Il Mise convoca il tavolo per il polo Italcomp con ex Embraco e Acc

All'incontro con il ministro dello Sviluppo Economico, Gianluca Giorgetti, ci saranno i presidenti delle Regioni Piemonte e Veneto, Alberto Cirio e Luca Zaia per parlare del progetto del polo italiano dei compressori

BELLUNO. Il 15 aprile ci sarà un incontro con il ministro dello Sviluppo Economico, Gianluca Giorgetti, i presidenti delle Regioni Piemonte e Veneto, Alberto Cirio e Luca Zaia per parlare del progetto Italcomp per l'ex Embraco è l'Acc di Belluno.

Lo ha annunciato il prefetto di Torino Claudio Palomba ai sindacati durante la manifestazione in piazza Castello. «Non ci muoveremo da qui fino a quando non ci sarà la data di un incontro anche con noi», dicono i sindacati in piazza.

«Apprendiamo della convocazione del tavolo al Mise con i presidenti Cirio e Zaia sulla vicenda ex Embraco. Il ministro Giorgetti convochi anche sindacati e lavoratori per riprendere il percorso avviato.» Così la vicepresidente del Senato e senatrice Pd, Anna Rossomando.

Siamo in contatto sia con il Mise, sia con il prefetto in vista dell'incontro al ministero dello Sviluppo economico. Sono due le strategie che bisogna porre in essere: un forte appello al sistema bancario e un intervento sulla Commissione Ue». Così l'assessore al Lavoro della Regione Piemonte, Elena Chiorino, parlando in Consiglio regionale sulla situazione Embraco, i cui lavoratori stanno manifestando in piazza Castello a Torino.

«Dobbiamo partire - spiega Chiorino - da un forte appello al sistema bancario, che però al momento sembra essere fermo: la situazione di Embraco è collegata a quella di Acc di Mel, in Veneto, che ha le commesse ma manca di liquidità, per cui il commissario è costretto a chiedere una riduzione dei salari e addirittura a rifiutare alcune commesse. Il progetto è che le due società si uniscano in Italcomp, che vedrebbe Riva di Chieri (To) sede della grande manifattura dei compressori».

«L'altra strategia - ha aggiunto - è quella di intervenire sulla Commissione europea, che per il momento non ha concesso il via libera a un aiuto finanziario pubblico per la fusione. Il comportamento non è coerente rispetto a decisioni prese in situazioni simili in altri Paesi. Ma intervenire in sede europea richiede comunque tempi più lunghi, adesso la priorità è un aiuto rapido da parte del sistema bancario. La procedura di licenziamento è in corso, i tempi sono stretti: bisogna riuscire ad avere un finanziamento. Speriamo che con un passaggio istituzionale anche al Mise, si ottenga il risultato».