La multinazionale Abb delocalizza in Bulgaria, chiude lo stabilimento di Marostica: 100 persone senza lavoro

La casa madre, un gruppo multinazionale da 26 miliardi di dollari di fatturato, ha deciso di trasferire la produzione in Bulgaria. A nulla sono servite le manifestazioni di interesse per rilevare il sito e salvare i posti di lavoro. I dipendenti hanno tempo fino a marzo 2022 per trovarsi una alternativa

VICENZA. Ci ha provato Giuseppe Zanetti, commercialista vicentino di 68 anni, a reperire le risorse con cui salvare dalla chiusura la ABB che dall’inizio del secolo impiega a Marostica un centinaio di lavoratori nella produzione di canaline per le ricariche delle auto elettriche. Settore in piena crescita, la nuova mobilità, anche se è un elemento che in questa vicenda è stato finora considerato secondario. Tanto è vero che il primo luglio il dottor Zanetti ha dovuto incassare il no alla sua offerta opposto dalla casa madre, la multinazionale svizzero-svedese del settore elettrotecnico, una ABB da oltre 26 miliardi di dollari fatturati nel 2020, comprensivi di 5 miliardi di utili.

A questi ultimi ha concorso anche lo stabilimento di Marostica, ma in una misura ritenuta evidentemente non funzionale a un certo modello di sviluppo. Di conseguenza, la situazione rimane in stallo: da una parte il gruppo che conferma per il marzo del 2022 la chiusura della fabbrica vicentina annunciata lo scorso anno, con trasferimento dell’attività alla Bulgaria; dall’altra i lavoratori che, dopo il presidio svoltosi il 29 giugno con folta e trasversale partecipazione di sindaci e parlamentari, rimangono in agitazione permanente, proclamando anche per oggi 2 luglio quattro ore di un pacchetto di scioperi a singhiozzo. Secondo il comunicato diffuso da Fiom Cgil, la serrata è estesa per solidarietà a tutti i diciannove stabilimenti italiani gestiti dalla multinazionale scandinava.

“ABB, tramite il suo Advisor, questa mattina (ieri per chi legge, ndr) ha chiuso la porta a qualsiasi trattativa” ci ha scritto via mail Giuseppe Zanetti. E ha aggiunto: “Mi dispiace per l’epilogo ma, a ben vedere, fin dall’inizio della trattativa, la prosecuzione dell’attività dello stabilimento non è mai stata un’opzione”. Sempre via mail, alla nostra successiva domanda, posta per sapere quale offerta ABB abbia concretamente rigettato, il commercialista ha risposto: “Purtroppo non posso essere d’aiuto, perché il contenuto delle trattative è protetto da un accordo di non divulgazione”. Quest’ultimo accordo chiama in causa i partner che Zanetti aveva coinvolto nell’operazione di salvataggio, avendo come riferimento anche Veneto Sviluppo, la finanziaria della Regione.

Quanto ad ABB, la cui sede italiana si trova a Sesto San Giovanni - hinterland di Milano - tramite il suo ufficio comunicazione fa sapere che, secondo prassi aziendale, non rilascia dichiarazioni di alcun genere durante una vertenza in pieno corso. Non possiamo quindi arguire quanto ABB Italia abbia giudicato congrua o incongrua l’offerta presentata da Zanetti, ma di certo non si trattava di “bruscolini”. Questa tesi si regge su solidi argomenti. Innanzitutto, lo studio del commercialista – a Vicenza, in galleria del Pozzo Rosso - è la sede di Brenta PCM, gruppo del settore automotive specializzato in componenti per fari, con stabilimento a Colceresa, ovvero a dieci chilometri dalla ABB di Marostica: stesso territorio e produzioni compatibili sono concrete premesse per un’alleanza aziendale, se non per una vera e propria fusione.

Inoltre, si tratta dello stesso Giuseppe Zanetti che, fra il 2015 e il 2018 ha brillantemente guidato da presidente l’internazionalizzazione del gruppo Fiamm, brand leader delle batterie per auto, la cui maggioranza azionaria è oggi in mano alla giapponese Showa Denko. Per la ABB di Marostica si profila invece un futuro più duro, come preso atto da Laura Scalzo, segretaria provinciale di Filctem Cgil assieme ai colleghi Tiziano Cortese di Uiltec e Daniele Zambon di Femca Cisl.

“E’ una situazione che grida vendetta – dichiara Laura Scalzo – soprattutto alla luce degli alti livelli di produttività sempre garantiti dalla ABB di Marostica, azienda che si aggiudicava puntualmente le commissioni di bandi pubblici come quelli lanciati dall’Enel, oppure relativi a industria 4.0”. “Evidentemente – conclude Laura Scalzo – si preferisce risparmiare delocalizzando all’estero, piuttosto che investire con nuovi progetti sulla professionalità dimostrata in vent’anni da questi lavoratori”.

Su tutto ciò si conta di confrontarsi presto al Mise, il ministero dello sviluppo economico, mentre il prefetto di Vicenza riceverà a breve la lettera inviatagli dai cento dipendenti di ABB, attualmente “condannati” a perdere il proprio lavoro. In questa lotta contro il tempo potrebbero anche scrivere a Giuseppe Zanetti il quale possiede la principale risorsa richiesta in congiunture del genere: idee.