Top500 Belluno: «Pronti a ripartire» innovazione ed export per cavalcare la ripresa

L’evento in streaming Top500 con i protagonisti dell’economia del territorio. Dopo un 2020 terribile, con Pil in calo dell’8,9 per cento, ora vince l’ottimismo. Per la provincia di Belluno, i dati elaborati da Prometeia e Ufficio Studi PwC stimano nel 2020 una contrazione del Pil pari al –8,9%, in linea col dato nazionale. Nel 2021, però, è prevista una ripresa più rapida (+5,9%) rispetto al Paese nel suo complesso (+4,8%)

BELLUNO. C’è voglia di ottimismo. Il distillato di numeri e storie aziendali è questo: Belluno vuole rialzare la testa. L’evento Top500, se fosse un sismografo, avrebbe registrato una serie di scosse di positività. Nonostante la pandemia, anzi, proprio per la voglia di lasciarsela alle spalle, di archiviare un 2020 che per le imprese resterà negli annali come il peggior anno dal Dopoguerra. Ripartirà il prodotto interno lordo, torneranno a crescere le esportazioni: si apre una nuova pagina.

Paolo Possamai, direttore di Nordest Economia e Fabrizio Brancoli, direttore dei quotidiani veneti Gedi

I numeri

Per la provincia di Belluno, i dati elaborati da Prometeia e Ufficio Studi PwC stimano nel 2020 una contrazione del Pil pari al –8,9%, in linea col dato nazionale. Nel 2021, però, è prevista una ripresa più rapida (+5,9%) rispetto al Paese nel suo complesso (+4,8%).

Belluno, insomma, è pronta allo scatto. Riguardo la produzione industriale, per la provincia di Belluno le elaborazioni stimano un calo del 13,3% a consuntivo 2020 (rispetto al –12,2% nazionale), con la previsione di un recupero del 7,8% nel 2021 (rispetto al +8,2% nazionale).

«Sarebbe anacronistico, quasi preistorico, commentare i dati del 2019 – sottolinea Giorgio Simonelli, partner PwC – ci servono però per contestualizzare da dove le aziende bellunesi sono partite, con tassi di crescita medi del 7 per cento annui, patrimoni netti in crescita del 12 per cento, utili reinvestiti all’ottanta per cento, addirittura un’azienda su due con una posizione finanziaria netta positiva: si partiva insomma da base molto solida, cosa che ha permesso alle imprese bellunesi di affrontare crisi con serenità relativa».

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Relativa, perché l’onda del 2020 è stata terrificante: i principali risultati evidenziano una contrazione dei ricavi del 15,1%, che passano da un valore mediano di 2,53 milioni (2019) a 2,15 milioni (2020). Al calo dei ricavi appunto corrisponde una meno che proporzionale riduzione dei costi operativi (-8,8% il valore mediano) a causa della difficoltà nel comprimere costi nel breve periodo. Gli effetti complessivi su margine operativo lordo (-88%) e utile (-147%) sono ingenti.

Le prospettive

La domanda è cosa fare ora. «Bisogna capire dove investire e dove indirizzare gli incentivi in modo che facciano da moltiplicatori – dice Simonelli – Secondo noi quello della transizione sostenibile è un capitolo fondamentale, innanzitutto: le aziende dovranno essere capaci di sviluppare un modello di sviluppo sostenibile, come chiesto anche dall’Unione Europea, si tratta di un cambiamento che riguarda anche i processi. In secondo luogo la trasformazione digitale, l’Italia è al 25esimo posto su 28 nella classifica europea per digitalizzazione, ultima per digital upskill.

«È innegabile che esista un gap e che vada colmato. Terzo comparto chiave è quello delle infrastrutture, l’Italia è un Paese complesso da questo punto di vista, ma dobbiamo attrarre incentivi europei per sviluppare la rete di infrastrutture, anche digitali. Sarà un 2021 ricco di sfide, le imprese dovranno saper cavalcare l’onda di ripresa che arriverà sicuramente. Un grande in bocca al lupo alle eccellenze del nostro territorio affinché possano tornare protagoniste».

Gli Usa e il traino estero

L’economia negli Usa potrebbe crescere a due cifre. Con Alessandro Terzulli, chief economist di Sace, il direttore di Nordest Economia, Paolo Possamai, ha parlato di economia americana: fondamentale capire come si muove.

«Non si offenderà nessuno se dico che quello statunitense è uno dei mercati più importanti – sottolinea Terzulli – il primo per esportazioni extra UE per l’Italia, con un valore che ha superato i 45 miliardi di euro, e vale quasi il dieci per cento del nostro export totale. La tendenza di crescita su quel mercato è storica, e ci sono margini ulteriori. Sono importanti anche i processi di internazionalizzazione, la consistenza dei nostri investimenti negli Usa ammonta a quasi 44 miliardi di euro, con quasi 2.300 imprese operanti lì, dal manifatturiero all’energia fino al commercio. Numeri che danno il peso della strategicità di quel mercato. I beni strumentali hanno il peso maggiore nel nostro export, il “nuovo made in Italy”, abbiamo moltissime realtà».

Prospettive per il 2021? «Non escludiamo un tasso di crescita a doppia cifra», preconizza Terzulli. Una delle onde da cavalcare.