Dallo spumante alla cedrata: Lunelli vuole unire Ferrari e Tassoni

Lo storico marchio di bibite è in vendita per venti milioni di euro, quattro offerte si giocano l’acquisizione: c’è anche il gruppo vinicolo trentino

TRENTO. Vini Ferrari e cedrata Tassoni nella stessa famiglia. Il dossier per la cessione di Cedral Tassoni, storica azienda di Salò che dal 1793 produce bibite, sarebbe vicino a una svolta: tra i possibili acquirenti anche il gruppo trentino Lunelli, proprietario del marchio Ferrari e di Bisol, oltre che di acqua Surgiva.

Nelle prossime settimane, con il supporto dell’advisor Equita, si dovrebbe passare alla fase finale per la vendita. La valutazione sarebbe attorno ai 20 milioni di euro, come ipotizza il Sole 24 Ore, e in pole position ci sarebbero alcuni nomi nazionali come appunto Lunelli e Alberto Filippini Fantoni, ex proprietario della CbgAcciai (veduta a Xenon a fine 2019). In corsa nella fase iniziale c’era anche un’altra italiana, ovveroLa Galvanina, marchio di acque e bevande di proprietà del private equity Riverside, oltre al gruppo San Benedetto. L’operazione sarebbe anche nel radar di alcuni gruppi esteri, come la danese Royal Unibrew (birra Ceres) e l’olandese Refresco, che due anni fa ha rilevato Beltè dal gruppo San Pellegrino, e che in precedenza aveva rilevato Spumador e AcquaRecoraro.

Quattro offerte per rilevare lo storico gioiello Cedral Tassoni fondato da Paolo Amadei 228 anni fa. La società è stata messa in vendita dalla famiglia proprietaria: l’attuale presidente è Michela Redini. Nata come spezieria, Cedral Tassoni venne fondata a Salò da Paolo Amadei che aveva acquistato la farmacia dandole un carattere industriale, dividendo la distilleria dalla farmacia. Nel 1921 era subentrato Carlo Amadei, figlio di Paolo, e l’azienda era entrata in una nuova fase di espansione. Carlo Amadei aveva creato un nuovo prodotto, la Cedrata Tassoni, che fu accolta con entusiasmo dal mercato.

L’azienda aveva rinnovato la propria comunicazione attraverso la pubblicità su grandi quotidiani e periodici, fino alle apparizioni in tivù con Carosello attraverso i quali divenne marchio icona dell’Italia del boom economico.