Astemi, sportivi e donne incinte, da oggi non devono più rinunciare alle bollicine: dall’Alto Adige arriva lo spumante senz’alcol

Si chiama “Steinbock Alcohol Free Sparkling” ed è il primo spumante d’Italia, a base di Riesling della Mosella, a non avere alcol. E’ stato lanciato da poco sul mercato nazionale 

TERMENO. Quella del vino senz’alcol è una tendenza in crescita. Nonostante le grandi polemiche sorte nel maggio scorso sulla normativa europea che voleva disciplinare la dealcolizzazione del vino, i produttori delle cantine non hanno perso tempo e hanno cercato di agire di conseguenza. Ovvero si sono adattati alla domanda cercando di intercettare i consumatori maggiormente interessati. E la fetta di mercato è abbondante.

L’idea infatti non dispiace ai produttori, perché permette di creare un prodotto valido e che può abbracciare diversi target, mantenendo gusto e aromi intatti.

L’ultimo studio “No-and Low-Alcohol Strategic Study 2021” pubblicato da IWSR (l’Istituto di ricerca e analisi sui consumi d’alcol) conferma la preferenza per la maggior parte dei mercati del mondo verso le bevande (vino, birra, liquori, mixology) no e low alcohol, ovvero con una bassissima gradazione alcolica.

I dati stimano per i dieci paesi chiave presi in esame - tra cui l’Italia -, un incremento dei consumi fino al 31% entro il 2024. E anche in Alto Adige, patria di vini pregiati come il Pinot Grigio o il Gewürtztraminer, non si è perso tempo.

A farsi portavoce del cambiamento e scommettendo su questa innovazione vinicola è stata la storica cantina Hofstätter di Termeno, in Bassa Atesina, che ha prodotto lo “Steinbock Alcohol Free Sparkling”, il primo spumante d’Italia privo di alcol a base di Riesling che arriva dalla Mosella.

È stato lanciato da poco sul mercato italiano, nonostante sia già molto in voga all’estero. Una tendenza che l’eclettico e poliedrico viticoltore dell’omonima tenuta altoatesina (il primo italiano a spingersi e a investire acquistando vigneti lungo la Saar, in Germania) Martin Foradori Hofstätter ha voluto cavalcare sin da subito, guardando al futuro.

Martin Foradori Hofstätter

«L’idea è nata l’anno scorso quando mio figlio, studente di enologia, mi ha fatto assaggiare un vino dealcolizzato di un suo compagno di corso. Dopo il primo sorso mi sono convinto che questa potesse essere una strada interessante da intraprendere» spiega Hofstätter.

La produzione

E produrlo è più semplice di quel che sembra. La base di partenza infatti, è un vino classico che viene inserito all’interno di un macchinario di sottovuoto che, grazie ad una moderna tecnica, riduce la pressione atmosferica a circa 15 mbar, abbassando di conseguenza anche il punto di ebollizione dell’alcool da circa 78 °C a circa 25-30 °C. Con questo procedimento i delicati aromi vengono pressoché preservati, mentre l’alcol scema lentamente.

Alla fine del processo, si ottiene una bevanda con un contenuto alcolico inferiore a 0,25%. Il prodotto si presenta di un giallo paglierino con riflessi verdi. Le note emanate sono fragranti, aromatiche e succose di frutta a polpa bianca, fiori bianchi e agrumi. Il sapore è molto fresco, brioso, secco, vivace e decisamente leggero.

Il macchinario usato per la dealcolizzazione del vino 

A determinare la qualità del prodotto, secondo Hofstätter, è proprio l’uva da cui nasce e la tecnologia adottata: «Rispetto al passato oggi si sono fatti passi da gigante. I sentori e le caratteristiche del frutto rimangono praticamente inalterate – spiega il produttore -. Merito del processo che viene utilizzato ma anche dell’eleganza e della finezza della materia prima. Così come è accaduto per la birra, anche il mondo del vino deve guardare ai prodotti analcolici con standard di alto livello e, come si sa, a me piace essere all’avanguardia».

Una bevanda alternativa pensata in primis per gli astemi che può andare ad abbracciare una platea più vasta, dagli sportivi alle donne incinta che non intendono rinunciare al piacere di un brindisi in compagnia.

«Questo vino va bene anche per chi è a dieta. Un bicchiere di vino dealcolizzato contiene il 75% di calorie in meno rispetto ad un qualsiasi altro vino» puntualizza Hofstätter. E le vendite stanno andando molto meglio del previsto. Circa 20.000 bottiglie sono presenti sugli scaffali di tutto il mondo, soprattutto sul mercato britannico e statunitense.

L’azienda

Hofstätter è da sempre un’azienda vinicola a conduzione familiare che ha scritto la storia dell’Alto Adige. Fondata nel lontanissimo 1907 da Josef Hofstätter, si distingue in materia d’innovazione quando per prima intuisce le potenzialità del vendere il vino in bottiglia, anziché sfuso.

Martin Foradori Hofstätter ha iniziato a condurre l’azienda negli anni Novanta, traghettandola verso una nuova era fatta di modernità e nuovi locali e servizi. Nel 2014, Hofstätter acquisisce la storica azienda Dr. Fischer lungo la Mosella, con vigneti nelle migliori esposizioni della Saar. Oggi l’azienda comprende anche Maso Michei, una straordinaria tenuta di alta montagna situata in Trentino

Secondo i dati del 2019, Hofstätter produce 850mila bottiglie per un giro d'affari di circa 10 milioni di euro. Il 90% della produzione della cantina altoatesina viene venduto in Italia, mentre i mercati esteri più ricettivi sono rappresentati da Usa, Regno Unito, Giappone, Russia, Nord Europa.

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