Safilo rivede l’utile nel primo semestre. «L’aumento di capitale è a supporto della strategia di crescita e acquisizioni»

Angelo Trocchia

Parla l’ad Trocchia: «La ricapitalizzazione da 135 milioni serve anche per essere pronti in un mercato in trasformazione». Mentre sul fronte del controllo costi il piano esuberi procede, a Longarone sono già usciti volontariamente 232 addetti sui 400 previsti, a Padova 25 su 50 richieste. Se non si arriverà a completare il piano previsto a marzo 2022 scade la cig e potrebbe partire la mobilità

PADOVA. «L’aumento di capitale del 2018 serviva a sostenere un’azienda in difficoltà, questo serve invece per supportare due acquisizioni fatte per crescere».

Angelo Trocchia, ad di Safilo, non vuole confrontare la ricapitalizzazione da 135 milioni approvata la settimana scorsa dai soci con quella del 2018 fatta per salvare l’azienda e permetterle di chiudere l’accordo con le banche. Lo dice a margine della conferenza a commento dei dati sul semestre, che ha visto il ritorno all’utile (2 milioni di euro) per il gruppo padovano e segna ricavi praticamente raddoppiati rispetto al secondo trimestre del 2020 a 259 milioni (oltre 510 milioni di ricavi nel semestre).

«Siamo molto soddisfatti che il secondo trimestre abbia continuato a registrare le solide performance di vendita e redditività messe a segno nei primi tre mesi dell’anno, consentendoci di chiudere con un significativo rimbalzo del business rispetto all’anno precedente e ben sopra i livelli raggiunti nel primo semestre 2019, con vendite in crescita del 7,7% a cambi costanti e Ebitda adjusted in aumento del 20,5%» spiega Trocchia.

Una crescita progressiva innescata a partire dal secondo semestre 2020 che ha permesso al gruppo di recuperare il terreno perso. «Questa continuità- spiega Trocchia – ci dice che stiamo andando nella direzione giusta».

Con le acquisizioni messe a segno nel 2020 Blenders e Privé Revaux (quelle per cui l’azionista Hal ha elargito il prestito da 90 milioni che ora si intende rimborsare con l’aumento di capitale) i recenti rinnovi e le nuove licenze acquistate, tra cui Carolina Herrera che entrerà formalmente nel 2022, la Safilo targata Trocchia è un gruppo molto diverso dal passato.

«Con l’uscita di Dior avevamo detto che dovevamo ribilanciare il portafoglio e lo abbiamo fatto in maniera quasi completa. Come pure l’apporto che sta dando il digitale, l’ecommerce pesava il 4 per cento dei ricavi nel primo semestre 2019 siamo ormai al 14 per cento. Infine le geografia, con i brand che abbiamo stiamo sfruttando al meglio il Nord America che è anche il primo per l’eyewear».

Paradossalmente anche l’Asia sta andando bene, nonostante praticamente tutti i paesi siano in lockdown, idem per l’Australia e i mercati emergenti. «In Europa soffriamo ancora un po’, la ripresa è più lenta di quello che ci si poteva aspettare. Ma le cose che stiamo facendo credo siano corrette e questa è la considerazione più importante» prosegue Trocchia.

Nel mezzo c’è la questione della ricapitalizzazione da 135 milioni, che il mercato ha accolto non benissimo. «Il fatto che Hal sia disponibile a sottoscrivere anche l’inoptato credo sia un atto di fiducia» spiega Trocchia. Il loan aveva un costo elevato, e «il mercato – dice Trocchia – si aspettava che lo rimborsassimo. Poi c’è anche una questione di filosofia, si poteva rimborsare con altro debito o con equity, si è scelta la seconda strada, che serve per lo sviluppo industriale non perché ci troviamo in una situazione critica». Il fatto che siano chieste risorse superiori alle necessità di copertura della linea da 90 milioni può essere preludio anche per altre acquisizioni.

Su questo Trocchia è moderato: «Non c’è niente di concreto sul tavolo ma siamo in un mercato in rapida trasformazione e vogliamo essere pronti». Safilo a fine giugno aveva una liquidità di circa 71 milioni, pagato il loan si ritroverà post aumento altri 45 milioni disponibili.

Mentre sul fronte del controllo costi il piano esuberi procede, a Longarone sono già usciti volontariamente 232 addetti, a Padova 25 su 50 richieste. Se non si arriverà a completare il piano previsto a marzo 2022 scade la cig e potrebbe partire la mobilità.