Women in Business 2021: il 30% in posizione di vertice, ma non in Italia

Il Rapporto di Grant Thornton: le donne in posizioni di leadership nelle aziende del Mid Market superano la soglia del 30%, nonostante la pandemia globale, rispetto al 2020, aumentano del 6% sia le donne CEO (oggi al 26%), sia le donne CFO (al 36%).In Italia, nel 2021, le donne ai vertici aziendali (ruolo di CEO) sono scese al 18% (dal 23% nel 2020)

MILANO. Secondo il Rapporto annuale Women in Business* curato dal network di consulenza internazionale Grant Thornton, nel 2021 le donne detengono il 31% delle posizioni aziendali di comando, 2 punti percentuali in più rispetto all’anno precedente, nonostante il Covid-19 abbia colpito e rallentato le economie di tutto il mondo. Il superamento del 30% è considerato un traguardo storico e importante in quanto la soglia è identificata nella Ricerca come la rappresentazione minima necessaria per cambiare i processi decisionali nelle aziende.

Tutte le macro aree a livello globale, ad eccezione dell'APAC (28%), hanno superato il traguardo del 30%. A livello geografico è l’Africa a registrare il dato più alto con il 39% delle aziende con donne ai vertici. Mentre, dando uno sguardo ai settori, la palma dei vincitori va all’healthcare, all’istruzione e servizi sociali e ai servizi alla persona con il 39% mentre gli “ultimi” classificati sono risultati l’industria e l’oil&gas con solo il 26% di donne in posizioni di leadership.

Un altro dato incoraggiante emerso dal Rapporto è la tipologia di ruoli che la leadership femminile sta assumendo. La ricerca di Grant Thornton, rispetto allo scorso anno, registra infatti una crescita del numero di CEO donne (+6%, ora al 26%), di CFO donne (+6%, ora al 36%) e di COO donne (+4%, ora al 22%). Mentre la percentuale di donne nei ruoli senior più tradizionali è scesa leggermente al 38% (-2% rispetto all’anno precedente), tendenza al ribasso da due anni.

A livello globale, oltre due terzi delle imprese intervistate (69%) si aspetta che il nuovo approccio lavorativo derivante dal Covid-19 (in particolare lo smart working) possa influenzare positivamente la carriera a lungo termine delle donne. Sebbene la presenza femminile in ruoli di leadership sia cresciuta, rimangono però dubbi sull'impatto della pandemia sulle donne, in particolare sulle madri lavoratrici.

I dati delle Nazioni Unite mostrano che prima del Covid-19 le donne svolgevano il triplo dei lavori domestici non retribuiti rispetto agli uomini e i principali indicatori attuali dimostrano che il Covid-19 sta solo aumentando questa disparità, oltre ad aggiungere ulteriori responsabilità a tale categoria, dall'assistenza all'infanzia all’istruzione a casa nel periodo di chiusura delle scuole, ecc.

Un dato rassicurante è rappresentato dal 92% delle aziende che a livello globale afferma di intraprendere misure per garantire il coinvolgimento e l'inclusione dei propri dipendenti sullo sfondo negativo della pandemia e, con la normalizzazione del lavoro a distanza, i datori di lavoro stanno diventando sempre più flessibili su come, dove e quando le proprie risorse svolgono le loro mansioni.

Per quanto riguarda la situazione in Italia, le posizioni di CEO occupate dalle donne nel 2021 sono scese al 18% rispetto al 23% registrato nel 2020, andando dunque sotto la media dell’Eurozona pari al 21% e al dato medio globale pari al 26%.

Più in generale, nel nostro Paese, le donne che detengono posizioni di leadership rappresentano oggi il 29% (+1% rispetto al 2020). Nonostante il segno più, il nostro Paese rimane nelle retrovie tra le 30 economie mondiali analizzate su questo fattore.

Allo stesso tempo risulta purtroppo in crescita (+2%) la percentuale di aziende senza presenze femminili nel senior management che attualmente si assesta al 23%.

Simonetta La Grutta, Partner, Head of VAT e Head of People Hub di Bernoni Grant Thornton commenta: “Le complessità che hanno caratterizzato il 2020, e che perdurano nell’anno in corso, si ripercuotono inevitabilmente sul lento processo di emersione delle professionalità delle donne nel nostro Paese. Seppure il prolungato ricorso emergenziale allo smart working ha per molti versi portato a una condivisione delle responsabilità familiari e dunque a una forzata riduzione del gap esistente nel work/life balance tra uomini e donne, la contrazione dell’economia ha di fatto ridotto drasticamente le reali opportunità di sviluppo dei percorsi di carriera. Ciò è in netta contraddizione con le reali necessità delle aziende e delle organizzazioni in genere; affrontare e gestire scenari di crisi richiede l’impiego delle migliori risorse e di quell’insieme di competenze e sensibilità volte alla comprensione della realtà che solo organici decisionali pienamente inclusivi possono assicurare.”

Secondo il report di Grant Thornton è importante continuare a incentivare azioni concrete, volte a eliminare le diversità di genere, e creare le giuste condizioni affinché le donne possano crescere nelle posizioni di leadership, in un ambiente lavorativo dinamico e competitivo. Si tratta, infatti, di un cambiamento importante per ogni azienda poiché incoraggia differenti modi di pensare e mostra nuove opportunità di crescita: un atteggiamento fondamentale in un contesto economico mondiale in rapida evoluzione.