In evidenza
Sezioni
Quotidiani GNN

Nice Footwear crede nella svolta e punta al lusso con l’acquisizione di calzaturificio Favaro

Dieci anni di storia, e una mission, basata su ineffabili intrecci fra strategie matematiche, grafica 3D e ricette degli antenati, ha fatto la fortuna di Nice Footwear, azienda vicentina giunta a fatturati attorno ai venti milioni interagendo con una quindicina di brand-leader dell’universo sport-fashion fra cui Conte of Florence, Avirex, Fred Mello, Ellesse

Stefano Ferrio
3 minuti di lettura

Angelo Sinico, CFO, Bruno Conterno, CEO, Francesco Torresan, COO & Head of Product, Alessandro Perletti, Brand Manager di Nice Footwear

 

VICENZA. Nuovi calzolai crescono, acquisiscono la licenza d’uso di noti marchi, creano mercato e, per spiegare tutto ciò, si affidano a frasi come: “Algoritmi sì, ma anche una cosa tipo l’intramontabile ricetta della nonna che, se gliela spiego, poi lei giustamente la pubblica e qui la prendiamo malissimo, perché in giro non vedono l’ora di copiare le nostre scarpe sempre in anticipo sui tempi”.

Così scherza Francesco Torresan, 46 anni, trevigiano di Montebelluna, stilista-calzolaio con mansioni da direttore operativo in seno alla vicentina Nice Footwear, nel cui board campeggia assieme al ceo Bruno Conterno, al direttore amministrativo Angelo Sinico e a quello commerciale Alessandro Perletti.

Sull’eco di quanto detto da Torresan, la fresca acquisizione della Manifattura Calzaturiera Favaro, lussuosa griffe della Riviera del Brenta, proprio da parte di Nice Footwear, è fatta apposta per rammentare una separazione che ancora resiste, seppur soggetta a mutazioni in divenire.

Un distinguo dove da una parte si profila chi continua a fabbricare scarpe, per poi venderle. E dall’altra chi oggi innanzitutto le progetta, addirittura le “profetizza”, annunciando la loro comparsa nelle vetrine dei negozi anche con anni di anticipo, così da poter consigliare come disegnarle, produrle, prezzarle. Questione di algoritmi e di rendering, ma anche di fiuto educato annusando odori di lucidi e colle nei vissuti bugigattoli dei calzolai. 

In dieci anni di storia, questa seconda mission, basata su ineffabili intrecci fra strategie matematiche, grafica 3D e ricette degli antenati, ha fatto la fortuna di Nice Footwear, azienda vicentina giunta a fatturati attorno ai venti milioni interagendo con una quindicina di brand-leader dell’universo sport-fashion fra cui Conte of Florence, Avirex, Fred Mello, Ellesse. Tutti marchi di cui Nice Footwear ha ottenuto licenza d’uso, riservando a se stessa la proprietà piena di Kronos.

Sono questi i clienti-partner per cui Nice Footwear, sulla base di report annuali consultati come bibbie e battezzati Trend Book, traduce quelle che ancora sono pure tendenze nelle linee ispirate al migliore Made in Italy, andando poi a produrle in Estremo Oriente. Si definisce così una “profetica” filiera da riferire a una struttura cresciuta fino a venticinque dipendenti che, compresi dodici designer e cinque brooker, si dividono fra studio di progettazione nell’hinterland di Vicenza con forte vocazione alla ricerca e sviluppo, e showroom al numero 18 di via Montenapoleone, Milano (oltre che a Hong Kong). Quanto basta per garantire la produzione annua di due milioni di paia di scarpe suddivise fra 2mila500 articoli, con il 50% destinato ai magazzini dei partner e l’altro 50 a vendita diretta.

Proprio la presenza del brand vicentino nella strada simbolo delle sfilate milanesi poteva far presagire la discesa in campo del marchio Nice Footwear anche nel segmento “luxury”, ora avveratasi con l’inclusione in portfolio del calzaturificio Favaro, che con fabbrica a Fossò, provincia di Venezia, da mezzo secolo fornisce l’alto artigianato spiccatamente “fashion” delle proprie scarpe femminili alle più rinomate case di moda.

“Ammetto che i nostri stessi clienti partner – rivela Torresan - caldeggiavano da tempo questa scelta, indispensabile per poter operare a tutto campo in un settore trainante dell’abbigliamento come è il calzaturiero. L’abbiamo sempre rimandata in attesa di un’occasione, che alla fine è arrivata nel miglior modo possibile”.

“Parliamo infatti – continua lo stilista di Nice Footwear – di una tipica azienda familiare del Nordest giunta a fatturare fra i due e i tre milioni di euro, ovvero il massimo a cui, con quelle dimensioni, potevano aspirare. Per crescere ancora, l’unica soluzione era trovare un’organizzazione più forte e una visione più ampia, come quelle che il nostro brand sa garantire”.  

Ciò significa che d’ora in avanti l’azienda lanciata da Floriano Favaro nell’eccellenza del Made in Italy potrà continuare a progettare le proprie calzature per le più altolocate “Maison” del lusso ottimizzando i valori aggiunti che Nice Footwear garantisce in fatto di tecnologia e di marketing. In fondo, quello di condividere il mestiere con grandi artigiani era traguardo a cui aspirava da sempre lo stesso Francesco Torresan che, per presentarsi, ama la semplice definizione di “calzolaio”, evocando in questo modo l’iniziale e formativa gavetta esperita all’interno di un’azienda leader dell’abbigliamento sportivo come Lotto.

L’incontro decisivo con un imprenditore come Bruno Conterno ha capitalizzato questa formazione nella nascita di Nice Footwear, per la cui visione d’assieme Torresan consiglia un insieme di silos. “Ognuno dei quali porta un marchio, con  la sua storia passata e i suoi obbiettivi futuri” aggiunge il calzolaio del XXI secolo. Per poi concludere: “Ma ogni silos avrà poi bisogno di manutenzione e competenze specifiche, e ciò spiega quello che considero uno dei più grandi successi di Nice Footwear: avere creato, in breve tempo, nuovi posti di lavoro qualificato”. Che è poi, notoriamente, l’unico futuro possibile del Made in Italy.

I commenti dei lettori