista, oltre che un tecnico. Nello stesso tempo inventare nuovi modelli di cerniera è un qualcosa che ha riflessi nell'alta moda, ma anche nell'abbigliamento da lavoro".

- E' un discorso che chiama in causa la scuola.

"Certo, e un'associazione di imprenditori ha bisogno di relazioni sempre più fitte e costruttive con il mondo della scuola. Al quale dobbiamo comunicare la nostra necessità di portare al centro della didattica e della formazione non solo la tecnica, ma anche il sogno e l'invenzione, ovvero ciò che da sempre muove l'immaginazione e la voglia di crescere delle nuove generazioni".

- Il primo aprile termina lo stop ai licenziamenti stabilito nell'ambito dell'emergenza sanitaria. I sindacati chiedono un patto tra aziende e istituzioni per evitare una catastrofe sociale. Cosa ne pensa? 

"E' un tema difficile e doloroso, ma bisogna essere concreti. Ci sono aziende di settori chiusi per decreto, come il turismo e lo spettacolo, dove il governo deve intervenire attuando manovre di sostegno. E ci sono invece aziende in crisi strutturale, per i cui dipendenti bisogna mettere in atto politiche attive di formazione e riqualificazione professionale. Tutto ciò va inserito nel contesto di un confronto necessario con le organizzazioni sindacali per quel contenimento del costo del lavoro senza il quale non c'è competizione, e quindi nemmeno crescita".

- Cosa si aspetta dal governo Draghi?

"Considerando che resterà in carica un anno, fino alle elezioni presidenziali, mi auguro che concentri le proprie attenzioni soprattutto su una copertura vaccinale della popolazione quanto mai integrale e tempestiva, e su un adeguamento del sistema sanitario ai nuovi bisogni generati dalla pandemia".

- Come si devono attrezzare per il futuro le classiche imprese a conduzione familiare, di così vitale importanza per un'economia come quella vicentina?

"In questo ambito l'Associazione Industriali può svolgere un ruolo decisivo, perchè in un mercato aperto e globale il passaggio generazionale va supportato culturalmente attraverso incontri e servizi di consulenza. Non possiamo lasciare campo libero a studi legali di Milano che tendono ad acquisire imprese per conto di investitori stranieri, anche perché ricordiamo che nessun imprenditore è contento di vendere ciò su cui ha investito la sua vita".

- La rinuncia più grande durante la pandemia?

"Le relazioni. Io sono una commerciale nata per le relazioni. In un team attivo in presenza si è più forti e più veloci, mentre lo smart working rende più difficile il dialogo e rallenta lo sviluppo".

- In un presente così difficile dove si possono trovare motivi di fiducia?

"Nella vitalità delle nostre imprese. Lo dico dopo un anno di emergenza in cui ho visto con i miei occhi tante aziende vicentine ingegnarsi per produrre soluzioni alternative, aprirsi nuovi mercati, mantenere competitività".

- Che film le piacerebbe vedere quando riapriranno i cinema?

"Un film pieno di musica. Sì, perché ancora più dei film, mi mancano i concerti rock, la mia grande passione".