Nonino la miglior distilleria del mondo, dai premi internazionali all’Eliseo con Macron

Il sociologo francese Edgar Morin, alla festa per i suoi 100 anni, celebrata appena poche settimane fa all’Eliseo, ha voluto con sé, come ambasciatori della cultura italiana, proprio i Nonino. «L’abbiamo premiato noi nel 2004 come Maestro del nostro tempo, l’anno dopo è entrato in giuria» ricorda Giannola, che ha aggiunto all’album di famiglia una foto in cui posa tra Morin e il presidente francese Emmanuel Macron

UDINE. Se c’è un’azienda che quest’anno brilla nonostante la pandemia è Nonino. «Teniamo bene» azzarda la padrona di casa Giannola Nonino abbandonando per un attimo l’esuberanza che la contraddistingue. Lo dice a mezza voce, quasi timorosa.

«In questo momento in cui tante attività stanno ancora arrancando per colpa del virus mi pare indelicato festeggiare». Eppure di motivi per alzare il bicchiere più in alto del solito, a Percoto, sede dell’azienda di distillazione fin dal lontano 1897, ce ne sono tanti. Il mondo dei premi internazionali quest’anno più che mai ha puntato gli occhi su Nonino inondando l’azienda di riconoscimenti.

Gli ultimi due in ordine di tempo sono l’Aperitivo dell’anno 2021 che il Meininger’s International Spirits Award ha assegnato all'aperitivo Nonino BotanicalDrink e il Chairman’s trophy per l’Amaro Nonino Quintessentia, primo nella categoria Amari alla Ultimate Spirit Challenge 2021.

Impossibile andare più in alto. Specie dopo il riconoscimento messo in cassaforte nel 2019 quando l’azienda di Percoto è stata “promossa“ Miglior distilleria del mondo, un titolo ricevuto a San Francisco nel gennaio 2020, alla vigilia dell’esplosione pandemica.

Non bastasse cotanto Palmares, ci sono i dati di bilancio a dar ragione ai Nonino. Nel 2020 il fatturato ha chiuso a un soffio dai 13milioni di euro, con una quota export salda al 50% e ben 81 Paesi raggiunti, compresa Cuba, patria del rum, ultimo in ordine di tempo. Un cammeo che si affianca ai mercati storici: Germania, Svizzera, Austria, Nord America e ancora Russia, dove in primavera è stato aperto il primo secret bar del marchio di Percoto.

«L’estero sta andando bene - fa sapere Antonella Nonino -, abbiamo avuto un inizio d’anno entusiasmante, sia per le grappe, che per gli aperitivi, apprezzati ormai a livello internazionale».  Un’azienda globale, Nonino, che resta però saldamente nelle mani della famiglia che l’ha fondata e fatta crescere, riuscendo nell’impresa più difficile di tutte: dar gambe al passaggio generazionale.

Altra sfida vinta dalla regina della grappa Giannola e dal marito Benito, che hanno ceduto le redini dell’impresa alle tre figlie Antonella, Cristina ed Elisabetta e alla nipote Francesca. Quattro donne che dai genitori (e nonni) hanno ereditato grinta, intraprendenza e sì, diciamolo pure, anche quella bellezza e quel savoir faire che bucano le copertine e incantano addetti ai lavori e non.

©2019 Marc Fiorito - Gamma Nine Photography

Con loro l’azienda si affermata nel settore della mixologia, un mondo nel quale i Nonino hanno aperto la strada ormai vent’anni fa, anche grazie alla collaborazione con alcuni dei più grandi bartender del mondo. Uno per tutti: Sam Ross che ha usato l’Amaro Nonino per il suo celebrato cocktail Paper Plane.

«I risultati che abbiamo messo a segno in questi ultimi due, tre anni arrivano in un momento in cui la gestione aziendale è in mano a noi figlie. Ce l’abbiamo fatta» dichiara Cristina, che in azienda si occupa del mercato interno, mentre Antonella è responsabile di quello tedesco, austriaco, della comunicazione istituzionale e del premio Nonino, Elisabetta è amministratore delegato e tra l’altro segue le piazze americana, russa e canadese, aiutata dalla new entry Francesca (figlia di Cristina) che è l’anima della comunicazione web e digitale, un settore dove non ci ha messo molto a dire la sua, diventando in men che non si dica Influencer su Linkedin. Buon sangue non mente.

Quello stesso sangue che Percoto affonda le radici indietro nel tempo fino al 1987 e che negli anni ’70 spinge Giannola e Benito a rivoluzionare la grappa, facendola diventare “da Cenerentola a Regina del mercato“ per dirla con l’autorevole LSE Business Review. Marito e moglie iniziano a distillare le vinacce separate di un singolo vitigno per esaltarne le caratteristiche.

Nasce così la Prima Grappa Monovitigno: una nuova pagina nella storia della distillazione. Nel 1975, per salvare gli  antichi vitigni autoctoni friulani in via di estinzione, la coppia istituisce il Premio Nonino-“Risit d’âur” - barbatella d’oro, «nato - ricorda Giannola - per sottolineare la permanente attualità della civiltà contadina, intesa come rispetto della terra, dell’ecosistema, della biodiversità, dell’uomo, degli usi e costumi del nostro Paese, pensando alle future generazioni, come diceva Ermanno Olmi».

In palio: un  Milione di lire a favore del migliore impianto di uno o più di questi vitigni. Su tutti lo Schioppettino. Nel 1977 il premio si arricchisce della sezione letteraria con la presidenza di Mario Soldati, nel 1983 quella internazionale, che anticiperà ben 5 premi Nobel. Dopo due anni di assenza, il Nonino si prepara a tornare. La data è fissata al 29 gennaio 2022.

«Speriamo, speriamo, speriamo“ dice Giannola che non vede l’ora di poterlo celebrare di nuovo. «Ma in presenza, perché il nostro premio deve essere fatto così, non può prescindere dall’empatia che si crea tra le persone, in mezzo agli alambicchi, con personaggi incredibili».

Uno per tutti? Il sociologo francese Edgar Morin, che alla festa per i suoi 100 anni, celebrata appena poche settimane fa all’Eliseo, ha voluto con sé, come ambasciatori della cultura italiana, proprio i Nonino.

«L’abbiamo premiato noi nel 2004 come Maestro del nostro tempo, l’anno dopo è entrato in giuria» ricorda Giannola, che di rientro dalla Ville Lumière ha aggiunto all’album di famiglia una foto in cui posa tra Morin e il presidente francese Emmanuel Macron, sperando di poter scattare la prossima a Percoto, al suo premio, ancora una volta circondata dall’intellighenzia internazionale che lei e Benito hanno saputo “piegare“ alla causa dei vitigni autoctoni e della miglior distillazione.