«Io, che facevo le scarpe di Roberto Baggio per proteggere i piedi d’oro del Divin Codino»

Manuele Martignago, per anni il "calzolaio personale" di Roberto Baggio

Parla Manuele Martignago, storico ex dipendente Diadora: le visite “sartoriali” a Caldogno, i talloni rinforzati contro le botte e poi l’invenzione dei primi scarpini da calcio colorati

CAERANO DI SAN MARCO. È uno po’ come mettere il genio nella lampada. Manuele Martignago è l’uomo che faceva le scarpe a Roberto Baggio. Detta così, la prosa di cuoio e grasso stravince sulla poesia di ciò che poi si accendeva in campo, brillava di luce propria. «Le esigenze che aveva abbiamo sempre cercato di assecondarle nel migliore di modi. Prendeva un sacco di botte, aveva problemi ai talloni, calcificazioni, borsiti. Io cercavo di fargli le scarpe che potessero farlo star meglio ed esprimersi in campo come sapeva».

Martignago è un dipendente storico della Diadora, l’azienda trevigiana di Caerano che ha accompagnato Roberto Baggio per tutta la sua carriera. Ora, in occasione dell’uscita del film “Il Divin Codino”, la Diadora di Enrico Moretti Polegato ci ha aperto le sue porte e ci ha fatto parlare con un uomo che, per gli amanti del calcio, è stato il custode di uno dei capolavori di quella storia dell’arte popolare chiamata pallone: i piedi di Roberto Baggio.

Io che facevo le scarpe di Roberto Baggio

«Andavo spesso anche a casa sua, a Caldogno, per fargli le scarpe secondo le sue esigenze», racconta Martignago, «Oppure veniva lui in azienda. Una persona sempre disponibile, con tutti: con noi lavoratori, con chi gli chiedeva un autografo, tutti». Un talento fragile, che avete protetto. «Dovevamo assecondarlo il più possibile nelle sue esigenze con rinforzi in cuoio e imbottiture, per esempio».

Martignago è un uomo di poche parole, e l’emozione dei ricordi sembra stringere la strada anche a quelle. Entrato in Diadora nel 1981, ha fatto tutta la trafila da operaio a modellista lavorando e frequentando i corsi serali alla scuola di Strà. Facendo un giro nel museo aziendale di Diadora, si apre e si illumina. «Queste sono le scarpe con la cavigliera alta che avevamo fatto per Marco van Basten, anche lui fragilissimo, aveva problemi alle caviglie e dovevamo proteggerle. Le ha usate anche Marco Branca». Con trent’anni di anticipo, sembrano le Nike o Adidas a “calzino” che si vedono oggi in tutti i campi del mondo.

Altra “stazione”, in queste teche illuminate di storia, e altro campione: Francesco Totti. «Una volta aveva un problema con una scarpa, sono dovuto partire il sabato mattina da Treviso per Trigoria a sistemargliela prima della partita del giorno dopo», racconta ancora Martignago. «Poi, prima del mondiale 2006 e dopo il terribile infortunio con la frattura alla gamba, gli abbiamo fatto anche i parastinchi in carbonio su misura».

Ennesimo aneddoto, che racconta ancora la capacità di Diadora di guardare avanti: quando le scarpe erano solo e rigorosamente nere, è stata l’azienda di Caerano a lanciare quelle colorate. «I Danieli, allora proprietari dell’azienda, mi avevano messo al CRD, Centro ricerche Diadora appena creato. Con un collega, lì, un giorno nel 1993 abbiamo pensato di provare a utilizzare materiali colorati rimasti in magazzino, che si usavano per scarpe da ciclismo o da mountain bike, colorate. Quasi di nascosto ne abbiamo fatte sei paia, e le abbiamo messe su un tavolo. Quando le ha viste Diego Danieli, ha fatto una faccia strana, non si capiva se soddisfatta o no. Il mattino dopo, quelle scarpe non c’erano più».

Nel museo Diadora

Il mistero è durato poco. «È arrivato lo stesso Diego – racconta Martignago – e ci ha detto: so io dove sono finite. Sono sul tavolo di Marzio Brombal, l’amministratore delegato. Così è nata la scarpa colorata, che abbiamo portato a Usa ‘94 di colore azzurro, visto che eravamo anche sponsor della nazionale, ai piedi di Roberto Baggio, Dino Baggio e Beppe Signori. Ma anche per il Belgio, altra nostra squadra, rosse, ai piedi di Vincenzo Scifo».

A dare una spinta ulteriore fu Bobo Vieri, che le volle giallo fluo. A vedere un match di oggi, trovare scarpe nere è quasi una rarità. «Beh, un po’ stanno tornando, per provare a distinguersi fra tutte quelle colorate. Corsi e ricorsi della storia». E qui dentro la storia è passata eccome.