Una smart city dalla savana, ICM costruisce la nuova Africa

Mega commessa da 391 milioni di dollari in Kenia per l’ex Maltauro, che in Libia aveva iniziato la sua internazionalizzazione negli anni Settanta

VICENZA. L’Africa è quanto Montecchio Maggiore dentro la storia della vicentina ICM, che negli anni ‘70, ancora quando si chiamava Costruzioni Maltauro, portava a casa un contratto da 133 milioni di dollari dell’epoca con il governo libico del colonnello Gheddafi per realizzare un intero villaggio residenziale attorno a un complesso destinato alla lavorazione del tabacco.

Fu il primo passo di uno sviluppo sui mercati esteri attualmente posizionatosi per il brand sul 50% del proprio business, sostanzialmente alla pari con quanto frutta il mercato italiano, dove uno dei cantieri oggi più significativi riguarda il casello autostradale di Montecchio Maggiore, snodo di collegamento, in provincia di Vicenza, fra il traffico della Milano-Venezia e quello della neonata Pedemontana Veneta.

La stazione Chiaia della metropolitana di Napoli

Quello della Libia diventa un precedente da ricordare mentre questo gruppo leader del settore costruzioni, dal 2016 denominato ICM, varca con i suoi 1.700 dipendenti la soglia dei 100 anni di storia. E lo fa brindando a un fatturato 2020 di 363 milioni sostanzialmente uguale a quello del 2019, nonostante i blocchi e le limitazioni ovunque diffuse da un anno di pandemia.

Una smart city dalla savana, ICM costruisce la nuova Africa

A quasi mezzo secolo da quel business libico, se si cerca un segno di concreta ripresa nel pianeta colpito dal covid, ICM ci porta nuovamente in Africa. Ma stavolta si scende ancora più a sud, in un Kenya determinato a partecipare da protagonista, e non da comparsa, alla digitalizzazione globale attraverso il progetto “Konza”, città intelligente per 200 mila abitanti che sta nascendo dal nulla a settanta chilometri dalla capitale Nairobi. E’ in questo angolo di savana che ICM sta provvedendo all’urbanizzazione dei primi 170 ettari di una Smart City da dotare di strade, parchi, acquedotti, impianti di smaltimento rifiuti, infrastrutture. Il totale è una commessa da 391 milioni di dollari.

“Per giungere a questo risultato – racconta Gianfranco Simonetto, classe 1955, Presidente di ICM fresco di riconferma da parte dell’assemblea dei soci – abbiamo supportato il governo keniota attivando una linea di credito che fa capo a un pool di banche capitanate da Unicredit e garantite da una società finanziaria come Sace”. Con queste parole Simonetto chiarisce come nel 2021 “costruire” non sia solo questione di calce, mattoni, legno e quant’altro permette la realizzazione di un progetto. Perché occorre nel contempo “edificare” virtuosi sistemi di relazioni e alleanze attraverso cui realizzare nei minimi dettagli progetti resi ancora più imponenti, articolati e costosi da standard di sostenibilità a cui non è possibile sottrarsi.

Ecco allora che la trevigiana Maeg, con i suoi manufatti d’acciaio, diventa la partner assieme a cui fare squadra vincente per aggiudicarsi la commessa da 140 milioni di euro finalizzata al nuovo ponte sospeso da realizzare nella città austriaca di Linz, sopra le acque del Danubio. D’altra parte, la Mitteleuropa fa parte quanto l’Africa della storia di ICM, le cui maestranze sono al lavoro in Slovacchia, per l’ammodernamento della linea ferroviaria che collega il Paese con la Repubblica Ceca. “E’ dallo scorso decennio che l’estero è diventato sempre più importante nelle nostre attività – spiega il Presidente Simonetto – a fronte di un’Italia dove, a causa delle note lentezze burocratiche e procedurali, il volume d’affari dell’intero comparto delle costruzioni è crollato di un terzo negli ultimi dodici anni, con una perdita secca di 40 miliardi di euro”.

La Basilica Palladiana di Vicenza

Alla faccia di lacciuoli e lentezze del sistema Paese, ICM continua ad avviare e gestire cantieri nel proprio territorio, come ad esempio quello che, operando nottetempo, ha consentito il recente ampliamento dell’aeroporto di Venezia. “Con la speranza – precisa Simonetto – che i finanziamenti attivati dal Piano Nazionale di Ripresa ci possano riportare a un 70, 80% di attività svolte in Italia, come succede in patria per i nostri competitor francesi e austriaci”.

Nel frattempo ICM fa la sua parte nella costruzione di nuovi mondi, fisici e culturali. Lo rammenta  la posa della prima pietra di “Science Gateway”, progetto a cui ICM partecipa assieme alla Cimolai di Pordenone. Si tratta della casa della scienza aperta al pubblico che, dedicata alla memoria del manager Sergio Marchionne, l’architetto Renzo Piano ha progettato in seno al CERN, sede europea degli studi di fisica nucleare.

Restando in argomento, le nuove frontiere della quantistica, esplorate dall’italiana Chiara Marletto e già finite sui giornali di tutto il mondo, postulano la figura di un Grande Costruttore attorno a cui ricondurre tutto ciò che è possibile e tutto ciò che non è possibile.

Da cento anni progettisti, manager e operai di ICM sperimentano ogni giorno, e “sul campo”, questa fondamentale differenza. In Africa, come a Montecchio Maggiore.