Formula 1 e Ferrari brindano sul podio, Lunelli: «Trento eccellenza al top, lo diventerà anche il prosecco Bisol»

Il gruppo guidato da Matteo Lunelli sigla un accordo triennale col circus «A Valdobbiadene manteniamo il nome che ha conquistato i mercati»

«Dieci anni fa avrei detto “bello ma impossibile”, oggi invece il sogno si avvera». Ferrari e Formula 1: quasi sinonimi, un’antonomasia. Ma ora non si parla di rosse di Maranello, bensì di bollicine e di un’altra eccellenza italiana: le Cantine Ferrari di Trento, che per i prossimi tre anni saranno partner ufficiale del circus. Sul podio il vincitore stapperà Blanc de blancs Ferrari, e anche tutta l’hospitality della Formula 1, servizio luxury di altissimo livello, gusterà le bollicine trentine. Dopo anni tradizionalmente “bagnati” dallo Champagne, il sogno che ora si avvera è quello di Matteo Lunelli, presidente e amministratore delegato di Ferrari Trento, gruppo che comprende anche Bisol di Valdobbiadene.

Quando è nata l’idea di provarci?

«Da quando sono arrivato in Ferrari ho iniziato a seguire il mondo delle corse e a pensare a quanto sarebbe stato bello legare il nostro nome a uno dei momenti più iconici dello sport, la festa sul podio alla fine di un Gran Premio. Dieci anni fa avrei detto “bello, ma impossibile”. Invece ce l’abbiamo fatta dopo un percorso complesso ma che ci dà grandissima soddisfazione. Un punto d’arrivo, ma anche di partenza».

Quali progetti di valorizzazione del marchio si legano a questo accordo?

«Cercheremo di costruirci attorno progetti di convivialità e italianità, da sempre siamo ambasciatori del made in Italy e dello stile di vita italiano, che ora sale letteralmente sul podio del grande palcoscenico mondiale. Vogliamo coinvolgere i ristoranti italiani nella tappe toccate dal circuito della Formula 1, e far vivere lo spirito di italianità nel catering di altissimo livello che accompagna i Gran Premi. Lo sport è un grande veicolo, siamo già partner di Juventus e Luna Rossa, e lo siamo anche degli Emmy Awards a Los Angeles».

Debutto sul podio quando?

«Dal Gran Premio di Imola, domenica 18 aprile. Uno spumante italiano era già salito sul podio a Monza negli anni Ottanta».

Come avete convinto la Formula 1 a sposare le vostre bollicine Trento Doc e abbandonare lo Champagne?

«Con la qualità del nostro prodotto, e facendogli capire – e testare – che abbiamo il pedigree giusto per quel contesto. Credo ci abbia dato una grossa mano anche uno straordinario biglietto da visita: il titolo come “Sparkling Wine Producer of the Year” al concorso internazionale “The Champagne & Sparkling Wine World Championships” di Londra, dove la Formula 1 ha sede».

La Formula 1 come trampolino in un momento di mercato non semplice.

«Sì, arrivavamo da cinque anni con crescita da record ma il 2019 ha visto un calo del fatturato attorno al 20 per cento, meno peggio di quel che temevo se devo essere sincero perché la pandemia ha penalizzato molto il settore della ristorazione, e per noi l’horeca vale più del cinquanta per cento del giro d’affari».

Su che numeri siete?

«Il fatturato di gruppo era di 106 milioni nel 2019, dei quali circa due terzi da Ferrari, 18 da Bisol e il resto dalle altre etichette del gruppo e acqua Surgiva. Nel 2020 siamo scesi attorno agli 83 milioni di euro. Bisol è quello che ha sofferto di più, perché è quasi tutto sul segmento horeca. Ha pesato anche la forte presenza sul mercato inglese, sul quale la pandemia ha avuto un impatto molto negativo».

Prospettive per il 2021?

«Non è facile, ancora, fare delle previsioni. Sarebbe già un ottimo risultato tornare sui numeri del 2019, o avvicinarci comunque ai cento milioni di euro».

Sulle colline di Valdobbiadene ora si combatte una “guerra” in seno al Consorzio Docg. Si discute anche sulla denominazione e sul nome Prosecco: parte della Docg vuole abbandonarlo.

«Sarebbe autolesionistico abbandonare il nome che rappresenta la storia di questo prodotto. Certo, siamo anche noi attenti a sottolineare l’identità delle terre di produzione, ma “Valdobbiadene” è una parola troppo lunga, difficile da pronunciare per un inglese o un americano. Ci vuole tanto per costruire un nome e renderlo attrattivo come ha fatto il Prosecco. La Docg deve partire da quello è sottolineare la propria identità di Prosecco Superiore, valorizzando l’eccellenza, riposizionandosi verso l’alto. Anche la Doc ne beneficerebbe, non dev’essere una guerra interna: la battaglia va fatta, assieme, sui mercati».

Ferrari in Formula 1, e Bisol?

«Abbiamo il miglior Trento Doc, con Bisol vogliamo avere il miglior Prosecco Superiore, essere un brand di riferimento. Le idee per valorizzare quel marchio le abbiamo e ci stiamo lavorando». —