Ansia e insonnia da Covid e mali di stagione spariti, ecco come Labomar ha dovuto reinventare la sua offerta di farmaci

La pandemia sta rivoltando come un calzino anche il mercato, le vendite, i fatturati. E per le aziende farmaceutiche la pandemia non è sinonimo di affari d'oro, anzi: nel 2020 le vendite di prodotti tradizionali, come sciroppi e pastiglie per la gola, sono crollate del 20-30 per cento rispetto all'anno precedente

TREVISO. Il Covid stravolge la vita delle aziende, e non si tratta solo di misurare la temperatura a chi entra o di sottoporre tutti a tampone dopo la scoperta di un caso. Covid, infatti, sta rivoltando come un calzino anche il mercato, le vendite, i fatturati. E per le aziende farmaceutiche la pandemia non è sinonimo di affari d'oro, anzi: nel 2020 le vendite di prodotti tradizionali, come sciroppi e pastiglie per la gola, sono crollate del 20-30 per cento rispetto all'anno precedente.

Labomar, una delle principali realtà del settore, con due stabilimenti a Istrana e un terzo in costruzione, dall'inizio della pandemia a oggi si è dovuta completamente reinventare. Il team ricerca e sviluppo ha affrontato una sfida mai vista prima, un mondo in cui le richieste dei clienti sono cambiate in modo radicale da un giorno all'altro.

E le farmacie che vendevano sciroppi contro la tosse ora si ritrovano a vendere prodotti contro l'ansia e l'insonnia, oltre che una quantità industriale di prodotti che rafforzano le difese immunitarie.

La sfida

«Il Covid era qualcosa di assolutamente imprevedibile, anche per il mercato, che è cambiato completamente» racconta il fondatore e amministratore delegato di Labomar, Walter Bertin.

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«I punti di riferimento per il nostro mercato sono il medico e il farmacista, ma dal medico ora si va pochissimo: si ha paura del contagio, ci si va solo quando c'è davvero bisogno. E per la farmacia vale lo stesso ragionamento: si va solamente per i prodotti indispensabili.

Quando parliamo di integratori e dispositivi di altro genere, però, le cose cambiano. L'anno scorso, prima dell'epidemia, il mercato della tosse era fiorente, da noi ci sono umidità, temperature basse, virus scolastici. Tutti i mali di stagione, però, sono scomparsi grazie all'utilizzo delle mascherine e alla chiusura delle scuole. Il mercato della tosse (sciroppi, pastiglie per la gola) ha perso dal 28 al 30 per cento del fatturato. E pensare che, parlando di mascherine, gli asiatici le hanno sempre portate, per proteggere gli altri e se stessi».

La soluzione

Lavorare su prodotti nuovi, quindi, diventa l'unica soluzione. «In questa fase ci chiedono molto di più prodotti per aumentare le difese immunitarie, prodotti energetici, prodotti contro l'ansia e l'insonnia» continua Bertin, «le persone in questo momento di incertezza fanno fatica a riposare, vuoi per la paura di ammalarsi, vuoi per il futuro lavorativo incerto o per i figli a casa a cui badare ogni giorno. Ansia e insonnia sono cresciuti a dismisura, compensando il crollo di altri mercati. Abbiamo spinto tantissimo su ricerca e sviluppo per dare i prodotti che ci vengono chiesti».

Tutto il mercato degli integratori e del rafforzamento delle difese immunitarie, quindi, è in crescita, sempre con un occhio al prossimo futuro, quando le cose potrebbero (nuovamente) cambiare da un giorno all'altro.

Misure di sicurezza

L'impatto di Covid si fa sentire anche nella vita aziendale di tutti i giorni. In Labomar è cambiato il protocollo per gli ospiti: chi arriva è sottoposto alla misurazione della temperatura e deve registrarsi su uno schermo touch, per poi essere accompagnato direttamente nel luogo in cui si deve recare.

Gli spostamenti tra un reparto e l'altro, in ogni caso, erano già "blindati" prima della pandemia, con processi di vestizione assai rigorosi. Per i dipendenti è aumentato il numero dei turni variando gli accessi alla mensa e agli spogliatoi. In caso di positività, tutti i contatti stretti che lavorano nello stesso reparto vengono sottoposti a test rapidi in ambulatori locali convenzionati».

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Il nuovo stabilimento

Labomar e Istrana saranno un binomio indissolubile anche nel futuro. È in fase di costruzione, infatti, il nuovo stabilimento guidato da Walter Bertin, a poche centinaia di metri dalla sede attuale. «Parliamo di un progetto nato quasi due anni fa, quindi prima dell'emergenza sanitaria, al quale ci avvicineremo per step» conferma Bertin.

«Vogliamo riunire in questa struttura, che sorgerà qui di fronte allo stabilimento attuale, di fatto dall'altra parte della strada, la maggior parte delle produzioni. Oltre alla struttura coperta, avremo a disposizione circa 60 mila metri quadrati di terreno che dedicheremo all'orto biologico per la mensa, alla palestra e al tempo libero per i dipendenti dell'azienda. Vi concentreremo anche il team di ricerca e sviluppo».