Gruppo Cividale, Icop, Idealservice e Ilcam: le esperienze al Top

Acquisizioni, partecipazioni e alleanze per crescere Entro luglio il Gruppo Cividale salirà al 100% in Rössl & Duso

UDINE. Piccolo è bello, ma crescere è meglio. Ed è la via imboccata da alcune delle aziende Top del Friuli Venezia Giulia e della provincia di Udine, non a caso protagoniste di Top500, l’inserto in edicola oggi con il Messaggero Veneto, e dell’evento in live streaming di ieri, da Palazzo Torriani, organizzato da Nordest economia, hub del Gruppo Gedi, in collaborazione con Confindustria Udine, Pwc e Fondazione Nord Est.

Sul palco il direttore di Nordest economia, Paolo Possamai, il direttore del Messaggero Veneto Omar Monestier, il presidente di Idealservice Marco Riboli, Chiara Valduga, presidente del Gruppo Cividale, Piero Petrucco, ad di Icop, Pierluigi Zamò, presidente di Ilcam, Manuel Forte di Pwc e, con un contributo video, il presidente di Simest Pasquale Salzano, e Alessandra Lanza di Prometeia.

Dicevamo all’inizio che piccolo è bello, ma crescere è meglio. La prima parte dell’affermazione è stata a lungo il paradigma economico del Nordest, caratterizzato da grintose ma piccole imprese e multinazionali tascabili. Agilità e flessibilità declinati in fattori di successo. Lo sono stati, certo, ma la dimensione - a volte - può essere un limite. Ed ecco che dai racconti degli imprenditori, è emersa questa voglia di crescere. In dimensione, certo, ma anche in qualità. Una crescita all’insegna della sostenibilità, per acquisizioni e per linee interne, con la capacità di aggredire nuovi mercati, o nicchie di mercato, in Italia e all’estero.

Una crescita anche tecnologica, digitale e nella formazione del capitale umano. Un orientamento che, a dire il vero, non emerge solo ora, nel vortice delle difficoltà generate da una pandemia ancora in corso. «Per il Gruppo Cividale - ha spiegato Chiara Valduga - importante è stata l’acquisizione di Zml industries avvenuta nel 2006. Prima il fatturato si attestava attorno ai 200 milioni di euro, è balzato a 320 milioni», restando sostanzialmente stabile nel 2020 rispetto al 2019, e con previsioni di conferma per l’anno in corso. Non solo.

Il Gruppo ha avviato una joint venture in Russia, e ha portato a termine acquisizioni in Nord America e in Bosnia. Il prossimo obiettivo, ha chiesto Possamai? «Entro luglio perfezioneremo l’acquisizione della trevigiana Rössl & Duso» in cui il Gruppo detiene già una quota del 25%, e in cui salirà al 100%.

La via delle «alleanze», come l’ha definita Pierluigi Zamò, alla guida di un gruppo da 1.800 addetti, leader in Europa nella produzione di ante per cucine, camere, bagni, 220 milioni di fatturato nel 2019, di cui l’85% all’estero, in flessione del -3% nel 2020 e obiettivo di 260 milioni nel ’21, stabilimenti in Fvg e Veneto, ramificazioni in Romania e Slovenia e una joint venture in Usa, è ben consolidata. «L’ultima acquisizione ha fatto sì che oggi siamo in grado di fornire, oltre alle ante anche la parte retrostante.

Ma in alcune società - ha chiarito - abbiamo una partecipazione al 30%, questo perché siamo convinti che la cooperazione può essere più vincente della competizione». I rischi? «La speculazione sulle materie prime in atto» Idealservice guarda «a opzioni di crescita anche per linee esterne - conferma Riboli - e dopo essere passati da un mercato regionale, abbiamo già vissuto una fase di sviluppo importante espandendoci sul mercato nazionale» e l’orizzonte è quello di proseguire nel percorso.

La coop che opera nel settore del facility management e nei servizi ambientali, 3.800 addetti, ha chiuso il 2020 con 142 milioni di fatturato, +5%, con un utile netto di 10 milioni, un patrimonio di 60 milioni, e un incremento occupazionale di +154 persone.

Il piano industriale triennale è ambizioso: un valore della produzione a 200 milioni entro i prossimi 3 anni, sostenuto da 30 milioni di investimenti. Nelle costruzioni Icop è un “caso”: prima impresa benefit del proprio settore, si è ritagliata «una posizione di leadership in segmenti di nicchia, come i mini-tunnel e le fondazioni - ha spiegato Piero Petrucco - scelte, come un forte orientamento alla sostenibilità, compite 20 anni fa, che si sono rivelate vincenti».

Visto che rispetto ad un comparto in contrazione, l’azienda friulana, invece, ha inanellato una serie di segni più, non solo nell’ultima riga di bilancio, ma anche nella capacità di attrarre e conservare talenti: tanti gli ingegneri in organico, e il 25% sono donne. Icop ha archiviato il 2020 con circa 130 milioni di fatturato, 350 dipendenti, e ha in portafoglio ordini per 300 milioni con un obiettivo di fatturato a 180 milioni nel 2024. Anche qui vincente la capacità di approcciare nuovi mercati in Europa, e non solo, «nei quali dispiegare le competente tecniche e tecnologiche che abbiamo sviluppato». —