Il rientro in Cina dell’imprenditore: “Chiuso in un hotel ignoto e con la polizia a piantonare, ma così hanno sconfitto il contagio”

Manuel Spongia, titolare di Ubc, racconta il suo rientro nella Repubblica Popolare cinese dove vive e dirige lo stabilimento del gruppo. Doppi screening, alla partenza, agli scali e all’arrivo, e poi sigillati per 14 giorni da soli in un hotel scelto dal governo

VICENZA. Niente libertà individuali, il confino in un albergo ignoto, senza possibilità di uscire, un doppio screening alla partenza e all’arrivo (sia tampone che esame del sangue), nessun cambio della biancheria per due settimane, nessuna interazione con esseri umani per 14 giorni. Eccole le misure draconiane della Cina per uscire dalla crisi pandemica. E misure che non riguardano solo i cinesi, ma tutte le persone che intendono mettere piede nel paese. Le nostre restrizioni al confronto sembrano poco più di una barzelletta.

A raccontare l’accoglienza è Manuel Spongia, imprenditore vicentino, la sua azienda si chiama Ubc (più di 30 milioni di ricavi, produce e commercializza scarpe sportive in portafoglio ha diversi brand Cavalli, Trussardi e Gas). “Ogni tanto leggo post di qualcuno che dice che è impossibile che in Cina abbiano risolto tutto – premette Spongia -. Penso quindi sia giusto raccontarvi del mio rientro qui in Cina per motivi di lavoro. Sebbene io risulti residente con regolare visto di lavoro, in automatico il mio visto, al rientro in Italia, è stato sospeso. Per tornare qui ho dovuto rifarlo e per rifarlo ho dovuto attendere diversi mesi che una grossa azienda Cinese facesse richiesta al governo della necessità della mia persona per fini lavorativi/commerciali (cosa molto difficile da ottenere)”.

A visto ottenuto, l’azienda di Spongia ha dunque prenotato i voli, ma oltre a questa limitazione spiega l’imprenditore vicentino: “La Cina permette in questo momento un solo volo a settimana, per compagnia, per stato. Se trova 5 positivi a bordo del volo sospende il volo per una settimana. Se ne trova fino a 10 cumulativi  sospende per un mese .

Per fare il check in devi avere il certificato che attesti la negatività a Covid 19 ( IGM e PCR ) non più vecchio di 48 ore ed avere inserito il tutto nel loro portale ottenendo così un green code. Gli scali, se esistono voli diretti dal tuo paese, sono vietati. Poiché ora l’unico volo diretto dall’Italia alla Cina è sospeso, ho dovuto fare scalo ad Amsterdam”.

E Lì Spongia è stato sottoposto ad un secondo screening, per cui prelievo del sangue e tampone, ha ricaricato i dati sul portale ed è potuto ripartire. Una volta arrivato in Cina lo attendeva la quarantena, misura che la Repubblica Popolare ha attivato dall’inizio della pandemia.

“All’arrivo in aeroporto rimani sigillato all’interno e ti rifanno il tampone – spiega Spongia -. Poi ti caricano su dei pullman ( con 12 gradi di temperatura…. Pensavo di essere uno scampo durante l’abbattitura) per destinazione “hotel ignoto“ dove devi rimanere chiuso sigillato in camera per due settimane. Il cibo lo ordini con app in cinese. Vietato ordinare take away. Nessun cambio di biancheria per tutto il tempo. Il cibo te lo mettono su una sedia fuori dalla porta. Le immondizie vengono trattate come negli ospedali. Nei corridoi passano a disinfettare continuamente”.

E la permanenza, obbligatoria, negli hotel è a carico degli ospiti? “Sì certamente, non si tratta di hotel internazionali, il governo sceglie in autonomia su quale hotel portarti...tu non sai niente fino all'arrivo. Puoi scegliere tra le diverse categorie di stanze, se ci sono e se sono disponibili. I costi variano da 4900 CNY (630 Euro ) a 9786 CNY (1250 Euro ) a settimana.

Nelle stanze ci devi obbligatoriamente stare da solo (deroghe solo per minori di 14 anni, marito e moglie, ultra 70 e portatori di handicap). Il cibo si ordina su WeChat, una app in cui è tutto scritto in cinese, e ovviamente anche questo è a carico dell’ospite, vengono a prendere la temperatura due volte al giorno e poi vieni sottoposto nel periodo ad un doppio tampone”.

Prigionieri dunque ma non chiusi a chiave come avverrebbe nel caso di un ospite positivo, in quel caso sarebbe condotto in una struttura protetta e chiuso nella stanza con doppia mandata.

“Sì forse è un po’ anche una questione psicologica, se sai che non devi uscire non esci. In hotel non siamo chiusi a chiave ma nella reception c’è la polizia, non posso comunque andarmene. Sono gentili, educati, ma rigorosi e loro così hanno sconfitto la pandemia. Siamo capaci noi di una simile organizzazioni e di questi sacrifici?”.