Acqua, luce, tecnologia: Zero Farms coltiva l’insalata senza terra

«È una sfida. Se funziona in Italia, funzionerà a maggior ragione in contesti radicalmente diversi» spiega Daniele Modesto, trevigiano, amministratore delegato di Zero. L’azienda, che ha sede a Pordenone e conta una ventina di dipendenti, ha lanciato i suoi prodotti a marchio Zero Farms nei supermercati Eurospesa del gruppo Dado spa in Friuli Venezia Giulia e Veneto: la gamma annovera insalate monovarietà e in mix, erbe aromatiche e microgreens, ortaggi in miniatura dall’alto valore nutritivo

PORDENONE. Lanciare in un Paese dalla forte tradizione agricola e gastronomica insalate ed erbe aromatiche nate e cresciute senza aver mai toccato terra, ad alto tasso di tecnologia. «È una sfida. Se funziona in Italia, funzionerà a maggior ragione in contesti radicalmente diversi» spiega Daniele Modesto, trevigiano, amministratore delegato di Zero.

L’azienda, che ha sede a Pordenone e conta una ventina di dipendenti, ha lanciato i suoi prodotti a marchio Zero Farms nei supermercati Eurospesa del gruppo Dado spa in Friuli Venezia Giulia e Veneto: la gamma annovera insalate monovarietà e in mix, erbe aromatiche e microgreens, ortaggi in miniatura dall’alto valore nutritivo. Tutto coltivato a Pordenone, in un sito con una capacità di produzione di circa 30 tonnellate l’anno.

Nessun trattore, nessuna serra bensì un capannone che nasconde un’innovativa tecnologia: sfrutta l’aeroponica per costruire orti verticali modulabili a seconda delle esigenze. Le piante crescono in un ambiente controllato, alloggiate su strutture che consentono alle radici di restare sospese in aria. Ricevono acqua, elementi nutritivi e luce nelle giuste dosi e nei giusti tempi, evitando contaminazioni e senza la necessità di usare pesticidi.

«Le insalate di Zero Farms – spiega Modesto – hanno una vita di scaffale maggiore rispetto ai prodotti convenzionali o da agricoltura biologica perché sono confezionate direttamente dopo la raccolta, senza essere sottoposte allo stress del lavaggio con metodi industriali».

Un prodotto high tech che fino a questo momento era appannaggio di una nicchia di consumatori attenta alle novità e alla riduzione dell’impatto ambientale portato dal vertical farming. L’azienda di Pordenone, che in Veneto ha solide radici, punta ad allargare la platea di consumatori. «Abbiamo creato un sistema modulare che produciamo in ogni sua parte – continua Modesto – dalla struttura alle lampade. Il controllo capillare della tecnologia ci consente di contenere anche i costi, ricombinando la struttura produttiva a seconda del risultato che vogliamo ottenere e portandola esattamente dove serve».

Dalla city farm, alloggiata in un container e capace di produrre 5-10 tonnellate di ortaggi l’anno, a strutture più ampie adatte, ad esempio, alla grande distribuzione. Un ecosistema complesso, quello di Zero, che con le insalate a marchio Zero Farms si affaccia sul mercato.

La società tecnologica, nata nel 2018, ha prodotto anche il software proprietario che controlla ogni fase del ciclo produttivo. «Il nostro è un approccio multidisciplinare – spiega l’ad – che ha visto collaborare agronomi, biologi, ingegneri e sviluppatori software. Un team con italiani “di ritorno” caratterizzato da un approccio flessibile e con tecnologia proprietaria: contiamo sette brevetti».

Nella sede di Pordenone – un capannone riconvertito e che sfrutta energia pulita – trova spazio anche l’area di ricerca e sviluppo che coinvolge le università e lascia spazio alla sperimentazione: ora lavora alla coltivazione di fragole e pomodorini ciliegino ma le possibilità di applicazione sono molteplici, dal prodotto on demand, al recupero di sapori antichi, derivati da particolari condizioni ambientali. La ricetta è sempre quella, da millenni: acqua, luce e fattori chimico-fisici. Ora con un plus di tecnologia. —

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