La crisi da Covid ha “bruciato” 650 milioni di euro all’artigianato Fvg

La percentuale delle aziende con fatturato in calo nel 2020 è esplosa, passando da poco più di una su quattro (28%) del 2019 a tre su quattro (74%) dell’anno scorso. Un dato senza paragoni nel corso degli ultimi 15 anni

UDINE. Il conto della crisi nell’artigianato del Friuli Venezia Giulia? In media 26mila euro ad azienda, per un totale di oltre 650 milioni bruciati a livello regionale (a fronte di quasi 8 miliardi persi dal panorama complessivo delle imprese, secondo una recente indagine Adacta).

È la stima di Confartigianato Udine, che emerge dall’indagine congiunturale dell’associazione presentata ieri dal presidente provinciale e regionale Graziano Tilatti e dal responsabile dell’ufficio studi Nicola Serio. Attendersi numeri diversi non era lecito, dopo un anno di un’emergenza sanitaria ed economica che ha duramente minato il fatturato e i bilanci anche delle imprese artigiane.

Il 74% delle 625 associate contattate da Confartigianato ha visto contrarsi il proprio fatturato, con una flessione media dell’11%, ma più marcata nei settori delle autoriparazioni (-17%), della manifattura (-18%) e soprattutto del benessere (-22%). Ne esce molto meglio, non è un mistero, il comparto delle costruzioni, che limita le perdite (-9%), e soprattutto l’impiantistica, in piena controtendenza (+19%) grazie agli investimenti di famiglie e imprese su casa, tecnologia e connessioni.

Fiducia

Quella del settore impianti non è l’unica luce in un quadro dove prevalgono inevitabilmente le tinte fosche. Nonostante il momentaccio, il voto delle imprese sulla fiducia rispetto alla propria attività è di 7,5 (su 10), il dato più alto da gennaio 2015, e solo un’impresa su 8 (il 12,5%) confessa di aver paura di chiudere. Al contrario resta insufficiente la fiducia nel sistema Paese: con un voto, che scende a 4,1. «Il dato che balza all'occhio è quello della fiducia delle imprese, che nonostante tutto continuano a scommettere su se stesse, pronte a rigettarsi a capofitto nel lavoro, che è la nostra bandiera. Se siamo riusciti a calmierare le perdite e avremo benzina per ripartire lo dobbiamo alla nostra resilienza – ancora Tilatti – e anche alla Regione che ci è sempre vicina e ci ha sostenuto con ristori, andati ben oltre le sue ordinarie capacità di spesa».

La regione

L’assessore alle Attività produttive Sergio Emidio Bini incassa l’assist e dà per imminente il terzo ristoro made in Fvg da 21,6 milioni. Tra le carte che giocherà la Regione anche la legge SviluppoImpresa, scritta assieme alle categorie: «Abbiamo puntato su crescita, sostenibilità, innovazione e digitalizzazione, senza dimenticare la predisposizione di iniziative destinate a favorire la formazione mirata, anche degli imprenditori – rimarca Bini –, e rivoluzionato il settore dell’accesso al credito anche con operazioni legate al micro credito, per assicurare quella risposta in termini di liquidità necessaria a piccole e micro imprese per raggiungere i propri obiettivi».

Sos Cassa

Occupazione, in calo “solo” dell’1,9% (ma sfiorerebbe il 4% senza costruzioni e impianti), nonostante i tempi lunghi della cassa integrazione, indicati dalle aziende come il principale tra i fattori negativi. La sua erogazione, nel comparto, spetta all’ente bilaterale, ma la difesa di Tilatti è decisa: «La percentuale di aziende iscritte che contribuiscono al fondo – spiega – qui è del 98%, in altre regioni, che non cito per amor di patria, prima del Covid era sotto al 10%». Quanto ai ristori nazionali, il presidente rilancia la proposta di prestiti trentennali basati sui fatturati storici. «E soprattutto si ponga fine ai continui stop&go, che non aiutano a fare impresa, ma sono soltanto un fattore di stress». — © RIPRODUZ