I fertilizzanti Fomet, la terza generazione punta su mercati esteri e ricerca

Le basi per guardare avanti con ottimismo ci sono tutte: anche in un anno difficile come il 2020 il fatturato è cresciuto del 14%, raggiungendo i 28 milioni di euro del settore agricolo. Le vendite sono cresciute del 10%, con una produzione di oltre 110mila tonnellate di fertilizzanti

VERONA. Con l’arrivo ai vertici della terza generazione, l’azienda di San Pietro di Morubio guarda al futuro puntando su innovazione, prodotti certificati ed espansione nei grandi mercati agricoli di Sud America, Africa, Cina e India. Fondata nel 1973 da Paolo Cappellari, la veronese Fomet SpA è da sempre focalizzata nella produzione e commercializzazione di fertilizzanti speciali e naturali e prodotti per la nutrizione vegetale.

Mezzi tecnici innovativi sempre più richiesti con la svolta sostenibile che negli ultimi anni ha interessato l’agricoltura. Nel 2020 Fomet è entrata a far parte della Paolo Cappellari Holding di proprietà della famiglia Cappellari, che nel comparto agricolo fattura circa 28 milioni di euro con sedi in Argentina, Cina e India. E ora si accelera, sia nella ricerca sia nell’internazionalizzazione.

Nel campo della ricerca si è infatti dotata nel 2020 di un centro specializzato, il FometL@b, gestito da un team multidisciplinare con l’obiettivo di anticipare i tempi, trovare soluzioni e dare vita a idee innovative nell’ambito di prodotti, processi, tecnologie, metodiche analitiche e di indagine microbiologica e biochimica. Le competenze spaziano dalla chimica analitica all’agronomia, dalle biotecnologie all’ingegneria chimica dei materiali e di processo. Del FometL@b fa parte il Center for Plant Nutrition (CFPN), una stazione sperimentale di 4800 m2, per gestire, dall’ambiente controllato fino al pieno campo, progetti di ricerca in nutrizione vegetale e biostimolazione delle piante e del suolo. Fomet produce fertilizzanti soprattutto per l’agricoltura professionale, integrata, biologica e biodinamica e soluzioni per l’arricchimento del terreno con attività biologica e componenti che ne contrastano il declino produttivo.

“Ci siamo fatti trovare pronti alla svolta del settore primario che, dopo anni di immobilità, ha ripreso a galoppare,” spiegano i vertici dell’azienda. “Il mercato e i consumatori chiedono sempre di più prodotti che diano garanzie di salubrità, il focus si è spostato dalla quantità all’eccellenza della produzione, andando incontro alle esigenze di un consumatore moderno e preparato sul tema, che dei prodotti legge l’etichetta e le certificazioni e analizza i contenuti”.

Fomet da questo punto di vista può garantire standard elevatissimi, con prodotti testati e certificati. Confermata la congruità rispetto allo standard Mezzi Tecnici AIAB (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica), a cui si aggiungono la certificazione per la qualità dei prodotti rilasciata dalla ICQF (Istituto per il controllo e la qualità dei fertilizzanti) e le certificazioni UNI EN ISO 50001, 14001, 45001 e Responsible Care, quest’ultima di Federchimica.

Per sostenere l’espansione Fomet ha avviato anche joint venture con l’estero: in Argentina dove è attivo uno stabilimento di fertilizzanti e in Uruguay dove è in costruzione uno stabilimento gemello; e in Uganda dove è in atto una società paritetica per la produzione e commercializzazione di fertilizzanti organici ottenuti da corna e unghie di animali. Presidiato anche il mercato asiatico, con l’apertura degli uffici di Shanghai in Cina e di Ahmedabad nel Gujarat in India.

Nel subcontinente in particolare è attiva una partecipazione azionaria in una società indiana di reperimento e produzione di matrici vegetali, importanti per i terreni di un Paese in cui la percentuale di vegetariani è la più alta al mondo.

“Le sfide del futuro? Le affrontiamo anche innovandoci nelle cariche sociali, dando spazio in azienda alla terza generazione”, spiegano dall’azienda. Le basi per guardare avanti con ottimismo ci sono tutte: anche in un anno difficile come il 2020 il fatturato è cresciuto del 14%, raggiungendo i 28 milioni di euro del settore agricolo. Le vendite sono cresciute del 10%, con una produzione di oltre 110mila tonnellate di fertilizzanti seguita da uno staff di 64 dipendenti interni e 42 funzionari esterni commerciali tra Unione Europea e resto del mondo.