La multinazionale farmaceutica Lundbeck sull'asse Danimarca-Veneto

A Padova il sito che produce farmaci per il sistema nervoso. Il dg Manfrotto: 20 milioni di investimenti nel triennio 2020-2022

PADOVA. Una multinazionale farmaceutica specializzata nei prodotti per la cura dei disturbi del cervello e del sistema nervoso, con i quali più di 700 milioni di persone nel mondo convivono ogni giorno: è la danese Lundbeck, fondata oltre cento anni fa e che ora è presente in 55 Paesi del mondo, con un fatturato 2019 di 2,4 miliardi di euro e oltre cinquemila collaboratori.

Nel nostro Paese la casa farmaceutica è presente dal 1994 con la filiale Lundbeck Italia, con sede a Milano. Sorge invece nell'area industriale di Padova lo stabilimento produttivo Lundbeck Pharmaceuticals Italy, che ha assunto questo nome nel 2000, a seguito dell'acquisizione da parte di Lundbeck di Vis Farmaceutici. La fabbrica di Padova produce principi attivi farmaceutici esportati in tutti il mondo e fornisce servizi di sviluppo e produzione alle principali aziende del settore.

«Produciamo principi attivi per la casa madre e per conto terzi, e abbiamo inoltre un'attività importante di sviluppo di farmaci e principi attivi sempre per conto terzi», spiega Davide Manfrotto, direttore generale dello stabilimento di Padova. Temperatura e pressioneA Padova non si realizzano solo medicine per il sistema nervoso.

«Non siamo focalizzati su una classe terapeutica in particolare: quello che fa la differenza è il processo, le tecnologie necessarie per produrre determinate molecole. Noi produciamo quello che può essere realizzato con le tecnologie e i macchinari di cui disponiamo, quindi farmaci per il sistema nervoso centrale, ma anche antidepressivi, antivirali, antiemetici. Tutte molecole che per essere sintetizzate necessitano di determinate condizioni di temperatura e pressione. Facendo un paragone, la chimica in questo senso può somigliare alla cucina: che sia dolce o salato quello che conta è lo strumento che si usa per preparare un piatto».

Nello stabilimento di Lundbeck a Padova, oggetto in questo periodo di un'importante opera di restyling, che ha visto un investimento da 20 milioni di euro nel triennio 2020-22, lavorano 147 persone, «con una grande prevalenza di diplomati e laureati per la tipologia di prodotti che realizziamo, ad alto contenuto tecnologico», osserva Manfrotto. «Il 42% dei nostri dipendenti ha una laurea o un titolo post laurea e il 50% è diplomato». La parità di genereIn azienda è forte l'attenzione alla parità di genere.

«Sul totale dei dipendenti il 25% sono donne, perché nei reparti produttivi la prevalenza è di sesso maschile, ma nelle altre sezioni la parità di genere è una realtà». Sul fatturato totale della multinazionale l'incidenza della produzione dello stabilimento di Padova è limitata, «perché noi produciamo componenti del farmaco, siamo quindi a monte della catena. Ma nel ranking delle controllate di Lundbeck, che generalmente sono filiali commerciali, il nostro fatturato si colloca al livello di una delle filiali commerciali più importanti».Anche l'attività dello stabilimento padovano ha risentito della crisi del Covid.

«Noi, che lavoriamo per la salute delle persone, non ci siamo mai fermati», sottolinea Manfrotto. L'attività della fabbrica «non si è arrestata: abbiamo aumentato il distanziamento e fatto ricorso a lavoro da remoto e turnazione. Non abbiamo avuto grossi contraccolpi, ma abbiamo risentito delle tensioni sulla supply chain: con l'interruzione del trasporto aereo e il lockdown a macchia di leopardo in varie parti del mondo abbiamo avuto qualche ritardo negli approvvigionamenti», racconta il direttore generale.

«Abbiamo reagito con una programmazione più attenta e creando dei siti di stock per le materie prime». Inoltre, «noi lavoriamo molto nella fase di sviluppo del farmaco e abbiamo visto rallentare vari programmi di questo tipo, che si basano sulla somministrazione di farmaci in fase sperimentale».

Più in generale, tra i risvolti della crisi sanitaria che riguardano più da vicino l'industria farmaceutica uno dei più importanti, secondo Manfrotto, è il cosiddetto "reshoring". «L'emergenza ha comportato un ritorno in Europa dell'industria farmaceutica: se prima rivolgersi a Paesi come India e Cina poteva rappresentare un vantaggio economico, con la crisi del Covid la situazione è cambiata. Questo a lungo termine potrebbe rappresentare per noi un vantaggio». --

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