La calda estate di Mediobanca-Generali, da Caltagirone a Del Vecchio: il fronte che preme sul Leone

Da Trieste a Piazzetta Cuccia il tratto è breve, Alberto Nagel ad di Mediobanca si trova ora un fronte di soci privati, che conta oltre al re degli occhiali Del Vecchio con il 19%, il costruttore romano Caltagirone con il 5% ed alla quota di Edizione-Benetton (il 2 per cento in Mediobanca e il 4 per cento in Generali) e potrebbe premere per un cambio di strategia sul Leone con la finalità, da investitori finanziari di lungo periodo, di vedere meglio valorizzato il proprio investimento

È come nel risiko. Un primo test ci sarà con l’approvazione dei conti di Generali (Generali Italia, principale compagnia del gruppo ha sede a Mogliano Veneto), il cda è convocato per il 2 agosto. I fari sono puntati sul cantiere per la governance del Leone, lo statuto prevedrebbe la possibilità dell’adozione della lista del cda per il rinnovo del consiglio (dove gli uscenti potrebbero scegliere i successori come avvenuto per Mediobanca). Possibilità prevista dallo statuto che però va portato sul tavolo dal presidente Gabriele Galateri di Genola.

Ma di fatto il cantiere per il rinnovo degli organi sociali di Trieste e sulla strategia che si delineerà quindi nel futuro della compagnia è ufficialmente aperto. Francesco Gaetano Caltagirone ha in mano il 2,8 per cento del capitale di Mediobanca, primo azionista del Leone, e entro settembre, il 17 per la precisione, quando va in scadenza l’ultima put su Piazzetta Cuccia, diverrà socio con il 5 per cento (e lo è già con il 5,6 per cento del Leone). Leonardo Del Vecchio è socio di Mediobanca con il 19 per cento e di Generali con il 4,8%. Entrambi hanno manifestato un certo disappunto in alcune decisioni prese (o non prese) dall’attuale gestione targata Philippe Donnet. Nessuno strappo sia inteso, ma il pressing sul rinnovo dei vertici c’è ed è palese.

Da Trieste a Piazzetta Cuccia, come si sa, il tratto è breve, Alberto Nagel ad di Mediobanca si trova ora un fronte di soci privati, che, conta oltre al re degli occhiali, il costruttore romano ed la quota di Edizione (il 2 per cento in Mediobanca e il 4 per cento in Generali), potrebbe premere per un cambio di strategia sul Leone con la finalità, da investitori finanziari di lungo periodo, di vedere meglio valorizzato il proprio investimento. E tutto a cominciare proprio dalla governance.

Delfin di Del Vecchio non ha rappresentati nel consiglio di Piazzetta Cuccia, come non li hanno Benetton, ma Nagel e il suo attuale board certo non possono snobbare il fatto che ci sia circa un 27 per cento del capitale che può formare un pacchetto di blocco. Non una minoranza contro a prescindere, ma che potrebbe scegliere, di volta in volta, anche di convergere, visto che non esiste al momento un patto di sindacato su quel pezzo di capitale. Va ricordato, infatti, che per le operazioni straordinarie serve il 67 per cento del capitale. Inoltre, va notato, che già dalle parti di Delfin si era informalmente fatto capire che l’attuale cda di Mediobanca non è più rappresentativo, visto che ci sono membri che rappresentano azionisti usciti come Bolloré e Fininvest.

Nelle prossime settimane alcune tessere si muoveranno, come ricordava anche Il Giornale, il 29 è in calendario il cda di Mediobanca sui conti, un occasione di confronto, volente o nolente, con i due grandi soci Del Vecchio e Caltagirone. E il giorno successivo sono attesi gli stress test, il cui esito peserà sui movimenti in corso nel sistema bancario italiano, a cominciare dal destino per Mps. Il dossier delle fusioni è caldissimo, a iniziare da UniCredit, banca vicina sia a Del Vecchio che a Caltagirone.